Peggio di come ci si aspettava. Alla fine se ci sarà la diffusione del Covid-19 non dipenderà dalle porte aperte o chiuse di Lecce-Atalanta. La decisione di chiudere la trasferta ai tifosi bergamaschi è arrivata troppo tardi. Anzi, non è arrivata proprio. Fino a ieri sono stati staccati 147 biglietti ospiti e nel frattempo il Consiglio dei Ministri cercava di capire se inibire la trasferta ai supporter nerazzurri.

In tarda serata si era diffusa la notizia che probabilmente avrebbero impedito ai tifosi ospiti di essere del match e così tutti i media hanno rilanciato la notizia “trasformandola per vera”. Noi siamo andati cauti sull’argomento e infatti alle 10.39 – mentre vi scriviamo – non ci sono ancora disposizioni di Lega in tal senso.

Qual è il problema a questo punto? La Lega potrà pure prendere provvedimenti ma questi saranno certamente tardivi ed inefficaci. I tifosi dell’Atalanta non avrebbero infettato nessuno – sempre ammesso che tra loro ci fossero malati di Covid-19 – venendo allo stadio Via del Mare perché poi alla fine non ci sarebbe stato nessun contatto con la tifoseria di casa mentre agli operatori del settore ospiti (steward e forze dell’Ordine) sarebbero state sufficienti mascherine e guanti per evitare il contagio.

La questione è più profonda. Centoquarantasette persone hanno preso la propria auto o un volo o un pullman e sono venuti nel Salento per il week end. Ecco che la frittata è fatta. Soste, imbarchi, B&B, bar, negozi, ristoranti. Luoghi pubblici o aperti al pubblico dove è stato possibile diffondere il virus.

Per carità, il fenomeno va ridimensionato a quello che è. Non che non ci fossero già i “salentini del nord” a portarci il Coronavirus, in queste ultime due-tre settimane sono in tanti ad essere scesi senza controlli e senza farsi controllare. Il Covid-19 è già tra noi.

Il problema è piuttosto di principio o, se vogliamo, di linearità. Qual è il senso di chiudere le trasferte a Bergamo e lasciare che invece i tifosi nerazzurri possano andare a loro volta in giro per l’Italia? Incomprensibile. Come sempre. Ma è l’Italia.