Simona De Simone. Gli inizi, il teatro, un film e Cannes: storia di un talento leccese

Usciva venti giorni fa nelle sale cinematografiche “Forse è solo mal di mare”, il film con Mariagrazia Cucinotta prodotto da Cibbé Film. Regia di una leccese doc: Simona De Simone.

L’abbiamo incontrata per farci raccontare meglio le sue passioni e questa spettacolare avventura vissuta tutta d’un fiato. Inaspettata ma profonda.

Simona, partiamo dall’inizio: come mai il cinema?
“Frequentavo il DAMS di Lecce quando sentivo che dentro di me nasceva la voglia di confrontarmi con le storie che studiavo sui libri. Volevo cominciare a vivere sulla mia pelle quelle esperienze. Così ho incontrato il teatro. Mi sono trasferita prima a Roma, poi Bari e poi Parigi. Qui ho lavorato ad un progetto di teatro sperimentale, nato su un testo che avevo scritto, che prevedeva la realizzazione di video da proiettare durante lo spettacolo”. 

E’ cominciato tutto da qui?
“Si. Ho avuto la mia prima esperienza cinematografica se vogliamo. Mi trasferì a Firenze per studiare regia cinematografica e cominciai a lavorare sui primi set. Ho scritto e diretto un mediometraggio che ha fatto il giro del mondo. Si chiama Satyagraha”.

Di cosa si tratta?
“E’ stato un lavoro che è durato 2 anni. Il film tratta il tema della reincarnazione. Immaginate il lavoro che c’è dietro per creare ambientazioni in epoche diverse. Diverse persone mi hanno detto che avrei dovuto cominciare con qualcosa di più semplice. Ma ce l’abbiamo fatta”.

Il Salento è terra di arte, indubbiamente, ma solitamente legata alla musica, alla pittura, alla poesia. Il cinema?
“Vivo fuori da ormai 10 anni ma questo è un legame indissolubile. La Puglia oggi è una delle location più gettonate per le produzioni. Io stessa ambienterò il mio prossimo film nel Salento. Non credo esistano difficoltà oggettive per chi voglia cominciare questo percorso. E’ chiaro che Roma, Milano o Firenze concedono opportunità diverse, credo però che ogni artista debba vivere nel luogo che sente più vicino e d’ispirazione per il suo processo creativo, senza dover seguire per forza le tendenze”.

“Forse è solo mal di mare”. Che idea è? [leggi la trama, guarda il trailer]
“E’ un’idea di Matteo Querci. Avuta circa 9 anni fa durante un viaggio a Linosa, un’isola sperduta del Mediterraneo. L’ha colpito parecchio. Ci abbiamo fatto un film, cominciato la scorsa primavera per due mesi, poi dopo un anno eravamo a Cannes”.

Come è stato essere presenti sul set?
“Girare un film a Linosa vuol dire immergersi nella natura selvaggia, in una realtà senza tempo che, inevitabilmente, influenza ogni tua giornata. L’isola ha pochissimi abitanti, un paio di bar, di ristorantini e di market. Troupe e cast hanno condiviso le stesse strade, le stesse casine, anche le stesse sensazioni a volte disorientanti, ogni giorno del set. Un’esperienza davvero unica a livello umano e professionale”.

Ora la domanda che non ti aspetti: a chi ti ispiri?
“Definisco la mia una ricerca artistica e spirituale molto intima. Ci sono grandi film e grandi maestri che continuano ad alimentare questo sogno, come Federico Fellini, Paolo Sorrentino, Terence Malick, Kim Ki Duck, Park Chan-wook, Asghar Farhadi, Nicole Garcia, Guillermo Arriaga”.

Quale film avresti voluto girare?
“Senza dubbio Lezioni di piano di Jane Campion”.

Quello che non gireresti mai?
“Un cinepanettone”.

Se Netflix ti proponesse di fare qualcosa?
“Immagino una serie ambientata in un’epoca lontana dalla nostra, che racconti storie di amori impossibili e segreti”.

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