Fuci a San Siro

C’è poco da ridere per merito del titolo. Fuci a San Siro è un imperativo categorico: se nu fuci non vinci! Questo è quello che è successo nel primo tempo quando sono venuti meno la foga agonistica, la voglia di vincere, le gambe toste nei contrasti. “Fuci” non è da tradurre come “corri” ma è il fuci salentino, cioè scappa, ‘ntosta. Che racchiude un po’ tante cose. Chi ha giocato per strada con gli amici da ragazzo sa di cosa parliamo.

Se complessivamente la gara di San Siro è stata positiva, considerando i macro argomenti (trasferta, il Meazza, il Milan) altrettanto non si può dire della prestazione analizzata tra primo e secondo tempo. Francamente non è che nel secondo tempo sia stato un Lecce diverso, forse più cinico e rilassato, ma non molto differente almeno fino al minuto 81 quando Piatek ha siglato la rete del vantaggio. Da quel minuto il Lecce si è trasformato mettendo in campo anche cinismo, pragmatismo, forza fisica e mentale.

Il primo tempo è stato vergognoso. Anche peggio di Bergamo. E se qualcuno non lo vuole scrivere per pudore un po’ mi dispiace. Perché è così. Un bravo genitore dice le cose che non vanno al proprio figlio, non gli dà una carezza se ha sbagliato. E qua c’è poco da coccolare perché di fronte non ci sarà sempre il Milan che, con tutto il rispetto per il blasone, oggi come oggi è una squadra che si può battere anche al Meazza.

Questa volta però c’è poco da imputare a Liverani. Perché poi la scelta di Meccariello sulla destra, seppure azzardata, seppure non condivisibile, è stata azzeccata nell’intenzione di limitare gli attacchi dei rossoneri. Ovviamente il Lecce ha perso tanto in fase di costruzione e prendersela con il solo Falco, che dalla sua non poteva di certo contare su uno che gli copriva le spalle, è parso eccessivo. Anche Majer da quel lato non ha brillato. Però anche in questo caso le mie ragioni si sono girate dall’altra parte visto che l’ingresso di Farias ha cambiato le sorti del match. Va be’, la gara era già cambiata prima con Petriccione che ha sdoppiato lo sbocco dei giallorossi in uscita visto che Tachtsidis era costantemente sotto assedio. La partita è stata interpretata al meglio invece da Tabanelli che non ha concesso un solo centimetro agli avversari conquistando metri e punizioni fondamentali per spezzare i ritmi dei rossoneri.

La verità è che la squadra è ancora alla ricerca della sua identità (non tattica, si intende) e questo può avere una duplice interpretazione: negativa, visto che si lavora con un nucleo consolidato da due anni e da Luglio con i nuovi, positiva, perché se questi sono i risultati ora figuriamoci in futuro. Il discorso è: quanto bisogna aspettare ancora?

Dubbi. Come quelli che vengono in mente dopo aver visto Meccariello in campo dal primo minuto: non si può certo dire che Rispoli e Benzar siano fuori forma. La loro sembrerebbe proprio essere una bocciatura. Certo, non possiamo vedere gli allenamenti per capire meglio le scelte di Liverani ma alcuni segnali sono inequivocabili.

 

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