Via del Mare, confronto sui nuovi maxischermi: il botta e risposta tra Pellegrino e Orsi
Sui due display previsti sotto la nuova copertura dello stadio si apre un confronto tecnico tra Gilberto Pellegrino, direttore dei lavori del maxischermo installato nel 2024, e Marco Orsi, oggi impegnato nel cantiere del restyling
Il tema dei nuovi maxischermi del Via del Mare ha acceso nelle ultime ore un articolato confronto pubblico tra due tecnici che conoscono direttamente lo stadio di Lecce. Da una parte l’ingegnere Gilberto Pellegrino, che nel 2024 curò la direzione lavori per l’installazione del precedente display in Tribuna Est; dall’altra Marco Orsi, oggi coinvolto nelle lavorazioni della nuova copertura e nel montaggio dei due schermi previsti in corrispondenza delle curve.
Non si tratta soltanto di una discussione sulle dimensioni dei display. Nel botta e risposta sono entrati temi strutturali, posizione degli schermi, carichi da vento, procedure autorizzative e, più in generale, la progettazione di un elemento che dovrà integrarsi con la nuova copertura del Via del Mare.
- Pellegrino: «Nel 2024 installammo un maxischermo da 96 metri quadrati»
- Il nodo dei carichi e del vento secondo Pellegrino
- La replica di Marco Orsi: «Il problema è burocratico, non tecnico»
- Orsi difende il progetto complessivo del Via del Mare
- Pellegrino torna sul tema dei 30 metri
- «Non è un polverone, ma un'analisi tecnica»
- La metafora della ruota e il funzionamento della copertura
- Il richiamo al Collegio Tecnico Consultivo
Pellegrino: «Nel 2024 installammo un maxischermo da 96 metri quadrati»
Il confronto nasce da un lungo intervento di Gilberto Pellegrino. L’ingegnere ricorda innanzitutto il lavoro eseguito nell’aprile del 2024, quando venne montato in Tribuna Est il maxischermo successivamente rimosso per consentire gli interventi legati alla nuova copertura.
«Ho curato personalmente la Direzione Lavori per l'installazione del maxischermo del Via del Mare in Tribuna Est: 12 metri per 8, quindi 96 metri quadrati».
Pellegrino sottolinea come l’installazione fosse stata completata in circa una settimana, con una struttura ancorata alle pilastrate in cemento armato e dotata di passerella tecnica.
Il suo primo rilievo riguarda le dimensioni dei nuovi display. Secondo quanto da lui indicato, i due schermi previsti sulle curve avrebbero una superficie di circa 48 metri quadrati ciascuno, quindi la metà del precedente.
«Più che maxischermi, al Via del Mare rischiamo di inaugurare due “minischermi” da salotto».
È una valutazione di Pellegrino, che mette soprattutto l’accento sulla fruibilità dai settori più lontani e confronta le dimensioni ipotizzate con quelle di altri impianti italiani.
Il nodo dei carichi e del vento secondo Pellegrino
La parte più tecnica del primo intervento riguarda però il rapporto tra i nuovi schermi e la struttura della copertura. Pellegrino sostiene che nel corso dei lavori sarebbe emersa la necessità di approfondire la verifica dei carichi sospesi e degli effetti prodotti dal vento. Da qui, secondo la sua lettura, deriverebbero sia alcune modifiche alle lavorazioni sia la scelta di display più piccoli.
«Ci si sarebbe accorti in corso d'opera della necessità di rivalutare i carichi sospesi dei maxischermi e dell'effetto “vela” dei venti salentini».
L’ingegnere interpreta quindi la riduzione della superficie come una possibile soluzione tecnica per contenere peso, sollecitazioni e interferenze con la visuale. Questo passaggio, tuttavia, sarebbe la ricostruzione tecnica proposta da Pellegrino, non di una spiegazione ufficiale condivisa da tutti i soggetti coinvolti nel progetto.
La replica di Marco Orsi: «Il problema è burocratico, non tecnico»
A rispondere direttamente è Marco Orsi, che introduce innanzitutto una differenza sostanziale tra la vecchia installazione e quella attualmente prevista. Il maxischermo del 2024 era collocato sul perimetro della Tribuna Est. I due nuovi display, spiega Orsi, saranno invece sospesi sotto la nuova copertura e avanzati verso l’interno dello stadio.
«Oggi si parla di due maxischermi con dimensioni più contenute, vero, ma sospesi e avanzati sul perimetro interno della copertura, un avanzamento di circa 30 metri».
Secondo Orsi, proprio la posizione sulle due curve dovrebbe consentire una visione più distribuita tra i diversi settori del Via del Mare. Ma il passaggio più significativo della sua replica riguarda la natura della criticità emersa durante le lavorazioni.
«Il problema è di natura burocratica e non di natura tecnica. Il problema sarà sicuramente risolto».
