Pittule salentine: ricetta tradizionale, ingredienti e preparazione
Dosi per circa 50 pittule, impasto, lievitazione, temperatura dell’olio e varianti tipiche del Salento: tutti i passaggi in un’unica pagina.
Le pittule salentine sono frittelle di pasta lievitata, morbide all’interno e dorate all’esterno, legate soprattutto ai mesi autunnali e invernali e alle tavole delle feste. Nel Salento sono particolarmente associate al periodo dell’Immacolata, ma si preparano anche come antipasto, aperitivo o piatto da condividere.
La ricetta di base qui proposta mantiene le dosi già utilizzate nella versione originaria dell’articolo, tratta da Chef Silvy di Ricette in Armonia, e raccoglie in un’unica pagina ingredienti, lievitazione, frittura, varianti e consigli pratici.
Pittule salentine: ingredienti per circa 50 pezzi
- 500 g di farina 00
- 500 ml di acqua a temperatura ambiente
- 10 g di lievito di birra fresco
- 10 g di sale fino
- circa 1 litro di olio di semi per friggere, preferibilmente di arachidi o girasole alto oleico
Preparazione: circa 20 minuti. Lievitazione: circa 2 ore. Frittura: 20-30 minuti. Difficoltà: facile.
Come preparare le pittule salentine
Preparare l’impasto
Versate la farina in una ciotola capiente e sbriciolate il lievito. Aggiungete l’acqua poco alla volta, mescolando con una spatola robusta o con le mani. A metà lavorazione unite il sale e continuate a incorporare l’acqua.
L’impasto delle pittule deve restare molto morbido e appiccicoso: non va trasformato in un panetto compatto. Lavoratelo energicamente per alcuni minuti, sollevandolo e sbattendolo nella ciotola, fino a ottenere una pastella elastica, uniforme e senza grumi.
La lievitazione
Coprite la ciotola e lasciate lievitare in un luogo riparato per circa 2 ore, o comunque fino a quando l’impasto sarà aumentato nettamente di volume e presenterà numerose bolle. Con temperature basse i tempi possono allungarsi: in questo caso è preferibile utilizzare il forno spento con la sola luce accesa.
La temperatura giusta per friggere
Scaldate abbondante olio in una pentola dai bordi alti e portatelo a 170-180°C. Un termometro da cucina è il sistema più preciso per controllare la temperatura. Se l’olio è troppo freddo le pittule assorbono grasso; se è eccessivamente caldo coloriscono all’esterno prima di cuocere bene all’interno.
Formare e friggere le pittule

Bagnate o ungete leggermente due cucchiai. Con il primo prelevate una piccola quantità di impasto, poco più grande di una noce, e con il secondo fatela scivolare nell’olio.
Friggete pochi pezzi per volta per evitare che la temperatura scenda rapidamente. Girate le pittule durante la cottura e lasciatele nell’olio per circa 2-3 minuti, finché saranno gonfie e uniformemente dorate. Scolatele con una schiumarola e trasferitele su carta assorbente.
Le varianti delle pittule salentine
La versione semplice è solo il punto di partenza. Nelle cucine salentine l’impasto viene spesso arricchito con ingredienti diversi. Tra le varianti più diffuse ci sono le pittule alla pizzaiola, con pomodoro, olive, capperi e origano, quelle con cavolfiore o verdure e le versioni con baccalà.
Gli ingredienti aggiuntivi devono essere ben scolati e tagliati in pezzi piccoli: troppa acqua o pezzi troppo grandi rendono più difficile la frittura e possono rompere la struttura dell’impasto.
Gli errori da evitare
- Aggiungere troppa farina: l’impasto deve restare morbido e appiccicoso.
- Friggere prima che la lievitazione sia completa: le pittule rischiano di risultare compatte.
- Riempire troppo la pentola: l’olio si raffredda e la frittura diventa più unta.
- Formare pezzi troppo grandi: possono scurirsi fuori e restare crudi al centro.
Come servire e conservare le pittule
Le pittule danno il meglio appena fritte, ancora calde ma non bollenti. Se avanzano, possono essere conservate per la giornata in un contenitore ben chiuso e ravvivate per pochi minuti in forno caldo. La frittura appena fatta resta comunque il modo migliore per apprezzarne consistenza e fragranza.

