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GLI INSULTI

Cori razzisti dei supporter bresciani: e ora la giustizia sportiva che fa?

Scritto da Redazione  | 

Lecce-Brescia è stata una partita combattuta, equilibrata e ben giocata dalle due squadre. La gara è terminata 1 a 1 ed il risultato, alla fine, ha lasciato soddisfatti entrambi gli allenatori, che non hanno così perso terreno in classifica rispetto all’avversario.

La sfida del Via Del Mare si è giocata davanti a poco più di 12000 spettatori, con anche 260 tifosi bresciani arrivati dalla Lombardia per sostenere le Rondinelle.

Bene, in questo articolo vogliamo parlare proprio di loro, dei supporters bresciani tanto belli e rumorosi durante gran parte della sfida, quanto inopportuni e razzisti in alcuni frangenti dell’incontro.

A dire il vero, i tifosi delle Rondinelle hanno sostenuto a squarciagola i loro beniamini ma ad intervalli regolari durante il match hanno anche intonato cori discriminatori verso il pubblico salentino.

Terun” con annesso battimani, “Come ca…o parlate, non vi capite” e per finire “Salentino nomade”, cantata sulle note della celebre Dragostea Din Tei. 

Ora, vogliamo dire la nostra su questi cori, senza scadere nel vittimismo che non ci appartiene ma analizzando soltanto quanto accaduto. Innanzitutto, ci piace sottolineare la maturità del pubblico salentino, che ha ignorato totalmente le urla provenienti dal settore ospiti, fregandosene in modo signorile degli insulti dei tifosi bresciani. La Curva Nord leccese ha sì intonato cori contro la formazione avversaria, ma questi erano i soliti che si sentono in uno stadio di calcio e che non hanno nulla a che vedere con la discriminazione territoriale nella quale, invece, sono caduti i supporter lombardi. 

In seconda battuta, abbiamo provato a capire le conseguenze che queste azioni avrebbero potuto avere sull’incontro, se la società giallorossa fosse intervenuta durante la gara, magari infastidita da tanta stupidità.

Il Codice di giustizia sportiva, infatti, all’art 28 comma 1 dice che “si ritiene comportamento  discriminatorio ogni  condotta  che,  direttamente  o  indirettamente, comporta un’offesa, una denigrazione o un insulto per motivi di razza, colore, religione,  lingua,  sesso,  nazionalità,  origine  anche  etnica,  condizione  personale  o  sociale”. 

Al comma 4 sempre dell'articolo 28, invece, il Codice di giustizia sportiva chiarisce le responsabilità della società i cui sostenitori intonano cori o grida discriminatori, stabilendo che “tali società sono responsabili per l’introduzione o l’esibizione negli impianti sportivi da parte dei propri sostenitori di  disegni, scritte, simboli, emblemi o per cori, grida e ogni altra manifestazione che siano, per dimensione e percezione reale del fenomeno, espressione di discriminazione. 

Qualora la violazione avvenga per la prima volta si applica la sanzione minima, stabilita dall’articolo 8, comma 1, lettera d, che prevede l’obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori; Qualora, invece, alla prima violazione si verifichino fatti particolarmente gravi e rilevanti, possono essere  inflitte, anche congiuntamente e disgiuntamente tra loro, la sanzione della perdita della gara e le altre stabilite sempre dall'art 8 e riguardanti l’obbligo di disputare una o più gare a porte chiuse; squalifica del campo per una o più giornate di gara o a tempo determinato fino a due anni; la penalizzazione di uno o più punti in classifica; se la penalizzazione sul punteggio è inefficace in termini di afflittività nella stagione sportiva in corso è fatta scontare, in tutto o in parte, nella stagione sportiva seguente; la retrocessione all'ultimo posto in classifica del campionato di competenza o di qualsiasi altra  competizione agonistica obbligatoria; la retrocessione all’ultimo posto comporta comunque il  passaggio alla categoria inferiore”.  

C'è da dire anche che i tifosi delle Rondinelle non sono nuovi a questi tipi di insulti, visto che nel febbraio del 2020, poca prima della pandemia, avevano intonato cori deprecabili contro Napoli. Dai classici “salti” se non si nati a Napoli al più ricercato “Napoletano coronavirus”, che ha accompagnato tutto il secondo tempo della sfida tra Rondinelle e partenopei. 

Insomma, probabilmente questi cori non dovrebbero passare inosservati perché il problema del razzismo in Italia esiste e non riguardo solo offese nei confronti di calciatori di colore. Non fa differenza, infatti, chi sia il destinario dell’insulto, perché alle partite assistono tanti bambini, che dovrebbero solo imparare i valori dello sport, con la competizione che non dovrebbe mai sfociare in discriminazione.

Brescia è il passato, i tifosi del Brescia ormai lontani ma ancora una volta abbiamo assistito a qualcosa che non ha nulla a che fare con il calcio, con lo sport in generale e soprattutto con la sana rivalità tra due squadre che si stanno giocando la promozione in Serie A. 


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