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Due ragazzi leccesi di 29 e 32 anni sono stati denunciati a piede libero con l’accusa, in concorso tra loro, di avere fatto esplodere fuochi artificiali in strada per ricordare un defunto dopo il suo funerale.

Il fatto risale allo scorso 17 agosto quando sono stati esplosi dei fuochi in via Petraglione, alle spalle della chiesa del Sacro Cuore di Gesù, dopo un funerale.

Gli uomini della squadra mobile, dopo avere visionato le immagini di videosorveglianza e ascoltato alcuni testimoni, hanno rintracciato i presunti responsabili che sono stati così denunciati.

Fuochi d'artificio al funerale di un imprenditore siciliano: al corteo anche polizia e carabinieri

Ma quanto accaduto a Lecce non è l’unico caso. Lo scorso luglio a Lodi polizia e carabinieri,  in borghese, hanno seguito funerale di Stefano Catanzaro, 61 anni, imprenditore siciliano da anni residente in terra bassianea. L'uomo è morto mentre era in vacanza in Sicilia.

Ad attirare l’attenzione dei residenti sono stati diversi fuochi d’artificio sparati nel corso del corteo funebre, oltre a palloncini bianchi liberati alla fine della funzione religiosa. Mentre era in corso il funerale, su Massalengo è passato ripetutamente un elicottero a bassa quota, ma si trattava di un velivolo in servizio per il controllo di gasdotti.

Tra il 2013 e il 2014 la Dda di Milano aveva svolto indagini anche sul ruolo di Stefano Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta ’Esperanzà, ma non era stato condannato. Il pm Alessandra Dolci aveva chiesto per Catanzaro, nel 2014, la misura della sorveglianza speciale per tre anni e mezzo, ma il tribunale di Lodi l’aveva rigettata dopo che i difensori dell’imprenditore avevano contestato la mancanza del requisito della pericolosità sociale.

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