Giro d’Italia: tra polemiche e novità, il ritorno nel Salento

Save the date: 9 maggio 2020. E’ il giorno in cui prenderà ufficialmente il via la prossima edizione del Giro d’Italia.

Rispetto a un anno fa, ci sono diverse novità nella corsa rosa. La principale riguarda il percorso. Il tragitto del Giro di quest’anno è notevolmente differente rispetto a quello del 2019. Lo scorso anno montò la polemica, verso quello che venne definito da più parti un Giro dell’Italia a metà. Il motivo era semplice: la corsa era mal distribuita lungo tutto la penisola e non toccava le isole, la Basilicata, la Campania e la Calabria. La cartina del percorso era impietosa e dava l’idea di un’Italia realmente dimezzata.

Ma quest’anno il percorso è decisamente differente, e basta dare uno sguardo alla mappa della corsa rosa per rendere conto di come l’Italia sia toccata in modo piuttosto omogeneo da nord a sud. La predominanza delle tappe nelle regioni settentrionali non deve stupire: è sulle salite alpine e dolomitiche, d’altronde, che si assiste allo spettacolo maggiore nel corso delle tre settimane di gara, laddove gli scalatori provano a fare la differenza per conquistare l’agognata maglia rosa.

Innanzitutto, quest’anno il Giro non partirà nella penisola. Per la 14^ volta nella sua storia, infatti, la corsa avrà il via fuori dai confini italici. L’ultima partenza all’estero, contornata da numerose polemiche, risale al 2018, quando la carovana prese il via da Gerusalemme, in Israele. Uno dei motivi delle partenze lontano dall’Italia sono sicuramente gli introiti economici. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la partenza dall’Israele nel 2018 ha fatto incassare alla manifestazione la bellezza di 6 milioni di euro. Nello stesso anno, invece, l’ultima tappa a Roma costò alla capitale circa 400 mila euro. 

Il Giro d’Italia, insomma, è una vera e propria macchina da soldi e questo è un aspetto che incide non poco sulla tracciatura del percorso.

Ospitare la partenza o l’arrivo di una tappa ha un costo, anche piuttosto elevato, che spesso molte città, non possono permettersi. Il “tariffario” è variabile ma pressapoco una partenza di tappa costa dai 70 mila ai 100 mila euro, mentre un arrivo può arrivare fino a 200 mila. Cifre elevate, e non sono le uniche che girano attorno alla corsa rosa, che da diritti tv e sponsor incassa all’incirca 40 milioni di euro, producendo un fatturato totale che si attesta attorno ai 70 milioni. Meno della metà del fatturato del Tour de France, la più grande corsa a tappe del mondo, che arriva a fatturare 150 milioni di euro. 

In sostanza, per ospitare il Giro ci vogliono i soldi. E ce ne vogliono anche tanti. Ma fortunatamente, al di là dell’onerosità dell’operazione, la corsa rosa nel 2020 tornerà al sud e lo farà in grande stile. Il meridione sarà interessato con ben tre tappe in Sicilia (compresa quella suggestiva con l’arrivo sull’Etna), una fra Calabria, una fra Calabria e Puglia e una interamente in terra Pugliese. Il tacco dello stivale ospiterà un arrivo di tappa a Brindisi, una tappa pianeggiante che sarà una ghiotta occasione per i velocisti a caccia di successi. Rivedere il Giro al sud, sarà l’occasione per mostrare in mondovisione, a milioni di spettatori, le bellezze del territorio del mezzogiorno d’Italia, grande assente della scorsa corsa rosa. D’altronde, il Giro è una vetrina invidiabile. Nel Salento lo sa bene la città di Lecce, che nel 2003 ha avuto il privilegio di ospitare il via assoluto dell’86^ edizione della corsa ciclistica. 

Il Giro d’Italia 2020 si prospetta intrigante e vario, sotto il profilo delle zone della penisola che verranno toccate dai ciclisti. A quest’ultimo proposito, pur essendo ancora molto presto, già circolano i nomi dei corridori che prenderanno parte al prossimo giro. Due nomi su tutti: il primo è quello di Vincenzo Nibali, che correrà la corsa rosa per prepararsi poi all’appuntamento Olimpico dell’estate, il secondo è quello di Peter Sagan, tre volte campione del mondo. Gli ingredienti per assistere ad un grande Giro sembrano esserci davvero tutti.