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Prima della partita contro la Fiorentina, a Lecce si respirava un'aria non piacevole, la piazza aveva un'espressione triste, già sconfitta, come se le operazioni di mercato non riuscite avessero condannato inesorabilmente la squadra alla retrocessione. A febbraio. Follia!

Dall'altra parte il “Lecce squadra” ha fatto quadrato, D'Aversa è stato abile a lasciare fuori dalla porta dello spogliatoio le polemiche ed i ragazzi erano pronti a giocarsi la partita della vita, concentrati e sul pezzo.

E' iniziata così Lecce-Fiorentina, con i giallorossi che ci hanno messo una manciata di minuti a far dimenticare il mercato anche ai più accesi “contestatori”. Pressione, intensità, scambi in velocità, sempre primi sulle palle sporche, il Lecce di D'Aversa in quarantacinque minuti aveva annichilito gli avversari colpendo pali e traverse, tiri fuori di un soffio, attaccando a folate e riconciliando l'intero stadio con il calcio giocato. Misero il risultato di uno a zero con cui i giallorossi sono andati a riposo, ma meritato. 

Nella seconda frazione un solo tiro in porta degli avversari è finito in rete e la “maledizione” delle ultime partite si è affacciata nuovamente in casa giallorossa. A dare seguito a questa paura ci ha pensato Falcone, goffo su un appoggio laterale ad un compagno e “gollonzo” della viola. Risultato insperato per gli uomini di Italiano che vedevano premiata la loro totale incapacità di tenere testa al Lecce. Pazzie del calcio. I giallorossi stavolta hanno accusato il colpo, il doppio schiaffo ha prodotto una decina di minuti di sbandamento ma contrariamente al passato D'Aversa non è stato lì a guardare, si è tolto il “gesso” ed ha iniziato a fare ciò che sa fare meglio: l'allenatore. Prima ha inserito la seconda punta accanto a Krstovic, Piccoli, al posto di uno stremato Oudin, poi non vedendo risultati apprezzabili perchè anche Kaba era crollato fisicamente, ha messo Gonzalez a sostegno di Blin e Sansone al posto di Banda passando ad un vero e proprio 4-2-4; non contento ha azzardato ancora di più con Dorgu, Gallo infatti era stanchissimo per aver tenuto perfettamente a bada Nzola, il doppio di lui, per tutta la partita. Il Lecce ha ricominciato a giocare, D'aversa con qualche sostituzione aveva cambiato il volto della squadra, l'assetto, le posizioni e stavolta con i tempi giusti, non a cinque minuti dalla fine della partita.

I tifosi e specialmente la Curva Nord non hanno mai smesso di incitare, di sostenere, partecipi del dramma sportivo che stava vivendo la squadra; poi ci ha pensato Piccoli che è arrivato in cielo e con un colpo di testa incredibile ha riportato il Lecce in parità. Due a due. 

Dorgu Berisha Gendrey

Ora mancano pochissimo alla fine, praticamente resta da giocare il recupero di quattro minuti, ma si vede dalla postura che i calciatori del Lecce non si vogliono accontentare, vogliono la vittoria. Krstovic è un indemoniato e mentre l'arbitro attende l'okey dal VAR per la convalida del gol e per consentire alle squadre di riprendere il gioco, va a scuotere personalmente tutti i compagni. 

Lo stadio è in religioso silenzio ma quando riprende la partita i giallorossi hanno la fame che serve, sradicano il pallone dai piedi degli uomini di Italiano e si buttano in avanti: tiro di Krstovic respinto a fatica dall'estremo difensore viola, sulla palla si avventa Dorgu, il “ragazzino” e con un tiro che sfida le leggi della fisica mette la palla all'incrocio dei pali. 

Vittoria! 

Insperata quanto meritata, tre punti che servivano come l'oro; finalmente il Lecce è riuscito a sconfiggere se stesso, le sue paure i suoi cali preoccupanti ed è emerso prepotentemente quell'aspetto che tanto ci è sempre piaciuto per larghi tratti delle partite disputate: la squadra seppur in difficoltà “numerica” nel suo insieme, a causa di infortuni e Coppa d'Africa, ha sempre combattuto ed è stata “viva”.

Questa vittoria vorremmo che potesse godersela interamente anche d'Aversa insieme ai suoi ragazzi, perchè a nostro avviso è principalmente sua. Della sua voglia di tornare ad incidere, di osare, anche di sbagliare, insomma di fare l'allenatore durante una partita e non solo in allenamento.

Le intuizioni, la capacità di vedere le partite e leggere in corsa quello che bisogna fare è una dote rara che va custodita, protetta ed utilizzata quando è necessario.

Bentornato mister.

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