RIVELAZIONE

L’ascesa della Baroneta: i segreti di una macchina da 6 risultati utili di fila

Scritto da Filippo Verri  | 

Il termine Baroneta nasce ironicamente tra i tifosi del Lecce su Twitter per assonanza con Scaloneta, soprannome dell'Argentina, la corazzata allenata da Scaloni. Ha iniziato a portare bene (di lì a poco 6 risultati utili di fila) quindi anche un po' per scaramanzia la Baroneta è diventata un mantra.

C'è tanto di Baroni in questa squadra che dopo 18 partite è la vera rivelazione del campionato assieme al Napoli. L'ascesa del sud, che affronta con orgoglio le potenze economiche e con le proprie idee lascia tutti a bocca aperta. 

Effettivamente le fondamenta del progetto Lecce sono le intuizioni di Pantaleo Corvino e Stefano Trinchera, che in estate non volevano paragonarsi alla Cremonese per la differente mole di investimenti, ma ora hanno tutto il diritto di farlo per sottolineare quanto di buono compiuto in sede di mercato. In attesa di Empoli-Sampdoria, ci sono 11 punti e 5 squadre tra i salentini e la zona rossa di classifica, ad una giornata dal termine del girone di andata.

La squadra è forte ed è in crescita, merito, rispettivamente, della società e di Marco Baroni, staff incluso. L'organico giallorosso ha degli elementi interessanti in ogni reparto che stanno componendo un coro a tratti commovente, che incanta e lascia esterrefatti piccoli e grandi club di A. 

Andando per gradi.

L'ATTEGGIAMENTO

“Il Lecce deve giocare con gioia” - ripete spesso il mister.
È questa la svolta principale dei giallorossi, che dopo aver toccato il fondo contro Bologna e Juventus sono tornati sulla terra, anzi, alle fondamenta. Da Udine in poi è tornato il calcio intenso di Baroni, la chiave della promozione. La squadra difende all'attacco, aggredisce in maniera asfissiante, a costo di calare nella ripresa, come accaduto ieri.

Il baricentro è più alto, l'atteggiamento è differente: il Lecce non ha paura di nessuno e la gente vuole proprio questo. Il Milan ha fatto 2 gol, ne avrebbe potuti fare 3: l'analisi sulla bontà della proposta di gioco dei salentini non sarebbe cambiata. I due punti mancati lasciano l'amaro in bocca, ma nemmeno tanto, perchè se si gioca cosi non si retrocede.

I SINGOLI

Sarebbe il caso di dedicare una serenata ad Alexis Blin, tuttavia proveremo a contenerci.
L'assenza del francese a centrocampo nelle prime dieci partite è stata recriminata spesso a Baroni, che ha dato più di una chance a Bistrovic, Askildsen e anche Helgason. 
Per poi tornare a casa. Il Lecce raggiunse la promozione in seguito ad uno sprint primaverile caratterizzato da tre aggiustamenti in formazione, ovvero il ritorno di Di Mariano, la presenza fissa di Gallo e l'inserimento di Blin mezzala.

Ai tempi sembrava la mossa della disperazione perchè sulla carta Majer, Faragò e Helgason erano mezzali mentre Blin mediano. Si rivelò la fortuna del Lecce. Così è stato anche in Serie A, dove Baroni le ha provate tutte, ma in fin dei conti si torna sempre dove si è stati bene.
Il francese valorizza tutti, soprattutto Hjulmand, a cui copre le spalle.
E gioca come un guerriero. A modo suo sa anche attaccare, tanto da aver messo nel panico Theo Hernandez. Si parla tanto di Hjulmand e Gonzalez, ma senza Blin gli altri due tasselli del reparto non renderebbero allo stesso modo.

L'altro uomo della svolta è stato Colombo, probabilmente il singolo maggiormente valorizzato dallo staff di Baroni, che ci ha scommesso tanto nonostante i mugugni. 
Una piccola parentesi a proposito. Dopo 10 partite Colombo era scarso. Dopo 18 partite è scarso Ceesay. Dopo 25 minuti Persson, che l'ultima partita l'aveva giocata in Primavera. I tifosi-allenatori dovrebbero spogliarsi della seconda veste e pensare alla squadra che sta piuttosto bene in classifica, lasciando lavorare chi è del mestiere.

Il classe 2002 è quello che maggiormente si abbina alla proposta di gioco di Baroni ed è un valido terminale offensivo. Serve un'altra punta? Per andare in Conference League si. Per la salvezza, il Lecce sta fin troppo bene con questo trio. Per info chiedere alle dirette rivali com'è la loro situazione in attacco.

Di Francesco in Serie A non faceva così bene da anni. È tornato ai livelli del Sassuolo, quando raggiunse l'Europa. Il Lecce lo ha preso dalla SPAL a pochi soldi e lo sta valorizzando, dopo averlo aspettato. Un Di Francesco al top consegna ai salentini la possibilità di giocare Banda come dodicesimo uomo, un po' come fu Douglas Costa per Allegri. Proporzioni esagerate, ma anche lo zambiano verrà fuori.

Poi la crescita di Baschirotto, Hjulmand, Gonzalez… ed il ritorno del calciatore Samuel Umtiti.
Lecce è stata la scelta perfetta per il campione del mondo, trattato da Baroni, giustamente, come tutti gli altri. Ha fatto tanta panchina, non dimentichiamolo: quel posto se l'è preso con merito.
Il Via del Mare lo esalta e vederlo giocare è meraviglioso.

LE PROSPETTIVE

Questo Lecce merita di essere sostenuto a 360 gradi; è un discorso che non riguarda solo gli idoli alla Baschirotto, ma soprattutto chi sta giocando meno come Ceesay e Pezzella, giusto per citarne due. I salentini sono rinati buttando dentro i calciatori con meno minutaggio e da qui a giugno serviranno tutti.

L'ambiente deve sostenere la formazione di Baroni soprattutto ora: all'orizzonte ci sono tre scontri diretti. Il Lecce non perde da sei partite (assurdo) e se dovesse continuare con questa striscia scriverebbe la storia. Tuttavia non bisogna dimenticare che esistono anche gli avversari e proprio per questo motivo un eventuale passo falso andrebbe vissuto con serenità.

La salvezza non sarà una passeggiata, ma una cosa è certa: con questo clima magico il Lecce la raggiungerà.

I salentini oggi preoccupano chiunque, si sono guadagnati il rispetto della Serie A e tutto nasce dalla grande dedizione degli addetti ai lavori e dalla passione della gente.
Una simbiosi che, di questo passo, darà grandi soddisfazioni.