Dal Carnevale di Mamoiada allo stadio: non è un viaggio, è un racconto
Dal Carnevale di Mamoiada alla Unipol Domus, cinque amici salentini tornano in Sardegna per una trasferta che ormai è diventata famiglia
di Stefano Filoni
Ci sono viaggi che iniziano con una partita in calendario. E poi ci sono viaggi che diventano molto di più.
Per il terzo anno consecutivo, cinque amici salentini sono tornati in Sardegna per vivere Cagliari-Lecce. Ma chiamarla “trasferta” sarebbe riduttivo. Perché qui non si viene solo per novanta minuti: si torna per un’amicizia che, anno dopo anno, ha smesso di essere casuale ed è diventata famiglia.
Mamoiada, dove le tradizioni si riconoscono

Il viaggio è iniziato nell’entroterra, a Mamoiada. Sabato e domenica immersi nel rito antico del Carnevale di Mamoiada, tra il passo solenne dei Mamuthones e il suono profondo dei campanacci che vibra nello stomaco prima ancora che nelle orecchie.
Nei vicoli si brinda, si condivide il vino, si sorride a sconosciuti che sconosciuti non restano mai. La tradizione sarda si mostra forte, viva, orgogliosa. E in quella forza i salentini si riconoscono. Perché anche la loro terra custodisce riti antichi, identità profonde, appartenenze che resistono.
È stato un momento di convivialità autentica. Un incontro tra culture che parlano la stessa lingua dell’orgoglio e dell’ospitalità.
E poi il porceddu. Per qualcuno una novità, un sapore nuovo che all’inizio incuriosisce e poi conquista. Come spesso accade con le cose vere: serve un attimo, poi restano dentro.
Gli imprevisti e la determinazione
Durante il tragitto verso Mamoiada, un piccolo imprevisto in auto e un infortunio hanno rischiato di cambiare l’umore del viaggio. Qualche dolore, qualche preoccupazione.
Ma niente può fermare chi parte con il cuore già pieno. Anzi, le difficoltà diventano parte del racconto. Si superano insieme, si trasformano in risate, in ricordi che un giorno faranno sorridere ancora di più. Perché essere tifosi non è solo cantare allo stadio. È scegliere di esserci, sempre.
Cagliari, l’abbraccio prima del calcio

Arrivati a Cagliari, il tempo scorre tra un pranzo condiviso e una cena carica di significato, in un luogo frequentato da Gigi Riva, simbolo eterno del Cagliari Calcio. Sedersi lì è come toccare la storia con mano.
Ma il momento più bello, come sempre, è l’incontro con gli amici rossoblù. Ci si vede prima della partita, ci si ritrova dopo. Si festeggia comunque, a prescindere dal risultato. Ci si sente parte della loro famiglia pochi secondi dopo averli salutati. Ci coccolano con una semplicità che non è facciata, ma natura.
Non è rivalità. È rispetto. È gemellaggio vero.
Il risultato e ciò che resta
Alla Unipol Domus Arena finisce 2-0 per i giallorossi. Vittoria meritata. Il Lecce gioca una grande partita, ma il calcio, a volte, decide così.
Eppure nessuno si arrabbia davvero.
Un tifoso cagliaritano prende la parola: dice che il Lecce merita la Serie A, come la merita il Cagliari. Dice di fare punti, perché l’anno prossimo vuole venire a Lecce con questi amici. “Forza Cagliari e forza Lecce.”
Due cori che non si scontrano, ma si affiancano.
In quel momento il risultato diventa quasi un dettaglio. Perché la vera vittoria è altrove: nell’abbraccio tra tifoserie, nella promessa di rivedersi, nella consapevolezza che il calcio può ancora essere umano.
Tra due mondi, un solo sentimento
Si torna a casa con il vento sardo addosso, con il suono dei campanacci ancora nelle orecchie, con il sapore del porceddu e del vino condiviso. Si torna con qualche acciacco e con il cuore pieno.
Tre anni consecutivi.
Non è più una coincidenza. È una storia.
Una storia di amicizia nata sugli spalti e cresciuta nei vicoli, nei ristoranti, nelle piazze in festa. Una storia che unisce il Salento e la Sardegna come due isole che si specchiano nel mare e si riconoscono simili.
Perché alla fine, oltre i colori, oltre il risultato, resta questo: la bellezza di sentirsi a casa anche a centinaia di chilometri di distanza. E la certezza che l’anno prossimo, da qualche parte — a Cagliari o a Lecce — ci si ritroverà ancora. 💛❤️



