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‘Bisogna arrivare a fare gol e serve arrivarci in più modi, anche con i centrocampisti occupando spazi dentro l'area. Si lavora tanto in verticale’. Con queste parole, Roberto D’Aversa, neo tecnico del Lecce, ha motivato i principi della sua idea tattica ai microfoni della Gazzetta dello Sport. E’ senza dubbio una dichiarazione d’intenti importante, soprattutto perché sconfessa – ma già se n’era abbondantemente parlato – la nomea che vorrebbe il coach pescarese come un ‘difensivista’.

E’ interessante prevedere, numeri alla mano, quale potrebbe essere la resa offensiva, sul campo, dei giallorossi sotto la sua ‘amministrazione’ e comprendere quanto sarà differente rispetto a quella espressa lo scorso anno dal suo predecessore, Marco Baroni, soprattutto per cercare di visualizzare nella mente ciò che ci aspetterà qualora gli sforzi e il lavoro dello staff tecnico saranno in grado di produrre un miglioramento, sul piano realizzativo, rispetto al recente passato. Tale comparazione è stata effettuata prendendo in esame i numeri del Parma 2019/2020 allenato da D’Aversa e quelli del Lecce 2022/2023 targato Baroni da due siti specializzati, come Sofascore e Understat

Bisogna però fare una doverosa premessa: le considerazioni statistiche che seguiranno dovranno essere soppesate al netto della cifra e della caratura tecnica di quella formazione emiliana, probabilmente superiore rispetto a quella dei giallorossi dello scorso anno.

Ebbene, il Lecce di Baroni ha realizzato 33 gol su 38 partite (0,9 marcature a partita); sono stati 21 gli assist offerti in totale, quindi si desume che 12 reti siano state realizzate su calci piazzati oppure su giocate individuali estemporanee; il Parma di D’Aversa, invece, mise a segno 56 reti in 38 partite (1,5 gol per incontro), con 38 assist totalizzati.

Sviscerando ancor di più le cifre, si scopre come il Lecce di Baroni abbia trovato la via del gol con 4 rigori, 26 conclusioni scaturite dall’area di rigore (di cui 23 nell’area generale – su 216 tiri - e 3 nell’area piccola su 24 conclusioni – ovviamente considerando i rigori), 5 con tiri scoccati da fuori area - su 179 tentativi - e 2 autoreti a favore; delle 31 reti messe effettivamente a segno dai calciatori giallorossi, 11 sono state realizzate con conclusioni di sinistro, 16 con tiri di destro e 4 di testa. In media, il Lecce si è prodotto in 1,2 grandi opportunità per match e ha mancato 0,7 chance chiare da rete; i giallorossi, inoltre, hanno viaggiato a 11 conclusioni – di media, a partita – verso la porta avversaria, delle quali 3 nello specchio, 4,9 terminate sul fondo e 3,1 bloccate dagli avversari; in più, sono stati 4,5 ad incontro i calci d’angolo battuti, 7 i legni colpiti e 20 i contropiedi che si sono conclusi con un tiro verso la porta ‘nemica’.

Il Parma di D’Aversa, invece, è andato a segno con 4 rigori, ben 49 tiri effettuati dall’interno dell’area avversaria (36 nell’area generale, su 243 tiri, e 13 nell’area piccola con 25 conclusioni), solo 4 con tiri effettuati da oltre i 16 metri (su 195 tiri) e 3 autogol a favore; sono state 21 le reti realizzate con il piede sinistro, 23 quelle col destro e 9 quelle di testa. In media, il Parma ha raggiunto la quota di 1,6 grandi opportunità per match e ha fallito 0,8 occasioni nitide per segnare; i gialloblu, poi, si sono espressi su una media di 12,2 conclusioni verso la porta avversaria, di cui 4,1 nello specchio, 5,4 terminate sul fondo e 2,7 stoppate dalla difesa avversaria; in aggiunta, sono stati 4,4 i corner battuti, di media, ad ogni incontro, ben 12 i pali e le traverse che hanno intercettato le conclusioni a rete e 43 i contropiedi efficaci.

