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Sarri contro la Coppa Italia. La formula ha penalizzato anche il Lecce

Scritto da Andrea Sperti  | 

Circa tre settimane fa il Lecce è sceso in campo all'Olimpico, in una sfida valevole per gli ottavi di finale di Coppa Italia contro la Roma.

 Proprio di questa competizione vorremmo parlare oggi, legandoci alle parole di Maurizio Sarri, tecnico della Lazio, che ha criticato fortemente la formula scelta per tale manifestazione alla vigilia della sfida che vede impegnati i biancocelesti nei quarti di finale contro il Milan:

“Dispiace che la competizione sia una delle più antisportive del mondo, con un sorteggio che non si sa dove, da chi e quando viene effettuato, palesemente realizzata per far arrivare in diretta televisiva certe squadre”.

Ecco, l’ex Napoli ha centrato il nocciolo del problema e aperto un dibattito che può, ci auguriamo almeno, lasciare strascichi per il futuro.

La Coppa Italia storicamente è stata sempre snobbata da tutti, ma soprattuto dalle piccole del nostro calcio, che non possono permettersi un altro impegno alla settimana oltre al campionato.

Le cosiddette grandi, invece, hanno utilizzato quasi sempre questa competizione per far giocare chi aveva meno spazio durante l’anno, dando spazio a giovani o a giocatori in odore di cessione.

Insomma, la Coppa Italia non è mai passata alla storia come la manifestazione più divertente e seguita del Paese ma quanto meno, fino a qualche anno fa, dava la possibilità anche a squadre dei campionati minori di misurarsi contro avversarie blasonate. Ricordiamo, ad esempio, che l’Alessandria qualche anno fa, nonostante giocasse in Serie C, è arrivata in semifinale di Coppa Italia e si è regalata una notta a San Siro contro il Milan.

Bene, da questa stagione il regolamento, che già favoriva le big, è cambiato ulteriormente, sempre in favore delle più forti. Le squadre di Serie C sono state eliminate dal sorteggio e le partite si disputano in casa della squadra meglio classificata nella stagione precedente.

Ecco allora che il Lecce per arrivare in finale, oltre che sui campi di Parma e La Spezia, avrebbe dovuto vincere anche all’Olimpico, poi a San Siro e in altri stadi che solo a nominarli fanno venire i brividi, contro avversari più attrezzati sia sulla carta che in campo che avrebbero beneficiato anche del fattore casa. 

Con questo discorso non vogliamo affermare che giocare in casa della compagine “più debole” debba rappresentare la regola o che questo possa poi cambiare l’albo d’oro della Coppa Italia, visto che le grandi hanno come riserve giocatori in grado di vincere le partite da soli. Sarebbe, però, molto più stimolante avere la possibilità di sorteggiare il campo sul quale disputare le gare e magari dare la possibilità nuovamente alle squadre di Serie C di partecipare.

Vorremmo per una volta vedere lo spettacolo che si respira in Inghilterra, con Chelsea, Manchester United ed altri top club che si presentano in cittadine minuscole, giocano in stadi piccoli ma ricolmi di entusiasmo e qualche volta perdono anche.

Non siamo del partito “il calcio inglese è sempre meglio di quello italiano” ma a volte guardare in casa d’altri potrebbe servire per calibrare il modello più adatto al nostro calcio.

Oggi e domani, così come martedì e mercoledì prossimo, andranno di scena i quarti di finale. Se guardate le partite, vi renderete conto che le otto squadre impegnate partecipano tutte al campionato di Serie A e occupano le prime posizioni, eccetto il Sassuolo che è al dodicesimo posto della classifica.

Se questa Coppa non suscita interesse ci sarà un motivo e forse è arrivato il momento di porsi davvero qualche domanda. 


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