Una lettura quindi differente rispetto a quella proposta inizialmente da Pellegrino. Orsi ricorda inoltre di essere direttamente impegnato nelle operazioni di assemblaggio e montaggio delle strutture e delle passerelle della nuova copertura.
Orsi difende il progetto complessivo del Via del Mare
Nella sua risposta Orsi allarga poi il discorso all’intervento complessivo sullo stadio. Secondo il tecnico, il giudizio sui due maxischermi non dovrebbe essere separato dallo sforzo più generale che sta interessando il Via del Mare, tra nuova copertura, impianti e adeguamento dell’infrastruttura.
«Invece di sollevare polveroni intorno a questi lavori, bisogna solo dire grazie a una società di calcio tutta italiana e del luogo».
Orsi ridimensiona inoltre l’importanza attribuita alle dimensioni dei display.
«Si va allo stadio non a guardare la partita su monitor, si va allo stadio per respirare l’ambiente e guardare dal vivo la squadra amata».
Il punto di vista, quindi, è differente: i due nuovi schermi saranno più piccoli rispetto al precedente, ma saranno anche due e avranno una collocazione completamente diversa, più interna rispetto alla vecchia struttura.
Pellegrino torna sul tema dei 30 metri
Pellegrino replica nuovamente, questa volta con un tono più conciliante sul lavoro del cantiere, ma senza modificare le proprie osservazioni tecniche. Ricorda la propria lunga esperienza sul Via del Mare, dove negli anni ha lavorato anche sulla progettazione di tornelli, sistemi di filtraggio, prefiltraggio e uscite di sicurezza.
«Conosco la struttura del Via del Mare centimetro per centimetro da oltre vent'anni».
Proprio la precisazione di Orsi sull’avanzamento di circa 30 metri diventa il punto di partenza per una nuova osservazione. Secondo Pellegrino, portare gli schermi verso l’interno della copertura renderebbe ancora più importante la verifica delle sollecitazioni.
«Dal punto di vista ingegneristico, l'avanzamento di 30 metri verso l'interno dell'anello è un tema delicato».
La sua tesi è che spostare una massa sospesa verso il centro possa aumentare il braccio attraverso il quale le azioni del vento vengono trasferite alla struttura, rendendo necessarie verifiche particolarmente attente. Anche in questo caso si tratta dell’analisi espressa da Pellegrino nel confronto pubblico.
«Non è un polverone, ma un'analisi tecnica»
Pellegrino respinge poi la definizione di “polverone”, rivendicando la natura tecnica delle proprie considerazioni.
«Il mio intervento non è un “polverone”, ma un'analisi tecnica di chi ha a cuore la qualità visiva dell'impianto».
Resta inoltre fermo sulla questione delle dimensioni: a suo giudizio, 48 metri quadrati potrebbero risultare insufficienti per chi osserva il display dal settore opposto dello stadio. Allo stesso tempo, accoglie positivamente la precisazione fatta da Orsi.
«Accolgo con grande piacere la Sua rassicurazione sul fatto che si tratti di un problema burocratico in via di risoluzione».
La metafora della ruota e il funzionamento della copertura
Pellegrino torna successivamente sull’argomento con un nuovo intervento, questa volta utilizzando una metafora per spiegare la propria interpretazione del comportamento strutturale della copertura. Il paragone è quello con una ruota di bicicletta: cerchio esterno, mozzo e raggi lavorano insieme attraverso un sistema di equilibri e tensioni.
Secondo Pellegrino, anche una grande struttura di copertura di questo tipo deve essere letta come un sistema nel quale ogni nuovo carico concentrato può incidere sulla distribuzione delle sollecitazioni.
«Un maxischermo non è un quadro di casa, è un corpo rigido di decine di metri quadrati che agisce come una vera e propria vela contro le raffiche di vento».
L’ingegnere fa riferimento a carichi che, nella sua ricostruzione, potrebbero arrivare complessivamente a diverse tonnellate e sottolinea che dimensioni, ancoraggi e posizione devono essere oggetto di verifiche specifiche.
Il richiamo al Collegio Tecnico Consultivo
Nell’ultimo intervento Pellegrino arriva così al punto che considera centrale: la scelta definitiva non può essere affidata alle impressioni o alle richieste espresse sui social.
«Le dimensioni, gli ancoraggi e l'impatto dei display non si decidono a furor di popolo sui social».
Il riferimento è alle valutazioni tecniche e formali che dovranno accompagnare il completamento dell’opera, comprese quelle attribuite al Collegio Tecnico Consultivo e agli organismi incaricati delle verifiche e del collaudo.
Pellegrino sintetizza così la propria posizione:
«Le opinioni passano, ma la sicurezza della “ruota” deve restare incrollabile nel tempo».

