E’ un Lecce inedito quello che scende in campo allo Stadium, un po’ per i numerosi infortuni che hanno colpito questa squadra e un po’ perché Liverani decide di affrontare gli avversari con una difesa a tre ed un attacco forzatamente spuntato composto da Shakhov e Falco.

Per mezz’ora del primo tempo ci siamo chiesti tutti se non fosse questa la vera squadra giallorossa: corta, attenta, precisa nei passaggi, tutti di prima o di seconda intenzione, inserimenti e palle sventagliate a sinistra e a destra dove Vera e Rispoli si alternavano per stantuffare sulla fascia. Proprio l’ex Palermo è andato vicinissimo al gol. La difesa, altissima, tele-guidata da Fabio Lucioni che è stata, assieme ad un Paz versione Cannavaro ai Mondiali del 2006, quasi perfetta.

Allo scadere della mezz’ora il solito black out che cambia volto alla partita: retropassaggio di Tachtsidis per Lucioni che cerca di controllare con la suola, si incarta e consente a Bentancur di tentare l’azione solitaria verso Gabriel, uno sgambetto salva la porta, ma non Lucioni che vien espulso.

Nonostante tutto il Lecce continua a giocare e tiene testa ai padroni di casa per tutto il primo tempo. Troppo bello per essere vero. Nel secondo tempo entra in campo il Lecce che conosciamo, quello che preso un gol, presi tutti. E infatti basta la solita fesseria in difesa, stavolta è Shakhov che consegna la palla gol a CR7 che la fa viaggiare verso Dybala, incrocio e gol. E’ 1-0. Anzi, no, è 4-0.

Difesa peggiore del Mondo, probabilmente, con 19 gol incassati in 4 partite. Numeri che da soli lasciano il tempo che trovano, ma che celano ben altri problemi. Una campana (non campanello) dall’allarme che rintocca a mezzanotte: non si può far finta di niente. Eppure sembra essere così, sembra non sentirla nessuno, come in un brutto sogno in qualche numero speciale e a colori di Dylan Dog.

La verità è che questa squadra soffre da tutto il campionato a causa di questioni che sono esterne al terreno di gioco. Numerosi infortuni, quasi incalcolabili, molti muscolari. Non è il momento di fare polemica, dirà qualcuno, però arriverà il giorno in cui ci si potrà interrogare su quale peso specifico abbia il direttore sportivo per questa squadra. Se lui sia consapevole delle difficoltà di comunicazione esistenti tra staff tecnico e area medica, e se abbia mai pensato a soluzioni, anche drastiche se necessario.

Abbiamo un problema serio che ci tormenta da inizio anno. Da osservatore ho pensato a cause e soluzioni, non ci credo che non sia stato un esercizio mentale fatto anche da chi, credo e non vorrei sbagliare, abbia la responsabilità della gestione di tutti i rapporti che riguardano giocatori, staff tecnico e medico. Siamo abituati a direttori sportivi che facevano tutto questo, che nei momenti difficili si caricavano sulle spalle tutti i problemi. E ci mettevano la faccia. Qui la faccia ce la mettono sempre in due, unico club in Italia: allenatore e presidente. In questo caso entrambi inesperti. Andrebbero guidati, non dovrebbero guidare col foglio rosa e senza accompagnatore.

In ogni caso, ci aspettavamo più attenzione nel mese che ha preceduto l’avvio di campionato ed invece è tornato tutto come prima: infortuni a pioggia ed infermeria piena. Problemi che nascono nel sonno, scendendo dal letto, o premendo la frizione. Nelle interviste si parla di problemi, ma non di soluzioni. Sembra che le cose succedano tutte per caso. “Mannaggia! Anche questa settimana abbiamo 358 infortunati. E che dobbiamo fare!”. Che dobbiamo fare? E’ tutto casuale. Nessuno è responsabile. Andiamo avanti così. Con 10 infortunati a partita. Con questioni irrisolte. Lasciamole li e diciamo che è tutto normale. Segno della croce e che Dio ce la mandi buona.

Si dirà che l’autore di questo articolo è uno di quelli che rema contro. Che turba la quiete. Che è fuori luogo. Lo si diceva già dagli anni della C, quando questo giornale sollevava dubbi sulla preparazione e contemporaneamente la squadra vinceva. Succedeva anche lo scorso anno. E si è sempre detto che eravamo uccellacci, ma sempre dopo qualche successo consecutivo che cancellava i brutti ricordi. Bene così. Turiamoci il naso e salviamoci.