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di Tommaso Miceli

Sulle scelte tattiche anomale di Liverani ho già discusso diffusamente nei precedenti articoli che la vostra redazione ha avuto la cortesia di pubblicare, aggiungo solo una notazione: il gesto rabbioso di Mancosu al momento della sostituzione (ha gettato la fascia di capitano al compagno che l’ha indossata dopo la sua uscita) è eloquente e io lo leggerei come un messaggio al tecnico: “Mi metti in campo fuori ruolo, è chiaro che non posso esprimermi al meglio!”. Comunque, al di là di questo, c’è un fatto strano che merita una riflessione: il Lecce nella prima parte del girone d’andata, quando ha incontrato le squadre più forti del campionato, se l’è cavata molto meglio della seconda parte, quando ha incontrato gli avversari diretti con cui ha collezionato per lo più sconfitte e qualche sofferto pareggio. Ho il sospetto che la ragione di questa anomalìa possa essere il deterioramento del rapporto di stima e fiducia fra giocatori e tecnico; questo pensiero mi viene ripensando alle tante dichiarazioni post-partita di Liverani, sempre orientate ad addossare al mediocre livello tecnico dei suoi giocatori la causa dei cattivi risultati.

Questo atteggiamento ha probabilmente, e comprensibilmente, ferito l’orgoglio dei giocatori, che anche se con poca esperienza nella massima categoria, sono comunque professionisti che hanno dimostrato il proprio valore e talento in un campionato difficile come quello di serie B (e io aggiungerei anche in molte partite di questo campionato, considerando ad esempio i risultati ottenuti contro Juventus, Torino, Fiorentina, Milan, Cagliari). Credo che la società debba approfondire la situazione psicologica dello spogliatoio, perché la salvezza si può conquistare solo se i rapporti interni sono sereni.