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di Roberto Planca

Bello questo Lecce. Magari sporco, brutto e cattivo ma bello. Siamo una piccola realtà che questa Società vuole fortemente far crescere e dimorare stabilmente nel calcio che conta. Innanzitutto i conti in ordine, sia perchè non ci sono risorse stratosferiche, ma solo i sacrifici dei soci, sia perchè è la base assolutamente indispensabile se non si vuole essere meteora che appare e velocemente scompare. Lasciando dietro di se recriminazioni.

L’aveva detto sin da subito il Presidente (che non finirò mai di ringraziare insieme ai soci tutti della Società) che ci siamo ritrovati (con sudore e lacrime dopo sei anni di inferno) forse un po’ troppo presto, rispetto a quanto preventivato, nell’olimpo del calcio. Ma nessuno si è tirato indietro quando c’è stato da fare il doppio salto. E adesso ci troviamo a risolvere un’equazione difficilissima: tenere i conti in ordine e allo stesso tempo, con le poche risorse a disposizione, tentare l’impresa di mantenere la categoria, facendo leva sulle intuizioni del DS, in accordo con l’allenatore e la Società, sulle capacità indubbie di Liverani, su una Società composta da persone serie prima che da tifosi e su un gruppo di giocatori che hanno sposato la fatica, l’abnegazione, il sacrificio, la grinta come valori assolutamente necessari se si vuole coronare il sogno.

Troppi infortuni, troppi rientri affrettati per necessità e carenze di organico, avevano condizionato l’ultima parte di questo campionato. Una realtà come quella descritta, non puo’ permettersi assenza di peso, cali di tensione, elementi non al meglio fisicamente per diverse partite. Abbiamo equilibri solidi e fragili allo stesso tempo, e ugualmente abbiamo bisogno di tutte le risorse per sopperire all’abisso tecnico che c’è fra di noi e la gran parte delle altre squadre. Questo gruppo di giocatori si è votato (con pochissime eccezioni, dovute principalmente a condizioni fisiche) alla causa facendone una bandiera. E’ bastato che ci ritrovassimo con undici in buone condizioni e decisi alla lotta per realizzare il piccolo grande miracolo ammirato con l’Inter. E mi basta vedere come un sardo (con il profondo senso di appartenenza alla sua terra, come è sacrosanto che sia), dico Mancosu, si è fatto conquistare da Lecce e dal Lecce, ed interpretare il suo ruolo di capitano e trascinatore, con un entusiasmo splendido, come si è legato anima e corpo a questi colori, per capire che se finalmente la sfortuna malefica di infortuni a catena ci abbandonerà….dai che ce la facciamo.

P.S. Mi ha commosso profondamente l’esultanza di Mancosu al suo gol. Diceva…IO e poi faceva segno verso il pubblico dicendo altro che non ho letto nel labiale. Ecco mi piacerebbe tanto che qualcuno potesse chiedergli cosa diceva. Sicuramente erano parole che mi farebbero emozionare. Qualcuno puo’ chiederglielo? Gliene sarei grato.