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La proroga delle concessioni balneari e il tavolo tecnico per la mappatura del demanio

Le concessioni balneari sono i rapporti giuridici che attribuiscono ai privati il diritto di utilizzare una porzione del demanio marittimo (spiagge, fondali, acque, ecc.) per svolgere attività economiche o sociali, come la balneazione, la nautica da diporto, lo sport, la cultura, ecc. Si tratta di rapporti temporanei e revocabili, che prevedono il pagamento di un canone annuo da parte del concessionario allo Stato o all’ente locale competente. In questo articolo vedremo qual è la situazione attuale delle concessioni balneari in Italia, quali sono le novità introdotte dal decreto Milleproroghe e quali sono gli obiettivi del tavolo tecnico consultivo interministeriale istituito presso la Presidenza del Consiglio.

La disciplina delle concessioni balneari

La disciplina delle concessioni balneari in Italia è stata oggetto di numerose modifiche nel corso degli anni, spesso dettate da esigenze contingenti o da pressioni politiche. Ciò ha determinato una situazione di incertezza e frammentazione normativa, che ha creato problemi sia ai concessionari che alle amministrazioni pubbliche. Inoltre, la normativa nazionale si è scontrata con le regole europee in materia di libertà di stabilimento e di libera circolazione dei servizi, che richiedono procedure trasparenti e competitive per l’assegnazione delle concessioni.

Per questi motivi, il legislatore ha previsto una delega al Governo per riformare la materia delle concessioni balneari, inserita nella legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 (legge 5 agosto 2022, n. 118). Il termine per l’esercizio della delega era fissato al 31 dicembre 2022, ma il Governo ha deciso di prorogare le concessioni in essere fino al 31 dicembre 2024 con il decreto Milleproroghe (decreto legge 30 dicembre 2021, n. 244), convertito in legge 25 febbraio 2022, n. 25. Il provvedimento è finito subito nel mirino della Commissione Europea, che ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

Il decreto Milleproroghe

Il decreto Milleproroghe ha confermato l’istituzione di un tavolo tecnico consultivo interministeriale in materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali, presso la Presidenza del Consiglio, Dipartimento per il coordinamento amministrativo. Il tavolo ha il compito di avviare la mappatura del demanio marittimo, lacuale e fluviale italiano, in merito alla questione delle concessioni balneari, un lavoro propedeutico che ha come obiettivo quello di capire se vi è scarsità o meno della risorsa.

La mappatura è uno strumento previsto dalla direttiva europea Bolkestein (direttiva 2006/123/CE), che stabilisce che il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività deve essere limitato solo in caso di scarsità delle risorse naturali disponibili o delle capacità tecniche utilizzabili. In tal caso, le autorizzazioni devono essere assegnate mediante procedure di gara ad evidenza pubblica improntate sui criteri di imparzialità, trasparenza e un’adeguata pubblicità.

La prima riunione del tavolo tecnico si è svolta il 30 ottobre 2022 e ha visto la partecipazione dei tecnici e dei rappresentanti dei partiti di maggioranza, nonché delle associazioni balneari nazionali. La riunione è andata bene, secondo Gianluca Caramanna, deputato e responsabile nazionale per il Turismo di Fratelli d’Italia, che ha spiegato che c’è stata una condivisione del metodo di lavoro. Il confronto proseguirà il 4 luglio.

La conclusione

Il decreto Milleproroghe ha prorogato le concessioni balneari fino al 31 dicembre 2024, ma ha anche avviato il processo di mappatura del demanio, che dovrà verificare la disponibilità della risorsa e definire i criteri per l’assegnazione delle concessioni in modo trasparente e competitivo. Si tratta di un passo importante verso una riforma organica e moderna della disciplina delle concessioni balneari, che era attesa da tempo dagli operatori del settore e dalle istituzioni europee. Il Governo dovrà ora rispettare i tempi e le regole previste dalla delega e dalla direttiva Bolkestein, al fine di garantire lo sviluppo delle attività economiche e sociali legate al demanio marittimo, assicurando al contempo la tutela dell’ambiente e del paesaggio costiero.

Sul tema delle concessioni demaniali marittime è intervenuto il sindaco di Lecce Carlo Salvemini

Carlo Salvemini, sindaco di Lecce

“Sul tema delle concessioni demaniali marittime il Governo continua a perdere tempo, cercando di dimostrare che la risorsa da assegnare in concessione tramite bandi pubblici (le spiagge) non è “scarsa”, cioè, limitata; ma “abbondante”, cioè disponibile in quantità tale da poterne prorogare ancora – e ancora – l’assegnazione agli stessi concessionari per chissà quanto. Una tesi che da tempo è considerata non valida dalla giustizia amministrativa italiana e dalla Corte Europea. Sulla quale, però, le forze politiche di maggioranza e il Governo decidono di puntare come estremo tentativo di non applicare alcuna concorrenza sulle concessioni balneari, nonostante il recepimento della direttiva “Bolkestein” sia legge dello Stato già dal 2010.

È di questi giorni la notizia dell’approvazione in Consiglio dei ministri di un decreto con il quale si dà avvio a una nuova “mappatura” – che si sovrapporrà in parte al già esistente Sid – e che appare finalizzata nel breve periodo più che altro a creare le condizioni per una ulteriore proroga “tecnica” di un anno alle concessioni in scadenza al 31 dicembre. Una proroga annuale che già il Consiglio di Stato ha bocciato. Eppure, già oggi, senza attendere alcuna nuova “mappatura” il Governo potrebbe predisporre i criteri per la definizione dei bandi di gara per le concessioni in scadenza. Perché i bandi sono il traguardo inevitabile cui tendere: nulla vieta di creare oggi le condizioni per farli. Eppure, a quanto pare, il Governo non intende neanche cominciare a lavorarci.

Continuiamo ad assistere a una iniziativa politica spericolata e sciagurata, che genera nuove tensioni con l’Unione Europea con la quale, in tema di concorrenza, il nostro Paese ha assunto degli impegni chiari, condizionando a quegli impegni specifici la sottoscrizione del Next Generation Eu. Insomma, ci stiamo giocando una partita più importante di quanto si immagini. Ma, evidentemente, il Governo ritiene che la cambiale elettorale firmata con i balneari debba essere onorata, anche a danno di tutto il Paese.

All'Italia serve invece una legge nazionale capace di garantire equità sociale, consentendo a tutte le famiglie che non possono accedere ai lidi privati di fruire di una spiaggia libera, e più tutela del paesaggio costiero, perché il sovraccarico di bagnanti sulle attuali, limitate, porzioni di spiaggia libera non agevola la rigenerazione dei litorali sabbiosi e delle dune, che sono sempre più colpiti dall’erosione. Ma sono temi che non scaldano il cuore dei partiti della destra, che preferiscono la tutela di pochi alla tutela dei diritti e dei beni comuni”.
 

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