EDITORIALE

Il Lecce saluta la promozione diretta, ma i playoff sono un'opportunità, non una condanna

Scritto da Pierpaolo Verri  | 
Meccariello e Coda in azione contro la Reggina

Nelle premesse, per restare in corsa per la promozione diretta, il Lecce avrebbe dovuto battere la Reggina e sperare nei passi falsi di Salernitana e Monza. Nella realtà dei fatti, i giallorossi non sono riusciti ad andare oltre il pari, mentre le dirette concorrenti nella lotta alla Serie A hanno portato a casa i tre punti nelle rispettive sfide.

Il sogno della promozione diretta, tanto cullato da Corini e dai suoi ragazzi, è destinato a rimanere un sogno. I giallorossi sono aritmeticamente tagliati fuori dalla corsa al secondo posto e dovranno giocarsi ai playoff le loro chance per centrare la massima serie.

Quel che è certo è che non è stato il pareggio contro la Reggina a eliminare il Lecce dalla corsa ai primi due posti. Nel trittico che ha preso il via lo scorso sabato contro il Cittadella, probabilmente proprio la sconfitta contro i veneti è stata quella più pesante nell’economia generale del finale di campionato. Conquistare i tre punti contro il Cittadella, avrebbe permesso al Lecce di approcciarsi alla doppia sfida con Monza e Reggina con uno spirito diverso ma soprattutto con una classifica ben diversa. Ma con i “se” la storia non si fa, e il campionato, con i suoi quasi imminenti playoff (anche se prima ci sarà da giocare la partita in trasferta ad Empoli) non lascia neanche tempo per i rimpianti.

Il 2-2 fra Lecce e Reggina arriva alla fine di una partita che è stata figlia del momento, fra due squadre che non potevano rincorrere un risultato diverso dalla vittoria per alimentare le proprie ambizioni di classifica. Difatti, al tatticismo è prevalsa la frenesia, in entrambe le compagini.

Quanto allo schieramento iniziale, Corini opta per alcuni cambi rispetto alla trasferta di Monza: torna Meccariello al centro della difesa, Zuta prende il posto di Gallo, rientra Majer in mediana e Mancosu sostituisce Henderson alle spalle di Coda e del confermato Stepinski.

I giallorossi passano sotto dopo pochi minuti alla prima occasione creata dagli ospiti: un bel cross dalla sinistra di Bellomo che trova il tap-in di Edera dal lato opposto. Decisiva una lettura errata di Zuta, che si fa sfuggire l’avversario alle spalle. Il Lecce, tuttavia, assorbe il colpo e riparte attaccando a testa bassa. Gli sforzi vengono ripagati immediatamente con il gol del pari di Stepinski. La rete del polacco arriva al termine di una grande azione, costruita dal basso, con palla veloce e verticale. Di pregevole fattura, poi, l’assist di capitan Mancosu. Ritrovata la fiducia, i giallorossi continuano a macinare gioco e trovano il vantaggio, con un tap-in vincente ancora di Stepinski, puntuale all’appuntamento con il gol dopo una azione tambureggiante di Coda. Il Lecce, però, balla troppo in difesa dinanzi alle scorribande delle mezzepunte amaranto (negativa la prestazione di Lucioni e Meccariello), e su una giocata a due Montalto-Orji nasce il nuovo vantaggio ospite. Questa volta i giallorossi non riescono a riprendere subito in mano il pallino del gioco davanti a una Reggina che prende campo e fiducia, sfiorando il tris in un paio di occasioni, complice anche un Lecce troppo sfilacciato e lungo sul campo. Dopo un primo tempo giocato a viso aperto da entrambe le squadre, la ripresa viene interpretata a ritmi più bassi. Il Lecce prova a occupare massicciamente la metà campo avversaria ma le occasioni latitano, e allorché i giallorossi riescono ad affacciarsi concretamente in area di rigore, manca la lucidità per compiere le scelte corrette negli ultimi metri. Col passare dei minuti la convinzione viene un po’ meno e gli innesti dalla panchina non riescono a dare la scossa. Un pensiero a parte lo meriterebbe Marco Mancosu. A poche ore dall’annuncio dell’operazione per tumore dello scorso 26 marzo, che ha scioccato l’ambiente giallorosso, il capitano ha messo in mostra una prestazione coriacea sul fronte d’attacco. È stato il faro della manovra offensiva e non ha mai perso l’occasione di assumersi la responsabilità di lavorare il pallone sulla trequarti avversaria, provando a creare a beneficio dei compagni.

Come detto da Corini nel post-partita, a verdetto acquisito diventa fondamentale “pulire” la testa e focalizzarsi sui playoff. In attesa di capire il piazzamento finale, quel che è certo è che il Lecce avrà il non indifferente vantaggio di partire direttamente dalla semifinale, saltando il turno preliminare e avendo una settimana piena di preparazione alla partita, rispetto ai soli tre giorni che avrà a disposizione la vincente dei quarti. Due sono gli errori che la squadra e l’ambiente non possono permettersi di compiere: vedere i playoff come una condanna e arrivare all’appendice del torneo rimuginando su ciò che poteva essere e non è stato. Negli spareggi promozione si azzera tutto, sui 180’ faranno ancor più la differenza i dettagli e la compattezza del gruppo. A separare il Lecce dalla A ci sono due avversarie e quattro partite: una seconda occasione per ricostruire nuovamente quel sogno a lungo inseguito a ad un tratto sfumato, ma pur sempre ancora realizzabile, seppur in altro modo.


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