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Roma, stagione 1985-86

La prima volta in Serie A, nel campionato dei “grandi”. Tra i più forti dell’intero Paese. Purtroppo, però, una brevissima parentesi durata una sola stagione. Quell’anno, il Lecce di mister Fascetti e dei vari Causio, Barbas, Pasculli, Di Chiara, probabilmente ancora troppo acerbo e inesperto per una realtà troppo imponente per le sue dimensioni e possibilità, dovette accettare il triste destino di un’amara, quanto inevitabile, retrocessione nel campionato Cadetto.

Quell’anno, un ultimo posto con soli sedici punti, frutto di cinque vittorie (ai tempi valeva ancora la regola dei due punti) e sei pareggi. Un’esperienza certamente da ricordare, da mettere in evidenza, per preparare al meglio le sfide dei periodi successivi.

Nonostante la classifica finale, quel campionato regalò all’ultima giornata un clamoroso epiteto che rimarrà, per sempre, negli almanacchi di questo club.

Il 20 aprile di quella stagione, difficilmente verrà dimenticato dai tifosi delle squadre protagoniste ma anche per i più appassionati di questo sport. Allo stadio Olimpico di Roma, i capitolini guidati da Eriksson assaporano il sapore di una vittoria, per loro già scritta e certa, che avrebbe portato la squadra, e l’intero popolo di fede romanista, a festeggiare uno Scudetto, tanto atteso quanto sofferto, al termine di un campionato al cardiopalma, conteso fino all’ultimo istante contro i rivali della Juventus, appaiati assieme ai giallorossi con gli stessi punti in classifica.

Bastava un risultato, bastava per l’ultima volta sfoggiare una prestazione di livello come quelle spesso viste nel corso dell’intero torneo. Forse un atteggiamento sbagliato, troppo spavaldo, troppo sicuro di sé. Contro un avversario di gran lunga più debole, già retrocesso e senza più nulla da dire all’intero campionato. Era tutto fatto, una semplice formalità da sbrigare il prima possibile per trionfare, finalmente, sul tetto d’Italia.

La Roma quel giorno sbaglia tutto quello che si poteva sbagliare in 90 minuti di partita, a partire dall’approccio fino ad una prestazione a dir poco insufficiente e insolita per una squadra che deve vincere il Tricolore.

Il gol di Ciccio Graziani dopo soli 6 minuti sembra essere il preludio di un sogno diventato quasi realtà. Quasi perché i salentini non si scoraggiano, mostrando tutto il loro carattere e le qualità, purtroppo non interamente messe in luce, in una stagione particolarmente complicata sotto più punti di vista.

Il pareggio di Di Chiara riaccende le speranze agli uomini di Fascetti che completeranno la rimonta grazie a una doppietta di Beto Barbas. La Roma prova ad accorciare le distanze con Pruzzo ma sarà troppo tardi.

Quello stesso giorno la Juventus porterà a casa una preziosa, quanto decisiva vittoria che infrangerà, per sempre, le speranze dei tifosi capitolini.

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