Di Francesco: "Vincere le partite non significa mettere sei attaccanti"
Le parole del tecnico giallorosso al termine della ventiquattresima giornata di campionato Serie A
Eusebio Di Francesco si presenta in sala stampa dopo Lecce-Udinese rivendicando con decisione le proprie scelte tecniche e chiedendo compattezza all’ambiente, dentro e fuori dal campo.
Sulle scelte di formazione e sui cambi, il tecnico giallorosso è netto:
«Rifarei tutte le scelte. La squadra ha sempre avuto equilibrio», sottolinea, chiarendo come vincere non significhi snaturarsi: «Non vuol dire mettere sei attaccanti, ma mantenere il predominio». In questo senso, l’ingresso di Banda viene rivendicato come una scelta funzionale: «Ha la capacità di entrare e determinare».
Di Francesco si sofferma anche su Gaspar, simbolo di una squadra che non si disunisce: «Nel primo tempo ha commesso tanti errori, ma ha dimostrato di essere uomo. È rimasto dentro la gara». Una lettura che va oltre la prestazione secca e che rimanda a un concetto chiave per l’allenatore: la personalità. «Non posso farmi condizionare dagli umori, vado per la mia strada», ribadisce, chiedendo al pubblico sostegno: «Questa squadra ha bisogno di grande sostegno, ci ha messo anima e cuore».
Sulla partita, Di Francesco invita a non generalizzare: «Ogni partita ha una storia a sé». Il riferimento a Banda è diretto: «Contro il Parma ci ha tolto qualcosa, oggi ce l’ha ridato». Un passaggio che fotografa bene l’idea di un gruppo che cresce anche attraverso errori e risposte.
Il tecnico guarda avanti con prudenza ma fiducia: «Abbiamo un gruppo ben definito dopo il mercato e siamo una squadra unita. Mi auguro che sia così anche nelle prossime partite, ma è fisiologico trovare gare diverse».
Sul reparto offensivo, Di Francesco richiama la realtà del Lecce:
«Noi siamo il Lecce e dobbiamo mantenere determinati equilibri». Le scelte non sono ideologiche ma legate a ciò che la squadra può permettersi. Spazio quindi a valutazioni sui singoli: «Gandelman è molto bravo ad attaccare gli spazi che scopre l’attaccante».
E parole importanti anche per chi è subentrato: «Stulić è entrato benissimo, ha fatto 15 minuti strepitosi, dopo essersi allenato pochissimo con la squadra». L’allenatore sottolinea l’intensità del reparto: «Cheddira e Stulić hanno fatto una gara di grande intensità».
Sui mugugni al cambio Stulić-Cheddira, Di Francesco sceglie di chiarire meglio: «Magari Stulić capisce poco l’italiano e pensa che i mugugni siano per lui, invece che per me». Poi rivendica il metodo: «Non sono l’allenatore che inventa qualcosa. Io provo le cose, c’è un lavoro costante».
Nessuna scelta di pancia: «Non posso fare scelte coi sentimenti, devo farle con criterio». Consapevole del rischio: «Oggi mi è andata bene, altre volte può andare diversamente».
Il messaggio all’ambiente è chiaro: «Sosteniamo tutti quanti, poi alla fine prendetevela con l’allenatore». E il rapporto con il pubblico resta centrale: «Questo pubblico è meraviglioso, sotto tutti i punti di vista».
Nel finale, una dedica personale che chiude la conferenza su un tono umano: «Ho parlato di passione, amore e cuore: un calciatore deve sempre mettere questi aspetti in campo. Dedico la vittoria alla moglie del direttore Corvino per l’anniversario di matrimonio».






