SEGUICI SU TWITCH

Offerta da
L'ANALISI

Il volo di Icaro

Scritto da Diego Frigino  | 

Nella mitologia greca Icaro, figlio di Dedalo, rappresenta metaforicamente la sopravvalutazione imprudente delle proprie capacità, col mancato riconoscimento dei propri limiti. Nonostante fosse stato avvertito, nel suo volo con le ali di piume attaccate al corpo con della cera, preso dall’ebbrezza Icaro si avvicinò troppo al Sole, col risultato di produrre lo scioglimento della cera, il distacco delle ali e la conseguente e fatale caduta mortale. 

Cosa c’entra la mitologia greca con il nostro Lecce? Beh, in qualche modo il Lecce, da buona neopromossa potrebbe essere paragonata ad Icaro. La squadra finalmente ha iniziato a volare, ma la capacità di volare in sicurezza, evitando pericolose evoluzioni o arditi voli pindarici, sarà quella che farà la differenza, anche e soprattutto a livello di serenità ambientale, tra una possibile salvezza o una rovinosa e fatale caduta.

Le aspettative dei tifosi, naturalmente, sono sempre e per natura ottimiste. Ogni tifoso vorrebbe vedere la propria squadra vincere sempre o, quanto meno, perdere il meno possibile. La realtà, invece, soprattutto quando si affronta un campionato di livello superiore e con un profondo solco tra le squadre consolidate da anni e le neopromosse, dice che il percorso verso un’auspicabile salvezza passa attraverso tanta sofferenza, molti bocconi amari e, di conseguenza, una piena consapevolezza da parte dell’ambiente che, indipendentemente dalla campagna acquisti, solo la pazienza potrà essere la migliore alleata per raggiungere l’obiettivo.

Questo, naturalmente, non significa non auspicare e stimolare un concreto rafforzamento della rosa, come peraltro sembra stia accadendo, almeno sulla carta, ma è bene prendere piena coscienza sul percorso che ci attende nei prossimi mesi, in quanto squadra neopromossa che non ha alle spalle una proprietà multimilionaria in grado di garantire investimenti fuori da ogni logica economica (ogni riferimento al Monza è puramente casuale).

Le tabelle allegate rappresentano una mera “fotografia” statistica di quello che è successo in serie A negli ultimi 10 anni, fotografia che ha lo scopo di far aprire gli occhi sulla realtà che, presumibilmente, ci attende, con lo scopo di focalizzare un obiettivo realistico (un volo “in sicurezza”, per tornare alla metafora iniziale) che ci può portare a gioire a fine stagione, rendendoci meno amari alcuni degli inevitabili bocconi che ci toccheranno.

Tabella 1

La prima tabella ci restituisce un primo elemento di moderato ottimismo: dalla stagione 2012/13 a oggi in 10 campionati nel 100% dei casi si è sempre salvata almeno una neopromossa. È purtroppo altrettanto vero che nel 100% dei casi è sempre retrocessa almeno una neopromossa.

Se è vero che nel complesso abbiamo un 50% dei casi in cui ne è retrocessa solo una e un 50% in cui ne sono retrocesse due, va registrato che negli ultimi 5 anni ne sono sempre retrocesse 2 su 3, tranne nell’ultima stagione, costituendo una tendenza che porta all’80% di probabilità di veder rispedite in B 2 neopromosse su 3.

Da questa osservazione cosa possiamo ricavare? Considerando che il Monza è una neopromossa e che il presidente Berlusconi sta allestendo un organico che difficilmente porterà i brianzoli a cimentarsi con le parti bassissime della classifica, e considerando che negli ultimi 10 anni è sempre retrocessa almeno una neopromossa, al Lecce resta il non facile compito di lasciare l’amaro destino alla Cremonese e di giocarsi il proprio al 50% con le altre 2 o 3 squadre invischiate nella bassa classifica (presumibilmente Salernitana, Spezia ed Empoli).

Tabella 2

La seconda tabella, invece, entra più nel dettaglio per aiutarci a prefigurare un realistico percorso verso la salvezza, e prende in esame i numeri collezionati dalle quart’ultime classificate sempre degli ultimi 10 anni, prima posizione utile per garantirsi la permanenza in serie A, in sostanza l’obiettivo minimo che una squadra come il Lecce deve fissare e che i suoi tifosi devono attendersi.

A dimostrazione del progressivo peggioramento della qualità delle rose di bassa classifica e del gap aumentato rispetto al resto della categoria, il primo dato che risalta nelle ultime 10 stagioni è che nessuna delle quart’ultime ha mai raggiunto i fatidici 40 punti (un tempo si diceva che per salvarsi bisognava fare almeno 40 punti, in qualche caso non bastavano neanche quelli, ne sa qualcosa il Lecce di Zeman…).

A rafforzare questa tendenza, addirittura, emerge che negli ultimi 10 anni con 38 punti ci si sarebbe salvati nel 100% dei casi. Già questo ci porta a dire che la media esatta di 1 punto a partita ormai garantisce con ragionevole certezza la permanenza in A.

Entrando ancora di più nel dettaglio dei numeri, si può notare che con 36 punti la salvezza è stata garantita nell’80% delle occasioni, e perfino 35 punti sono stati sufficienti nel 60% dei casi, a dimostrazione del fatto che l’importante è farsi trovare a ridosso dei 30 punti a 3 giornate dalla fine, per potersi giocare il tutto per tutto nel rush finale, considerando che il calendario quest’anno ci ha prospettato un finale di incroci diretti e decisivi.

Appurato che un target tra i 35 e i 38 punti permette di assicurarsi alte probabilità di salvezza, cerchiamo di vedere quante vittorie è necessario attendersi in 38 partite per poter raggiungere l’obiettivo, perché poi è proprio nel nostro calendario che dobbiamo cercare le occasioni e le avversarie per poter collezionare quelle vittorie.

Tutte le squadre che hanno collezionato almeno 10 vittorie si sono sempre salvate. Chi ha ottenuto 9 vittorie ha trovato la salvezza nel 90% dei casi, mentre chi si è fermato a 6 vittorie totali è sempre retrocesso.

Incrociando il dato dei punti con quello delle vittorie, appare infine evidente che se il Lecce vuole salvarsi deve cercare di vincere almeno tra le 7 (condizione minima per sperare nella permanenza) e le 9 partite, cercando di pareggiarne tra le 10 e le 15.

Se nel nostro calendario siamo in grado di individuare 7-9 partite in cui realisticamente possiamo sperare di vincere e siamo pronti a sopportare il dolore di almeno 15-20 sconfitte (perché a questo andiamo incontro, è bene farsene una ragione), allora possiamo contribuire a creare quell’ambiente paziente e costruttivo di cui si parlava all’inizio. Se invece ci aspettiamo, e pretendiamo, vittorie a ripetizione e iniziamo a mugugnare e protestare alle prime sconfitte in serie, allora rischiamo di aver perso la percezione dei nostri limiti e delle nostre possibilità e come Icaro, saremo destinati a precipitare senza possibilità di salvezza.


💬 Commenti