Perdere come accaduto a Roma fa male. Non prendiamoci in giro. Ancora non ci è passata del tutto, sebbene siano trascorse già diverse ore dalla rete di Lukaku. Pregustavamo la vittoria, poi quei 3 minuti finali ci hanno rovinato la settimana. Succede sempre così quando il Lecce perde in questo modo.In questo articolo, a dire il vero, vogliamo ripartire proprio da quei 3 minuti finali. 

C'è chi vive un momento diametralmente opposto 

Prendete il Cagliari, i sardi hanno ribaltato il Frosinone in campionato la scorsa giornata e superato il turno in Coppa Italia contro l’Udinese proprio nel recupero, a tempo scaduto, quando la partita sembrava ormai persa. Prendete il Lecce, adesso. Il Lecce, al contrario, mercoledì è stato eliminato dopo aver subito due reti nel finale di gara. Aveva rimontato ma non è bastato perché quei gol hanno scritto la parola fine sul sedicesimo di finale di Coppa Italia. A Roma, poi, come se non bastasse, altri due gol subiti, sempre nel recupero, questa volta decisivi per perdere una partita che profumava già di 3 punti fantastici.

Non vogliamo nemmeno immaginare la classifica dei giallorossi con quella vittoria in tasca. Sarebbe stata incredibile ma soprattutto corretta, giusta, veritiera, perché questa squadra fino ad ora ha raccolto meno di quanto ha seminato e meritato durante le prime 11 giornate. 

Due gol nel recupero: Lecce, occhio ai finali 

Urge però capire come mai nel finale di gara l’attenzione cala e si subiscono reti determinanti. Certo, per una squadra come il Lecce, piena zeppa di giocatori giovani ed ancora inesperti per il massimo campionato italiano, in Serie A la beffa è dietro l’angolo ma non è ammissibile prendere reti in questo modo, che vanificano quanto di buono fatto fino a quel momento. Il Lecce è uscito dall’Olimpico a testa altissima, consapevole di aver giocato un’ottima partita, ma con 0 punti in classifica. Troppo poco dopo una prestazione del genere.

D’Aversa dovrà lavorare sulla testa dei suoi giocatori. Crediamo, infatti, che il problema sia di natura mentale e non fisico. La squadra tiene bene il campo e regge per tutti i 90 minuti di gioco. Poi, come accaduto 2 volte in 4 giorni, spegne la luce e concede il campo agli avversari. In questi casi servono furbizia e malizia, due caratteristiche che si acquisiscono con il tempo e l’esperienza ma che sono necessarie per una squadra che suda ogni punto conquistato e che lotta per la salvezza.