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Il Lecce vince 0-2 a Cagliari e insieme ai tre punti cambia qualcosa anche fuori dal campo. Basta scorrere i commenti dei tifosi per accorgersi che l’aria è diversa. Non è solo una vittoria in trasferta, non sono solo sei punti nelle ultime due partite: è la sensazione che questa squadra abbia finalmente trovato una sua identità riconoscibile.

I messaggi sono pieni di entusiasmo. “Non mollate mai ragazzi”, scrive qualcuno. “Tre punti che sono ossigeno puro”, aggiunge un altro. C’è chi parla di “gran bella iniezione di fiducia” e chi sottolinea come la squadra stia dimostrando di non essere affatto la vittima sacrificale che in tanti avevano immaginato.

Ma il termometro più interessante riguarda il giudizio sui singoli. A gennaio, quando Corvino ha portato a Lecce Gandelman e Ngom, i social non erano stati teneri. C’era chi storceva il naso, chi parlava di scommesse, chi giudicava senza averli visti un minuto in campo.

Dopo Cagliari, il tono è cambiato radicalmente. “Gandelman sempre meglio”, si legge. “Gandelman il nostro Rambo”, scrive qualcuno con entusiasmo. E ancora: “È un giocatore di livello”. Su Ngom i commenti sono altrettanto eloquenti: “Non vedo l’ora di vederlo titolare, è forte”, “Ottimo ingresso”, “Date tempo a questo ragazzo”.

La cosa più interessante non è tanto l’elogio in sé, ma la velocità con cui si ribalta la percezione. La rosa è la stessa. I giocatori sono gli stessi. Il lavoro è lo stesso. Cambiano i risultati e cambia la narrazione.

Anche su Di Francesco il vento sembra girato. “Dite quello che volete, è un bravo allenatore”, scrive un tifoso. Qualcun altro si chiede dove siano finiti i detrattori. È il calcio: quando si perde ogni scelta appare sbagliata, quando si vince quelle stesse decisioni diventano intuizioni.

In realtà, ciò che sta emergendo è una squadra equilibrata, compatta, difficile da affrontare. Una squadra che fa sembrare gli avversari meno brillanti di quanto siano. E forse questo è il vero merito del lavoro tecnico: rendere complicato il gioco degli altri. Certo, la classifica resta delicata e qualcuno invita alla prudenza. “La strada è lunga”, scrivono in molti. Ma una cosa è evidente: la percezione del valore della rosa è cresciuta insieme ai punti conquistati.

La lezione, ancora una volta, è semplice. Nel calcio il giudizio preventivo è quasi sempre un errore. I giocatori vanno visti, aspettati, valutati sul campo. Gandelman e Ngom, criticati al momento dell’arrivo, oggi vengono celebrati.

I risultati non cambiano solo la classifica. Cambiano il racconto. E cambiano, soprattutto, l’umore della piazza.

C’è anche una piccola morale che questa vittoria lascia in eredità. Nel calcio – e non solo – parlare prima del campo è quasi sempre un esercizio inutile. I giudizi affrettati non aiutano, non migliorano la squadra e spesso finiscono per appesantire l’ambiente. Criticare è legittimo, ma trasformare ogni scelta in una sentenza definitiva rischia di creare un clima tossico che non serve a nessuno. Il Lecce di Cagliari ricorda a tutti che il tempo e il lavoro sono gli unici veri giudici. Prima si guarda, poi si valuta. E possibilmente si evita di appesantire l’ambiente con processi prematuri.

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