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800 mila euro. Questo è stato all’incirca l'investimento compiuto dal Lecce nell’estate del 2019 per portarlo nel Salento. 

Stiamo parlando del terzino colombiano Brayan Vera, meteora giallorossa che porta con sé tanti rimpianti per ciò che poteva essere e non è stato per diversi motivi.

Nel Salento mai protagonista 

Brayan è stato notato da Mauro Meluso, allora direttore sportivo del Lecce, durante il Mondiale Under 20. All’epoca era un terzino emergente, di gamba ma anche di qualità, con una prestanza fisica imponente che gli permetteva di rappresentare un’arma sulla sua fascia di competenza.

È arrivato nel Salento acerbo tatticamente e forse non ancora all’altezza di un campionato difficile e competitivo come la Serie A. Nella sua prima esperienza con il club salentino, con Fabio Liverani in panchina, ha giocato solo 9 partite, soffrendo maledettamente in fase difensiva.

Brayan Vera

Cosenza, Lecce e poi la Colombia 

La dirigenza giallorossa ha deciso, quindi, di mandarlo in prestito a Cosenza, per maturare, giocare con continuità e crescere in un campionato, quello cadetto, di sicuro meno complicato della Serie A. 

Vera, in effetti, ha dato dimostrazione delle sue qualità ed ha contribuito alla salvezza dei calabresi, arrivata in finale play out. Dopo quel prestito e sole tre altre presenze nel Lecce fino a gennaio, nel 2022 è stato ceduto in Sudamerica, esattamente nel Cd America in Colombia.

Nuovo ruolo, nuova vita 

Alla fine, però, la sua carriera ha preso una piega inaspettata: il Salt Lake, club di prima divisione della MLS americana, ha deciso di puntare su di lui, trasformandolo in un difensore centrale di qualità. In effetti, sfruttando le sue doti tecniche e la sua corporatura imponente, Vera può davvero vivere una seconda parte di carriera entusiasmante in quel ruolo. 

A dicembre del 2023, tra l'altro, è arrivata anche la prima convocazione da parte della Nazionale maggiore colombiana, segnale questo della sua crescita evidente. 

Lecce, il Salento e la Serie A sono un lontano ricordo. Lui, dal canto suo, qui non ha lasciato il segno ma forse non solo per demerito suo. A 20 anni non era ancora pronto per il grande salto. 

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