Il Lecce si sblocca e batte la Lazio, conquistando al Via del Mare i primi tre punti del post-Covid. Lo dicevamo anche nelle ultime sconfitte, ci pareva che la squadra compisse timidi passi in avanti, soprattutto dal punto di vista fisico, pensavamo che servisse un po’ di fortuna e tanto carattere per sovvertire l’andazzo ed i pronostici. La squadra, sotto la regia di Liverani, si è ricompattata, emblematica la decisione di Deiola di tornare a giocare per dare una mano ai compagni, nonostante il dolore al ginocchio non gli dia tuttora tregua e l’abbia costretto ai margini. L’attaccamento alla causa dell’ex Cagliari è la dimostrazione che questo gruppo è sano e vuole lottare per conquistare la salvezza. Lecce-Lazio è sembrata una partita che poteva dire tutto, il contrario di tutto e poteva finire in tutti i modi, pareva di essere sulle montagne russe: ingenuità madornali che facevano sprofondare verso il basso le aspirazioni della squadra, dei tifosi ed immediatamente dopo impennate pazzesche che rinvigorivano le speranze di farcela.

Protagonista assoluto, nel bene e nel male, è stato Gabriel, il portiere del Lecce: il brasiliano è riuscito nell’impresa ardua di alternare interventi salva risultato ad amnesie inspiegabili, per poi ricominciare con i miracoli e finire la partita provato psicologicamente ed in lacrime. Soprattutto nel secondo tempo il vento forte e contrario metteva a rischio le coronarie di tutti quanti sospiravano ad ogni suo rinvio. Compreso Lucioni che si è visto sbattere sulla spalle una rimessa effettuata dal portiere, palla a Immobile che affretta il tiro e sbaglia. Mal di testa.

Partiamo dall’inizio. Fa tutto il Lecce: prima segna un gol spettacolare con Mancosu, annullato per un tocco di mano; successivamente regala alla Lazio il gol del vantaggio a causa di una scivolata del portiere giallorosso, poi reagisce e stringe d’assedio i capitolini fino all’imperioso stacco di testa di Babacar che riporta la partita sul risultato di pareggio. Primo check per respinta di Falco su una punizione degli uomini di Inzaghi, possibile rigore: braccio o spalla? Spalla, si continua. Succede anche che Mancosu sbagli il primo rigore da tempo immemore e che nel secondo tempo Babacar subisca il solito infortunio muscolare. Poi ci pensa Lucioni a portare il Lecce in vantaggio e mentre Gabriel continua ad alternare parate pazzesche ad amnesie, il Lecce lotta con Mancosu centravanti, Rispoli esterno ed una difesa a cinque, o forse a sei, sorretto da un monumentale Barak. Per la Lazio non ce n’è, nonostante il morso di frustrazione da parte di un suo “campione” al braccio di Donati. Espulso. La squadra tiene, i bancazzurri vengono respinti e probabilmente al decimo minuto di recupero, abbiamo perso il conto onestamente, arriva il momento più bello: su un check chiamato da Abisso (al Var) per un possibile rigore a favore della Lazio che invece avrebbe dovuto battere l’ultimo calcio d’angolo della contesa, l’ottimo Maresca fischia la fine della giostra. O della partita.

Il Lecce torna alla vittoria e lo fa in una “domenica” (per noi anzianotti è sempre domenica quando gioca il Lecce) nella quale è emersa la grande forza di volontà della squadra. Saverio Sticchi Damiani l’aveva detto in settimana: “Noi non molliamo niente ed io sono motivatissimo”; aveva ragione perché tutta la rosa ha dimostrato di non volersi arrendere. Ha reagito agli infortuni, alla forma precaria, agli errori ed anche alla sfortuna; un gruppo di persone per bene e di uomini veri che voglio coltivare fino all’ultima giornata la speranza di mantenere la società giallorossa in serie A.

Ora il Lecce, per la prima volta da quando è ricominciato il campionato, ha cinque giorni per recuperare e ritrovare le energia; si resta in attesa per conoscere le condizioni di Babacar, fino ad oggi unica punta disponibile per Liverani e poi tutti a Cagliari per continuare a sognare. Anche con Mancosu centravanti.