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IL SALENTO IN A

L'HO GIURATO DA BAMBINO

Scritto da Andrea Sperti  | 

Lecce. La nomini e ti si riempie il cuore di gioia. Chi è lontano forse prova sensazioni ancor più profonde perché può sembrare una banalità, ma qualcosa la si apprezza solo quando la si perde, anche se solo in parte.

Lecce, dicevamo. Troppo piccola per poter ambire alla considerazione che meriterebbe da parte del resto d’Italia, troppo ambiziosa per poter essere considerata solo una cittadina del sud.

Il salentino è il suo abitante principale. Quando parli con un salentino si dice subito fiero delle sue origini, del fatto che provenga dalla capitale del Barocco, dalla patria del rustico e del pasticciotto, ma dopo dieci minuti ti ha già elencato i mille problemi che affliggono da sempre il nostro territorio.

Siamo fatti così, che ci vuoi fare. Siamo un popolo unico nel suo genere. Ed il Lecce? Beh, il Lecce è la massima espressione di questa nostra stranezza. Il Lecce è la squadra del nostro cuore (anche se la maggior parte dei salentini ha almeno un’altra squadra per la quale tifa nel weekend in Serie A), la più forte quando vince e la più scarsa anche dopo un pareggio. La nostra società è la migliore dopo le promozioni e la peggiore ad obiettivo mancato, mentre l’allenatore in genere è sempre scarso e quando vince lo fa solo perché particolarmente fortunato. 

Del Lecce può parlare male solo chi ha l’abbonamento allo stadio da almeno dieci anni e chi c’era in Serie C. Si, la Serie C è presa come riferimento per capire se sei un vero tifoso o semplicemente un occasionale, capitato lì solo perché c’era qualcosa da festeggiare. La squadra giallorossa vale come e quanto un famigliare, quel figlio che rimproveri tra le mura domestiche ma che all’esterno esalti ed elogi davanti agli altri.

C’è una lotta infinita tra chi tifa solo Lecce e chi, invece, è il cosiddetto doppiofedista. I primi si sentono in dovere di poter dire qualunque cosa, mentre i secondi sono i più bersagliati ed a volte arrivano addirittura a nascondere la loro seconda fede calcistica per paura di essere presi di mira sui social.

Siamo provinciali, inutile nasconderlo. Crediamo che il Salento sia la terra più bella del mondo e non vogliamo sentire ragioni. Abbiamo un mare fantastico, il cibo buono ed il Lecce in Serie A, serve altro?!

Forse, a dire il vero, sfruttiamo poco tutto quello che la natura ci ha concesso. Ma a noi piace credere di aver fatto il massimo per il nostro territorio, per la nostra gente, per i nostri giovani.

Proprio loro, i giovani. Vanno via quasi tutti ormai, cercano fortuna altrove ma lo fanno con un chiodo fisso in testa: ritornare un giorno. Nessuno vuole andare via veramente da qui, come si può in fondo voler andare via da casa, da un posto che nel bene o nel male rappresenta tutto quello che siamo.

Ora è arrivata la Serie A, ancora una volta un’opportunità di crescita per tutto il Salento. Orgoglio ed appartenenza, sono queste le due parole che ci vengono in mente in questo momento. Orgoglio per quello che abbiamo fatto, per il lavoro compiuto dalla società e per l’obiettivo prestigioso ottenuto. Appartenenza perché in fondo, quando abbiamo scelto di tifare questa maglia, abbiamo deciso che fosse più importante appartenere di vincere. Siamo una cosa sola, nelle vittorie e nelle sconfitte, nella gioia e nel dolore, forse anche più del fatidico “finchè morte non ci separi”.

In Curva Nord tempo fa capeggiava uno stendardo. C’era scritto l’ho giurato da bambino”. È tutto lì. Da bambini abbiamo compiuto questa scelta così complicata che a volte ci sembra assurdo esserci riusciti veramente. Abbiamo scelto tra tante squadre una che sapevamo ci avrebbe dato pochissime soddisfazioni. Lo abbiamo fatto ogni giorno della nostra vita. Ogni volta che abbiamo speso del denaro per andare allo stadio, in trasferta, o al negozio per comprare la maglia del nostro giocatore preferito. Ogni volta che alla domanda “da dove vieni?” rispondiamo con fierezza “da Lecce”

C’è dalla magia in tutto questo. O forse dell’amore. Di sicuro c’è passione ed abbiamo solo una certezza. Potrà accadere qualunque cosa, potrà finire qualunque storia. Non succederà mai che lasceremo da sola questa maglia. Siamo in Serie A, ma potremmo essere ovunque. Saremo al tuo fianco, l’abbiamo giurato da bambini. 

 

 


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