La partita contro l’Inter mi ha dato l’occasione, a 37 anni, di capire meglio il fenomeno sociale-calcistico definito dai tifosi del Lecce come “rinnegato”, cioè colui che rinnega le proprie origini. Diciamo pure che ho avuto l’opportunità di dare un significato reale a questa parola senza sconfinare nel banale e nel campanilismo più estremo.

Vedete, io non sono mai stato uno di quelli che ha indicato, con tono accusatorio, i rinnegati se non per puro divertimento e per ridere “con” la vittima di turno. In un Paese in cui si lotta per le libertà, sarebbe quantomeno inopportuno impedire ad una persona di tifare per una squadra del nord. Anche perchè il tifo è amore e l’amore non si sceglie, ti sceglie.

Niente di strano nel vedere un gallipolino che tifa Inter o un tricasino che tifa Juve, così come capita ed è bello conoscere un milanese o un fiorentino, veri entrambi, che tifano Lecce. Ed è successo. Oltretutto in quel caso nessun leccese lo ha definito rinnegato al contrario.

Quello che fa specie è questo:

Mi viene da ridere a leggere i vostri commenti.. Tanto ATI scindere… Poi mi spiegate il goal annullato.. E poi su candreva espulso non ho parole.. Guardatevi le partite il pallone su sensi tocca prima la gamba poi il braccio… Come rabiot domenica.. E Come tanti altri… Cmq buona serie B

E’ il messaggio Facebook di un mio compaesano che litiga con altri tifosi, principalmente altri salentini ma della Juventus, sulla partita di domenica.

Non me ne vorrà il mio dirimpettaio se ho utilizzato il suo messaggio per individuare il vero rinnegato salentino, cioè quello che si mette a tu per tu con il tifoso di una squadra che gioca un campionato con obiettivo diverso dal suo per augurargli le peggiori cose. Come se il Lecce fosse una squadra di un’altra Regione e la sua fine non lo sfiori emotivamente nemmeno di striscio. Insomma, quei salentini che non provano la benché minima gioia, stima o “preciu” per i punti persi a favore di una squadra vicina, locale, tradizionalmente rappresentativa di se stesso e del suo territorio. Territorio per cui lottano, o fanno finta, nei casi in cui bisogna difendere il proprio credo politico.

Poi, accanto all’interista privo di sentimenti, arrivista, opportunista, lo juventino che ad uso e consumo sfrutta il Lecce per lo sfottò al rivale di sempre. Poi in Juve-Lecce, Milan-Lecce le parti si invertono.

“Buona Serie B”, la frase scritta da questa persona che nella vita si occupa per mestiere del popolo bisognoso, è vicino al territorio e ai suoi cittadini ma lontano dalla loro passione e dalle loro origini. Contraddizioni che il calcio ci può regalare e che definiscono sempre di più, arginano sempre di più, questo fenomeno: il rinnegatesimo. Una malattia o una forma di pensiero nella quale non inserisco i semplici salentini tifosi delle strisciate. Domenica ho avuto modo di parlare con salentini interisti convinti, non leccesi, che si sono rivelati contenti per il pareggio del Lecce. Sinceramente contenti.

A volte mi piacerebbe essere un sociologo per studiare e approfondire una materia che guardo con simpatia. E che guarderei con simpatia anche dalla Serie B, come ci ha augurato l’amico salentino, dalla Serie C o dal campionato amatori. Perché allo stadio continuerò ad andarci tutte le domeniche mentre lui continuerà a vedere la sua Inter da lontano, col binocolo, elemosinando selfie e autografi nelle rare volte nelle quali avrà l’opportunità di incontrare i suoi beniamini. E magari capitare, come è successo domenica, che i vari Lautaro e compagnia bella, ignorino le richieste dei propri fan. Ignorati, come meritano. Ignoranti, come si rivelano.