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Il campionato è ancora lunghissimo, lo era prima della vittoria a Cagliari, rimane tale dopo i tre punti in più in classifica. Il Lecce vince, fa due gol, non ne subisce (sono otto i clean sheet) e grida forte: “non siamo noi le vittime sacrificali”.

Vittoria in trasferta in uno scontro diretto e sei punti nelle ultime due partite dimostrano quanto di buono la squadra ha fatto vedere nel suo percorso in questo campionato, composto sicuramente da alti e bassi come succede a tutte le squadre invischiate nelle parti meno nobili della classifica di serie A, ma solido e sportivamente cattivo.

Di Francesco prepara la partita perfetta, fatta di equilibri e di scelte azzeccate nell'arco della stessa e, nei momenti topici, dimostra che i bilanciamenti trovati sono più importanti anche dei pochi gol (per adesso) ottenuti. Il Lecce ha una prerogativa che viene fuori partita dopo partita: fa sembrare i suoi avversari scarsi. Se si guardano con superficialità le partite dei giallorossi si può avere la sensazione che le vittorie non siano da ascrivere completamente a DiFra ed ai suoi, niente di più sbagliato. Se le squadre che affrontano il Lecce appaiono claudicanti, quasi incapaci, il merito è proprio del lavoro che il tecnico giallorosso insieme al suo staff dedica a questi aspetti. La verità è che giocare contro il Lecce è difficile per chiunque, segnare a Falcone anche, superare il centrocampo e bucare la difesa è un'impresa. Poi la squadra grazie al lavoro ed agli innesti di gennaio è migliorata anche nella fase propositiva ed oggi ha le carte in regola per giocarsi le sue possibilità di salvezza fino alla fine.

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Contro il Cagliari l'allenatore ha riproposto gli stessi undici schierati nella scorsa gara contro l'Udinese, disposti con il solito 4-2-3-1 che diventa 5-4-1 in fase di non possesso e 4-2-4 quando si attacca, con Gandelman praticamente affiancato a Cheddira. I sistemi di gioco ormai non sono più statici, cosi come eravamo abituati a conoscerli, sono diventati dinamici, camaleontici, quindi probabilmente parlare di numeri non ha più molto senso. Diciamo che il Lecce gioca con quattro difensori, tre centrocampisti e tre attaccanti, ma parliamo solo di ruoli, poi le posizioni che vanno ad occupare in campo sono tutta un'altra cosa. Ad ogni modo il lavoro oscuro che sviluppano Ramadani e Coulibaly è impressionante, la capacità che hanno i due di aiutare il compagno in difficoltà, occuparne tatticamente la posizione se scoperta, sradicare palloni e rigiocarli è l'essenza di questa squadra. Sono da esempio e tutti gli altri indistintamente, tutti, si adeguano.

E' stata la scoperta di DiFra in questo campionato, arrivato a Lecce per le sue capacità in fase propositiva si è ritrovato a curare il suo punto debole, quella difensiva, aiutato in questo da un mago del settore, Fabrizio del Rosso, il suo secondo.

A Cagliari abbiamo potuto vedere per pochi minuti anche Ngom e Fofana, arrivati durante la finestra di mercato invernale, più il primo che il secondo. Ebbene, l'impatto è stato positivo, guardavamo le immagini e ci ha colpito la disinvoltura con cui il giovane franco-mauritano è entrato in campo: ritmo, personalità, disinvoltura e capacità tecniche. E' presto ed ha bisogno di giocare ma Ngom sembra un'altra perla pescata da Corvino da inserire nella collana-Lecce.

Di Gandelman è inutile parlare: il ragazzo dopo un inizio difficile (doppia trasferta a Milano contro Inter e Milan) sta dimostrando che uno che segna in altre zone d'Europa, può continuare a farlo anche in Italia. 

La classifica è sempre pericolosa, ma con questa vittoria il Lecce ha tirato nuovamente dentro altre squadre e non faremo nomi, ma ognuno di noi ha ben chiara la situazione. La prossima è difficilissima, contro l'Inter e se fosse il girone di andata diremmo che giocare con la prima in classifica deve essere considerato un regalo.

Ma è quello di ritorno e ora tutte le partite valgono tre punti, a prescindere da chi si incontri. Niente timori reverenziali quindi, questo Lecce può dire la sua anche contro i primi della classe.

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