Esaminando ancor di più le statistiche fin qui proposte, è interessante relazionare le manovre offensive offerte dalle due squadre con varie situazioni legate alle posizioni assunte in campo, al minuto di gioco, al modulo espresso, al punteggio del momento, all’area del campo da cui provengono le conclusioni a rete, alla velocità dell’azione d’attacco e all’esito finale della stessa. E qui si apre un paniere di casistiche che merita più di un approfondimento. Senza dubbio, si tratta di un’analisi numerica non semplicissima da comprendere, ma che testimonia, dati su carta, la bontà e l’efficacia di un reparto offensivo rispetto ad un altro.

Prendendo in valutazione l’aspetto situazionale del tipo di azione proposta, il Lecce di Baroni dello scorso anno ha messo a segno 22 gol su 309 conclusioni su azioni sviluppate a campo aperto, 6 gol su 70 tiri su azioni imbastite da calcio d’angolo, solo una rete su 22 tentativi dopo un rimpallo o una respinta, zero marcature su 14 chance arrivate da calcio piazzato e 4 rigori realizzati su 6 guadagnati. Il Parma di D’Aversa del 2019/2020 invece ha realizzato 45 gol su 360 tiri nati da azioni sviluppate a campo aperto, 5 marcature su 53 azioni nate da corner, 2 gol su 24 tentativi nati da una respinta difensiva, nessuna rete su 23 occasioni giunte su punizione diretta e 4 rigori realizzati su 6 ottenuti (casualmente lo stesso valore registrato per i giallorossi).

La comparazione della fase offensiva dei due allenatori ‘splittata’ nelle varie categorie situazionali di gioco. Guardate il Parma di D'Aversa quanti valori cromaticamente verdi ha in più rispetto ai giallorossi di Baroni (fonte: Understat)


Spostando lo sguardo verso il modulo di gioco utilizzato, possiamo dire che Baroni, al Lecce, lo scorso anno si è espresso principalmente con il sistema del 4-3-3, che alcune volte si è trasformato in un 4-1-4-1 e raramente in un 4-2-3-1: con il primo, è arrivato a 30 gol con 353 tiri; con il secondo, ha ottenuto 3 reti su 54 conclusioni; con il terzo, è ‘andato in bianco’ con 213 tentativi. Per D’Aversa, il discorso è differente, in quanto il tecnico abruzzese è ricorso a ben 13 moduli di gioco posizionalmente differenti, impostando la difesa sia a 3, sia a 4 sia a 5 uomini. Comparando, però, gli stessi sistemi utilizzati dal coach toscano ora al Verona, si scopre che l’attuale tecnico del Lecce, nella stagione 2019/2020, ha ottenuto con il 4-3-3 un totale di 30 gol con 246 tiri, con il 4-1-4-1 un numero complessivo di 3 reti su 23 tentativi e con il 4-2-3-1 il computo di 6 marcature su 42 conclusioni.

Il raffronto sui moduli di gioco utilizzati dai due allenatori allarga la forbice in maniera importante: non solo D'Aversa ha avuto la possibilità di disporre di un attacco più efficiente e più efficace, ma ha potuto variare il sistema di posizionamento del suo organico in maniera versatile e proficua (fonte: Understat)


Prendendo in considerazione il punteggio della gara nel momento della propria marcatura, si intravedono margini valutativi interessanti. Il Lecce 2022/2023 di Marco Baroni ha realizzato 16 gol (su 231 conclusioni) quando i match si trovavano sul pareggio, 11 reti (su 97 tiri) quando era sotto di una rete, 5 marcature (su 55 tentativi) quando i salentini erano già in vantaggio, solo un gol (su 32 occasioni) quando i giallorossi si sono trovati sotto di più di una rete e nessuna marcatura (su 6 tiri) quando i salentini si sono trovati già in vantaggio di più di una rete. Il Parma 2019/2020 di D’Aversa, invece, ha messo a segno 29 reti (su 203 tentativi) in situazioni di temporaneo pareggio, 10 marcature (su 133 tiri) in situazioni di svantaggio un gol, 9 reti (su 71 tiri) in momenti in cui era in vantaggio di un gol, 5 marcature (su 28 tentativi) in situazioni di superiorità sugli avversari di più di una rete e 3 gol (su 31 tiri) quando il punteggio li vedeva in svantaggio di almeno due lunghezze.

