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L'INTERVISTA

Zeman: "Doping? In Italia c'è qualcosa che non va"

Scritto da Andrea Sperti  | 

 Zdenek Zeman, attuale allenatore del Foggia ed ex tecnico del Lecce,ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Fanpage, nella quale ha trattato diversi argomenti:

 RITORNO A FOGGIA – ““Cosa mi ha spinto a tornare ad allenare? La speranza che il Covid finisse. Durante il Covid era difficile fare calcio, allora ho aspettato che si risolvesse il problema per tornare a fare quello che più mi piace. Non ci ho mai pensato di smettere, avevo sempre voglia di dare qualcosa ai giocatori e ai tifosi. Perché Foggia? Ho sempre lavorato bene qui. È una piazza che vive di calcio, la gente si interessa, a me interessa dare qualche cosa alla gente e qua si può fare se uno lavora e riesce a fare quello che vuole”.

CARRIERA -  “La rivista France Football mi ha inserito tra i primi 30 allenatori nella storia del calcio? Io penso che ho dato e ho ricevuto. È normale che a fare tanti anni in Serie A si riceva qualcosa. Anche se non ho vinto niente la mia squadra ha sempre fatto parlare di sé per quello che faceva sul campo. Qualcuno c’è riuscito a togliermi dal campo, ma poi mi ci sono sempre ritrovato e sono contento così”.

DOPING E JUVENTUS - “Io ho parlato prima di abuso di farmaci. C’era gente che prendeva 20 pillole al giorno, non penso che chi fa sport ne abbia bisogno. Poi è venuto fuori che c’era doping vero. È stato tutto prescritto, come spesso accade qui, e si è chiusa la storia. In generale, le statistiche dicono che l’Italia è il paese più dopato del mondo in percentuale. C’è qualcosa che non va e non si riesce a risolvere. Parlo di sport in generale, non soltanto di calcio. Io contro la Juve perché non mi hanno mai preso in considerazione? Non è vero. È vero che tutti gli allenatori hanno ambizione di arrivare alla Juventus, ma dipende in che contesto ci si inquadra. Io avevo possibilità di parlare della Juventus più ai tempi di Boniperti che in altre occasioni”.

SUPERLEGA - “Non mi piace. Io penso che campionato nazionale ha il suo interesse e faccia da richiamo a tanta gente che lo segue. Se si levano 4-5 squadre, non ha più molto senso. Sul Var all’inizio ero contrario perché avevo fiducia negli arbitri, ma capisco che non sempre si può avere perché nessun arbitro è infallibile. Così come penso che neanche il Var sia infallibile. Sicuramente ha aiutato a risolvere situazioni che restavano irrisolte”.