La scoperta che rivoluziona il mondo del calcio. Murra: "Non ci credo, io mi sento superiore"

Scritto da Vittorio Murra  | 

Pensavo che i tempi delle streghe da mandare al rogo fossero finiti con la scoperta dell'America e invece capisco solo oggi (non è vero, ma è più bello impostare così l'attacco dell'articolo) che esistono ancora i riti magici, i gatti neri e i sottoscala da evitare. E che indossare un abito, presenziare ad una partita, discutere di futuro e tutto il resto, sono cose, eventi e situazioni che influenzano fortemente il mondo intorno a noi, più precisamente i risultati di una partita.

Che poi non mi sono mai spiegato come mai ad influenzare il risultato di una partita sia quel particolare evento e non un altro. Mi spiego meglio: se a Corsano c'è un portafortuna e a Paperopoli un portarugna, perché se vinci ha funzionato il Tizio di Corsano e se perdi il Caio di Paperopoli? Sarà l'eterna lotta tra bene e male? #Baccapisci

Ammetto di sentirmi superiore agli altri quando leggo che abbiamo perso per la sfortuna che ha portato la maglia indossata contro la Spal, oppure per quello che io avrei detto nella puntata di Venerdi (quando in realtà rispondevo ad una precisa domanda sull'eventuale mercato della Serie A), oppure perché il commentatore di DAZN ogni volta che diceva qualcosa prendevamo gol, oppure quello che vi pare.

Mi sento superiore perché già alle elementari mi davano fastidio le risatine contro quel bimbo che porta sfortuna. Sono odiose. Ma i bambini si possono capire. Bisogna solo intendersi sul significato di bambini e capire fino a quando un adulto può ritenersi tale. Eppure oggi diverse persone in età adulta basano la loro vita su questo. E non si capisce, ripeto, come mai esistano migliaia di tifosi che a vario titolo portano bene o male, ma non si sa come a portare sfiga sia solo uno. Quello che conoscete voi.

E mi sento superiore perché quando agli inizi del '900 si parlava del futuro non immaginavano minimamente che saremmo tornati nel passato. Con buona pace dei fisici del Cern che sostengono che sia impossibile muoversi nella dimensione del tempo a ritroso.

Però Corini deve farsene una ragione. Non contano più allenamenti e letture della partita in corsa, o cambi e tattiche, a cui ci avevano abituati gli allenatori da casa. Oggi conta ben altro. Contano i riti. Fattene uno tuo.

Ma io non ci credo. Posso? Ah, non posso? E dunque ok, io mi sento superiore lo stesso, ma non abbastanza da non dedicarvi il mio tempo. Martedi mattina puntata speciale, per chi si sente speciale. Dedicata non alle notizie tangibili che riguardano il Lecce, ma piuttosto ai riti e alle pozioni che possono aiutare i giallorossi a non rimanere in B e nemmeno a scendere in C (perché non si può dire ad andare in Serie A) (ma non leggete la parentesi precedente se siete scaramantici). (E comunque io non ho detto che andiamo in A ma che "potremmo").

Qui la diretta. Mettete il ditino o cliccate col mouse su "ricevi promemoria", serve per non dimenticare l'appuntamento della settimana.


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