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L’EDITORIALE DI MARINI

Ascoli-Lecce: due punti persi o uno guadagnato?

Scritto da Marco Marini  | 
foto di Giulio Paliaga

Propendiamo per la prima ipotesi, non siamo “cannibali” e sappiamo perfettamente che non si possa vincere sempre ma questa partita, per come si era messa, il Lecce meritava e doveva portarla a casa per intero.

Andiamo per gradi: i giallorossi entrano in campo con la voglia di segnare, aggrediscono gli avversari, gli uomini di Sottil non ne capiscono niente e non riescono ad arginare gli ospiti. Il Lecce macina gioco, pressa a tutto campo, induce ad errori in serie i bianconeri, va anche in vantaggio ma commette un grave errore: qualche interprete pecca di egoismo, alla luce del risultato finale probabilmente questo atteggiamento vanifica la netta superiorità; insomma non si riesce a raddoppiare. Poi, come il calcio insegna, c'è l'ovvio ritorno degli avversari sul finire di primo tempo, nulla di che ma tanto basta per convincere Baroni, già nell'intervallo, a sostituire Helgason (stanco per le partite con la sua nazionale) con Blin. Onestamente con questa mossa, nei primi dieci minuti della ripresa, il Lecce sembra aver ripreso le misure all'Ascoli ma col passare dei minuti e con le sostituzioni “offensive” operate da Sottil, i giallorossi arretrano colpevolmente il baricentro, sbagliano le uscite, non riescono a ripartire e se fino ad allora avevano corso in avanti, aggredendo, da quel momento in poi iniziano a correre indietro, cioè ad inseguire. Atteggiamento pericolosissimo, perchè basta il minimo errore per trovarsi in inferiorità numerica più volte, finchè il gol si prende. Come è successo.

Ora resettate tutto ciò che avete letto, perchè Baroni (forse un po' in ritardo) sostituisce alcuni uomini ed il Lecce potrebbe nuovamente passare in vantaggio e chiudere la disputa; Coda stavolta sbaglia dopo che Olivieri lo mette da solo davanti a Leali. Il portiere ascolano si ripete dopo pochi minuti sempre su Coda, su punizione, e la partita finisce con un risultato di parità. Le occasioni nitide passate dal bomber però fanno intendere che al netto di tutte le osservazioni prodotte, il Lecce la partita avrebbe potuto vincerla ugualmente.

Ma le considerazioni vanno fatte, risultato a parte ed allora facciamole: il Lecce ha sofferto nella seconda frazione di gioco il ritorno dell'Ascoli, buona squadra che ha sporcato la partita tra proteste e falli ma ci ha messo foga e cattiveria agonistica rischiando il tutto per tutto perchè ormai non aveva nulla da perdere e cercava il pareggio. Probabilmente, le sostituzioni in casa giallorossa sono state un po' tardive, o forse no, in ogni caso una che non è stata fatta è quella di Bjorkegren per Gargiulo. 

Perchè diciamo questo? 

Perchè abbiamo notato che il tecnico giallorosso, pur avendo in considerazione lo svedese, a volte lo impiega da centrale di un centrocampo a due raramente da mezz'ala. Nel secondo tempo, con l'ingresso di Blin, il Lecce è passato al 4-2-3-1 con Hjulmand e Blin davanti alla difesa mentre Gargiulo vertice alto a contrastare il loro play. Però l'ex Cittadella non ha trovato la giusta collocazione e spesso il centrocampo veniva preso d'infilata. Non c'è la controprova che la mossa Bjorkegren/Gargiulo avrebbe pagato però forse il tentativo andava fatto, riportando a tre il centrocampo.

Nella “querelleRodriguez “si o no” non vogliamo entrare. Pensiamo che Baroni sia un tecnico preparato e che sappia gestire i giovani: d'altronde Gendrey gioca al posto di Calabresi, prima dell'infortunio Gallo giocava al posto di Barreca ed Helgason, sicuramente un giovanissimo, è stato preferito inizialmente a Blin. Di conseguenza il ragionamento è semplice: Baroni non può essere considerato bravo o meno se fa giocare solo i “giovani” che vogliamo noi. Chiaro no?

La sosta ha interrotto la striscia di vittorie consecutive dei giallorossi, ma non i risultati: sono sette continuativi frutto di tre pareggi e quattro vittorie.

La classifica si sta delineando ed il Lecce c'è.