Murra a Inconvocabili: "Trovo irrispettoso chiedere l'ingresso di nuovi soci"
Nella puntata odierna andata in onda su Twitch si è parlato delle richieste di una parte della piazza di far entrare nel club soci più facoltosi
Nella puntata di Inconvocabili, andata in onda questa mattina su Twitch, si è parlato del modello di gestione adottato dall’attuale cordata di imprenditori salentini e della vogliadi alcuni tifosi di vedere l’ingresso di nuovi investitori facoltosi all’interno della società. Ecco il pensiero di Vittorio Murra.

Nuovi soci: una richiesta irrispettosa
Il Lecce ha questa composizione societaria che ha dovuto ingegnarsi per fare calcio. Molto spesso questo ingegno, che viene apprezzato da tutti, viene disprezzato dai suoi stessi tifosi. Penso che sia una forma di maleducazione quando leggo sui social “che Sticchi debba far avvicinare uno sceicco o uno con i soldi”. Sembrerebbe come a voler dire: “Ci hai portati fin qua, ora puoi andare e lascia il Lecce a uno che ha soldi da buttare”. Lo trovo irrispettoso e maleducato chiederlo ad una società sana, anche perché potrebbe essere l'inizio della nostra rovina uno con i soldi, perché comincerebbe a spendere, ma male.
L'interesse degli imprenditori verso il calcio
Gli imprenditori, soprattutto stranieri, hanno altri interessi oltre al calcio. Nessuno fa calcio perché è innamorato della squadra. La certezza che abbiamo qui a Lecce è che ci sono dirigenti innamorati. Io preferisco dirigenti innamorati e con poca disponibilità economica piuttosto che gente che non è innamorata di questa squadra ed ha molta disponibilità.
Tutto e subito o step-by-step?
Preferisco che Sticchi Damiani stia qui per altri vent'anni e che ci porti in Europa League dopo trent'anni di calcio, anziché portarci in Europa League in tre anni ed al quarto o quinto ci fa fare la fine della Sampdoria, che adesso non riesce a staccarsi dagli ultimi posti di Serie B e non riesce ad avere una società sana, perché è pieno di debiti.
Fondi: un valore aggiunto?
A parlarne fu lo stesso presidente del Lecce Sticchi Damiani in un'intervista rilasciata al Nuovo Quotidiano di Puglia, in cui affermò che spesso certi ingressi nelle compagini di Serie A, come quelli di grossi fondi stranieri, “non hanno dato un valore aggiunto, ma hanno solamente tamponato enormi falle che queste società avevano realizzato nel tempo”.
L'auspicio di Sticchi Damiani
Il suo auspicio, dunque, è sempre stato quello di avere “un grande partner che ci porti valore aggiunto su qualcosa che oggi noi non possiamo fare”. Il riferimento, in questo caso, è alle strutture del club. Inoltre, l'auspicio è anche quello di mantenere il controllo della società, senza lasciarlo ad un possibile investitore che comprerebbe il 51% delle quote.
Esempi moderni
Oltre al già citato esempio della Sampdoria, un altro può essere quello del Monza: la famiglia Berlusconi, infatti, non ha avuto interesse nel continuare ad investire “a fondo perduto” una volta morto l'ex presidente del Milan. Persa questa figura cardine, i brianzoli hanno smobilitato e sono scesi in B.
Uno degli esempi forse più significativi è all'estero, ed è il caso del Malaga, acquisito nel 2012 dallo sceicco qatariota Al Thani. La squadra andalusa riuscì a raggiungere la Champions League, il futuro sembrava roseo, ma per via di alcuni screzi lo stesso perse interesse nell'investire nel club. Risultato? Il Malaga è ora stabilmente in Segunda Division. E che dire del Palermo, squadra entrata nel City Group (gruppo che detiene il Manchester City) ma che ancora fatica ad uscire dal pantano della Serie B. Ma anche il Catania, di proprietà del ricco imprenditore australiano Pelligra ed ancora relegato in Serie C.
Insomma, un socio ricco non è sempre sinonimo di successo e non tutti i proprietari sono come gli Hartono del Como, come i Pagliuca dell'Atalanta o i Saputo del Bologna.






