La rosa del Lecce di questa stagione è la più forte degli ultimi cinque anni
Il valore di chi è arrivato nell'ultimo calciomercato ha alzato il livello della rosa
Il titolo racconta già il nostro pensiero. Forse potremmo fermarci qui. Sarebbe già molto commentato, criticato da alcuni e magari appoggiato da qualcuno che la pensa come noi. Non basta, però, dire soltanto questa frase. È necessario argomentarla e farvi capire perché la pensiamo così, perché riponiamo fiducia in questa squadra e in chi l'ha costruita, esponendoci in un momento difficile nel quale risultati e prestazioni stanno andando esattamente nella direzione opposta rispetto a quanto appena scritto. Siamo pronti, partiamo.
Le assenze pesano
Innanzitutto, per analizzare gli ultimi risultati negativi dobbiamo partire dagli infortuni. Sappiamo benissimo che i contestatori di questa squadra pensano che il tema legato alle assenze rappresenti soltanto una scusa, ma non è così. Non può esserlo se Di Francesco deve cambiare sistema di gioco prima della trasferta di Frosinone perché ha sei titolari assenti e a questi si aggiunge, all'ultimo minuto, la defezione di Geubbels, che si ferma per un problema muscolare e toglie dalle possibilità del mister un'altra pedina da poter utilizzare.
A questa squadra sono mancati contemporaneamente gran parte del centrocampo e dell'attacco potenzialmente titolari. Quelli che sulla carta avrebbero dovuto essere i giocatori da inizio gara sono stati e sono ancora fermi ai box per problemi di vario tipo, con recuperi più o meno lunghi.
Centrocampo e attacco ci mancate!
Coulibaly, Ilic e Berisha: doveva essere questo il terzetto nella zona nevralgica. Invece, tutti e tre hanno alzato bandiera bianca nelle ultime tre sfide, con il maliano che dovrebbe tornare a Torino, mentre per gli altri due non si conoscono ancora le date del rientro, sebbene quella del centrocampista albanese sembri più vicina rispetto a quella prevista per il mediano serbo.
In attacco, invece, Monteiro e Geubbels non hanno praticamente mai giocato insieme a causa dei problemi fisici che prima hanno colpito l'uno e poi l'altro, mentre Pierotti si è appena operato e sta iniziando soltanto adesso la fase di recupero. Lo sappiamo già: non sarà veloce.
Eppure, Di Francesco sta comunque riuscendo a mettere in campo una squadra di livello che, pur crollando nel secondo tempo a Frosinone e regalando mezz'ora di gioco al Genoa, sta provando a giocarsela con tutti, per quanto le circostanze lo consentano. Ed è qui che, forse, troviamo il nocciolo della questione: il punto di vista che vogliamo esprimere e che molti ci contesteranno.
Le alternative sono migliori rispetto al passato
Nonostante le assenze di tanti cosiddetti titolari, il Lecce può contare su diverse alternative dietro, a centrocampo e davanti. La rosa è completa, presenta almeno due giocatori per reparto e sta permettendo al tecnico Di Francesco di avere comunque elementi inclini al suo sistema di gioco, con tutte le difficoltà del caso dovute alla mancanza di cambi a partita in corso e di valide alternative quando chi scende in campo dall'inizio comincia ad accusare la stanchezza.
Ora facciamo un tuffo nel passato e valutiamo la rosa di questa stagione confrontandola con quelle degli anni scorsi, vissuti sempre in Serie A. Valutiamola tenendo conto dei titolari e del loro valore in quel momento, non di quello acquisito successivamente. E consideriamola anche in base al valore delle alternative, che in alcune stagioni erano rappresentate da giocatori inesperti o troppo giovani e che, invece, oggi coincidono con ragazzi che alle spalle hanno esperienze europee e diversi campionati di prima divisione.
Certo, è stato un percorso di crescita graduale e in questa stagione si stanno raccogliendo i frutti di cinque anni di costruzione, durante i quali si è sempre cercato di alzare quella famosa asticella che tanto ha fatto discutere in passato e che, però, è stata realmente alzata, sebbene una fetta di tifosi sia convinta del contrario.

Gli altri anni
Con Baroni in panchina, ad esempio, c'erano sì Umtiti, Hjulmand, Strefezza, Gendrey, Falcone, Baschirotto e Pongracic, per citare i più rappresentativi, ma molti di loro erano al primo anno di Serie A. Lo stesso capitano danese, per esempio, era alla sua prima esperienza nella massima serie. Altri, invece, in quel campionato non avevano mai brillato oppure arrivavano da annate negative e rappresentavano, pertanto, autentiche scommesse.
Anche nelle stagioni successive, per quanto oggi siano ricordate con maggiore entusiasmo dal popolo salentino, la rosa contava tredici o quattordici giocatori di buona caratura, ma le alternative spesso non erano dello stesso livello e l'allenatore di turno doveva fare di necessità virtù, sperando di non dover affrontare una situazione di emergenza simile a quella con cui sta combattendo Di Francesco in questa stagione.
Un calciomercato di livello
In questo mercato, nel quale il Lecce è stato innanzitutto abile a trattenere buona parte dei suoi gioielli e l'ossatura costruita negli ultimi anni, sono arrivati giocatori con maggiore esperienza sia nel nostro campionato sia in leghe di livello superiore. Monteiro, Ilic, Fatah e Geubbels non sono soltanto scommesse: rappresentano giocatori già fatti e finiti, che hanno lasciato il segno ovunque siano passati e che non possono essere considerati semplici azzardi.
Poi, purtroppo, per alcuni sono emerse problematiche fisiche che nel corso della carriera li hanno costretti a vivere stagioni al di sotto delle loro qualità. Tuttavia, in termini di valore assoluto, non sono paragonabili ai protagonisti di altre stagioni.
Tutto questo non ha l'obiettivo di dimostrare soltanto che il titolo sia corretto, ma di argomentare la nostra tesi e spiegare le ragioni che ci portano a sostenerla. Purtroppo il Lecce non può contare sull'intera rosa e non sappiamo se potrà mai farlo nel corso di questa stagione. Per questo motivo, adesso, è necessario stringere i denti, remare tutti nella stessa direzione e valorizzare chi scende in campo.
Lo abbiamo detto all'inizio e lo ribadiamo: il valore della squadra si è alzato anche nelle alternative. Ora è necessario che i ragazzi in campo ce lo dimostrino.