Nell'immagine qui riportata, il dato più chiaro che balza all'occhio non solo è costituito da più ‘aree verdi’ per il tecnico abruzzese rispetto al suo predecessore, ma anche dal fatto che con D'Aversa si potrebbero potenzialmente registrare meno situazioni di parità, in partita, rispetto al passato (fonte: Understat) 


Capitolo marcature realizzate in determinate fasce di minutaggio del gioco: il Lecce di Baroni ha segnato 3 gol (su 71 tentativi) nel primo quarto d’ora di gioco, 7 (su 64 tiri) fra il 16° e il 30° minuto, ben 8 marcature (su 56 conclusioni) fra il 31° e la fine del primo tempo, 7 reti (su 82 tiri) nel primo quarto d’ora della ripresa, 4 (su 57 conclusioni) nel periodo compreso fra il 61° e il 75° e 4 gol (su 91 tentativi) nell’ultimo quarto d’ora di gioco, recupero compreso; il Parma di D’Aversa, piuttosto, ha messo a segno 6 gol (su 75 tiri) nei primi 15 minuti di gioco, 10 (su 79 conclusioni) fra il 16° e il 30° minuto, 11 (su 59 conclusioni) fra la mezz’ora e il termine della prima frazione di gioco, sempre 11 (però su 83 tiri) nel primo quarto d’ora della ripresa, solo 6 marcature (su 62 tentativi) fra il 61° e il 75° minuto e addirittura 12 reti (su 108 conclusioni) nell’ultimo quarto d’ora più recupero. Ciò testimonia una tendenza: se i giallorossi di Baroni riuscivano a trovare la via del gol in misura maggiore a fine primo tempo, quelli di D’Aversa andavano a segno con più facilità verso il termine dei match.

La comparazione dei gol del Lecce di Baroni e del Parma di D'Aversa classificati per fascia di minutaggio in cui si sono verificati dà visivamente un'indicazione importante: non solo con il coach abruzzese si segna - tendenzialmente - di più rispetto alle marcature attese, ma soprattutto si può notare come i forcing finali possono essere gestiti con più efficacia sotto porta. Il valore di xG nell'ultimo quarto d'ora di gioco è quasi il doppio fra un coach e l'altro (11,75 vs 6,50) [fonte: Understat]

 

Quant’era veloce la trama offensiva nel momento in cui i gol venivano realizzati dai due organici in esame? Ecco i dati: il Lecce 2022/2023 di Baroni ha messo a segno 27 gol su 363 tentativi in velocità normale, 23 reti su 124 conclusioni a velocità standard (e qui si intende la velocità di tutti i gol giunti su rigore, sugli sviluppi di corner o su rimpalli o respinte della difesa avversaria), solo un gol (su 22 tentativi) su azione veloce – per esempio, su contropiede – e una sola marcatura (con 17 conclusioni) su azione lenta, manovrata e compassata; i ducali allenati da D’Aversa del 2019/2020, invece, hanno trovato la via del gol 33 volte su 291 tentativi a velocità normale, 11 reti (su 106 conclusioni) a velocità standard, ben 7 gol (su 42 tiri) su azione veloce e 5 reti (su 27 chance) in azioni lente.

Le velocità d'attacco delle squadre amministrate dai due allenatori. In situazioni normali, l'xG di D'Aversa ha un differenziale di oltre nove punti, un gap da non tralasciare nelle varie considerazioni (fonte: Understat)


Infine, uno spaccato sull’efficacia generale dei tiri commisurata ai gol: Baroni ha raggiunto, come detto, quota 33 gol su 421 azioni offensive complessive (toccando una percentuale di ‘successo’ del 7,83%), mente D’Aversa ha portato i suoi a realizzare 56 reti su 466 azioni offensive totale (con una percentuale di finalizzazione del 12,01%).

