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La fotografia simbolo di Udinese-Lecce è Roberto Piccoli che subito dopo aver segnato il gol dell’1-1 va a recuperare il pallone dalla porta e corre indemoniato assieme al resto della squadra verso il centro del campo. Tutto questo in trasferta, su un campo difficile come quello di Udine, in uno scontro diretto per la salvezza, a una manciata di minuti dalla fine. Una questione di qualità, ma anche e soprattutto di mentalità. 

È un’immagine che fa capire la grande voglia che aveva la squadra allenata da Roberto D’Aversa di portare a casa il bottino pieno. Ed è sintomatico essere contenti per un pareggio pesante, che permette alla squadra di salire a quota 13 punti in 9 partite, ma al tempo stesso avere quel pizzico di rammarico per non essere riusciti a portare a casa i tre punti. Il dispiacere più grande sta soprattutto nel non essere riusciti a concretizzare i presupposti per il gol creati nel primo tempo. Nella prima frazione di gioco, infatti, i giallorossi hanno tenuto bene il campo contro un’Udinese piuttosto remissiva, si sono resi pericolosi con dei tiri dalla distanza, ma non hanno avuto quel pizzico di convinzione in più che fa la differenza negli ultimi metri. Poi nella ripresa un blackout, un’ingenuità, lo svantaggio su rigore. 

Ma questo Lecce non molla mai, lo dicono i numeri. Sei punti su 13, quasi il 50%, sono stati conquistati partendo da situazioni di svantaggio. Sei gol, dei 10 totali messi a segno, sono arrivati nel quarto d’ora finale di gara. Infine, cinque reti in totale sono state siglate da giocatori subentrati dalla panchina. E questo è un dato importante. Significa che quel passo in avanti, quel salto di qualità che la società auspicava in estate quando si trattava di andare ad operare sul mercato per allestire la rosa, forse è stato davvero compiuto. A prescindere da chi parte e da chi subentra, il Lecce può contare su elementi di qualità in tutti i reparti. Il gol che ha ristabilito la parità con l’Udinese ne è il chiaro esempio. 

Permettersi di tenere in panchina dal primo minuto un giocatore come Nicola Sansone è in effetti un po’ un lusso per una squadra che lotta per la salvezza. L’occasione da gol se l’è praticamente inventata quasi dal nulla l’ex Bologna, con un dribbling secco e un cross al bacio in area di rigore. A completare l’opera ci ha poi pensato Piccoli, o forse dovremmo chiamarlo Piccoland. Perché il colpo da karate a mezz’aria, per precisione e prepotenza ricorda a tutti gli effetti le zampate di Erling Braut Haaland, il fuoriclasse norvegese del Manchester City.

È una questione di qualità allora. Tutt’altro che una formalità. Di certo una piacevole conferma del fatto che questo Lecce è una squadra vera. I punti non si macinano mai per caso, d’altronde. E l’impressione è che ci sia ancora del potenziale inespresso, tutto da scoprire. Maturando una sempre maggiore consapevolezza da dimostrare poi sul campo. A prescindere dall’avversario. Partendo, già da sabato, nella sfida contro il Torino. Difficile, questo è certo, ma il Lecce sa stupire. Statene certi. 

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