Biscotto o pasticciotto? Udinese-Genoa e quel rigore…

Odiamo i complottisti, odiamo chi adduce delle scuse e chi crede che nei confronti del Lecce sia in atto una campagna di distruzione per far retrocedere i giallorossi. Dopo questa doverosa promessa, iniziamo a parlare del tema di questo articolo, che ha l’unico scopo di evidenziare dati reali, commentandoli imparzialmente.

Al Genoa, in questo campionato, sono stati concessi 15 calci di rigore, 5 dei quali dopo la sosta forzata dovuta al Coronavirus. Ora, potremmo discutere su ogni penalty e probabilmente ognuno avrebbe un’opinione diversa, anche perché abbiamo visto come gli stessi arbitri, nonostante abbiano delle linee guida da seguire, spesso interpretino in modo differente situazioni uguali o molto simili. L’unico calcio di rigore sul quale vogliamo soffermarci oggi, però, è quello ottenuto dal Genoa nel match di domenica scorsa contro l’Udinese. Non lo abbiamo fatto prima non perché ce ne fossimo dimenticati, ma semplicemente perché, a nostro avviso, era più importante concentrarsi sulla sfida di ieri contro la Lazio.

Bene, il tiro dagli undici metri concesso ai rossoblu al minuto 95 della partita contro i friulani è netto e su questo crediamo ci siano pochi dubbi. Il difensore bianconero travolge Biraschi, colpendolo al piede in area di rigore. Nulla da eccepire insomma.

In realtà, regolamento alla mano si potrebbe parlare di “errore tecnico” a causa proprio di quel calcio di rigore. Pinamonti, infatti, si presenta sul dischetto a recupero ormai scaduto. L’attaccante ex Inter calcia e trova sulla sua strada un attento Musso, che respinge. Nel momento in cui l’estremo difensore dei padroni di casa para la conclusione dagli undici metri del calciatore rossoblu, l’arbitro avrebbe dovuto decretare la fine del match e non permettere all’attaccante di ribadire in rete la corta respinta del portiere argentino.

Mentre scriviamo immaginiamo le vostre facce perplesse e proprio per questo vi riportiamo la norma che regolamenta tale situazione di gioco, cosi da eliminare ogni dubbio su quanto scritto in precedenza: “Recupero deve essere assegnato affinché un calcio di rigore sia eseguito e completato alla fine di ciascun periodo della gara o dei tempi supplementari. In questi casi, il tiro è completato quando, dopo essere stato eseguito, il pallone cessa di muoversi, esce fuori dal terreno di gioco, viene giocato da un qualsiasi calciatore (incluso chi ha eseguito il tiro) diverso dal portiere difendente o l’arbitro interrompe il gioco per un’infrazione commessa dalla squadra che ha eseguito il rigore. Se un calciatore della squadra difendente (incluso il portiere) commette un’infrazione e la rete non viene segnata, il calcio di rigore sarà ripetuto”.

Qualcuno ha parlato di “biscotto” tra le due compagini, ma in realtà, rimanendo in tema di dolci, noi parleremmo più di “pasticciotto” del direttore di gara e di tutti i componenti di quella che una volta era chiamata quaterna arbitrale, ma che ora è stata integrata con il VAR.

Il Genoa ha conquistato un altro punto, l’Udinese ha perso l’occasione per allontanarsi definitivamente dalle sabbia mobili e gli arbitri hanno ancora una volta dimostrato come il regolamento venga applicato a sprazzi. Ci sarebbero stati gli estremi per richiedere un errore tecnico e la conseguente ripetizione della partita, sebbene a nostra memoria non ricordiamo decisioni di tal genere. Spiegato l’accaduto torniamo a goderci quanto di buono fatto dai giallorossi ieri sera, perché adesso quella è davvero l’unica cosa che conta. Il Lecce c’è e ci sarà fino alla fine e da ieri questo lo sanno anche a Genova.