In questa videata, c'è soprattutto un dato che dovrebbe far riflettere: i tiri bloccati dagli avversari. Per Baroni sono addirittura di più di quelli di D'Aversa. Ciò può significare sia un maggior quid di errore degli attaccanti, ma può anche testimoniare una miglior precisione sotto porta degli attaccanti del coach abruzzese (fonte: Understat)


Altro spunto interessante di analisi è il raffronto degli indicatori di xG, ovvero i famigerati expected goals, una misura statistica della qualità delle occasioni da goal e della probabilità che vengano segnate: il Lecce 2022/2023 di Baroni ha ottenuto un valore di xG di 36,93, il quale, rapportato alle 33 reti all’attivo, porta ad un differenziale negativo di 3,93 (ovvero, i giallorossi hanno segnato di meno rispetto al previsto); il Parma 2019/2020 di D’Aversa, invece, è arrivato ad una quota di xG pari a 47,12, il quale, confrontato con le 56 reti messe a segno, garantisce un differenziale positivo di 8,88 (che, tradotto, testimonia che i ducali hanno segnato di più rispetto all’atteso). 

Se il numero dei gol realizzati è per la maggior parte delle volte frutto dell’intera trama di gioco espressa, è giusto riportare anche questo dato: Baroni, con il suo Lecce, ha raggiunto il 41,1% del possesso palla complessivo e una precisione sui passaggi pari al 72,4%, mentre D’Aversa, con il suo Parma, ha chiuso quel campionato con una percentuale di possesso pari al 43,7% e una precisione dei passaggi del 79,4%.

Qualcuno di voi si dirà: d’accordo, queste sono cifre nude e crude. Come possiamo effettuare una comparazione attendibile del potenziale offensivo di due team differenti, collocati in due spazi temporali diversi e in due situazioni generali perlopiù opposte? Ovviamente ciò è improbo. E’ però possibile determinare quello che si può definire come un trend, una tendenza o un intento procedendo con una normalizzazione dei dati. Di che si tratta? L'obiettivo della normalizzazione consiste nell’usare una scala di valutazione comune (ad esempio, ricorrendo alle percentuali), senza distorcere differenze negli intervalli di valori o perdere informazioni. La normalizzazione è necessaria per ‘modellare’ correttamente i dati ed avere una ponderazione di cifre di natura differente. E’, di fatto, una contestualizzazione di numeri provenienti da due fonti diverse in un unico ‘linguaggio comune’. Ebbene, quello che segue è un grafico che mostra i valori normalizzati. Qui, il raffronto è tutto visivo: salta subito agli occhi. A voi le conclusioni.

La normalizzazione dei dati presi in esame per il confronto fra le manovre offensive di Baroni (Lecce 2022/2023) e di D'Aversa (2019/2020). Cromaticamente, si comprende molto delle loro differenze di impostazione. Al netto dei valori assoluti dei giocatori impiegati, traspare un quadro che - per gli amanti del gioco in avanti - risulta davvero incoraggiante per il nuovo Lecce che verrà (per una visione dell'immagine più ampia, cliccare con il tasto destro e poi aprire l'immagine su un'altra pagina del browser; da lì, sarà poi possibile zoommarla)


Come detto, le trame offensive del Lecce di Baroni e del Parma di D’Aversa delle annate sportive precedentemente considerate non possono essere messe sullo stesso piano. Senza dubbio, però, raffrontarle può dare un’indicazione di massima per i tifosi, i quali sanno cosa hanno perso ma possono prevedere cosa troveranno fra i giallorossi nella stagione le cui porte stanno per dischiudersi. Un po' come aprire la finestra sul passato per cercare di prevedere il futuro. Quanto di tutto ciò sarà, però, realtà lo sa soltanto il campo.

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