header logo

È difficile parlare della terza sconfitta di seguito con lucidità, cercando di esprimere un’opinione costruttiva senza pensare alle cose che non vanno. È oltremodo complicato parlare di una partita che il Lecce avrebbe meritato di pareggiare (e ci era anche riuscito) e che invece allunga una crisi di risultati obiettivamente preoccupante.


I giallorossi sono scesi in campo con le scorie della batosta subita a Frosinone: ce lo aspettavamo ed è successo. Trenta minuti regalati agli avversari, pieni di paura e di scelte sbagliate, con i due gol del Genoa arrivati per errori gratuiti mentre la squadra era in uscita, che hanno permesso ai rossoblù di andare sul doppio vantaggio. Poi, una punizione magistralmente trasformata in gol da Maleh ha fatto scoccare la scintilla, a riprova che il problema della squadra sta soprattutto nella testa. Pressione continua, Genoa chiuso a difendere la sua area e gol di Stulic: il Lecce pareggia, la squadra rialza la testa e lo stadio applaude.

Periodo nero


Ma il periodo è quello che è, nulla gira per il verso giusto e il direttore di gara (Marchetti) annulla la rete del centravanti perché, nel rimpallo successivo al “miracolo” del portiere del Genoa su un tocco ravvicinato della stessa punta, la palla gli carambola sul braccio. Non importa che fosse attaccato al corpo e che il pallone sarebbe entrato ugualmente: il gol viene comunque annullato. Il Lecce va al riposo sotto nel punteggio (1-2), ma la reazione fatta registrare negli ultimi quindici minuti della prima frazione lascia ben sperare. D’altronde, per cercare di raddrizzare la barca ci sono altri quarantacinque minuti.


Invece non va, perché ogni qualvolta il Lecce metteva alle corde gli avversari succedeva qualcosa a spezzare il ritmo. Prima l’infortunio di Gorter e la relativa sostituzione; il tempo di ricominciare a premere e ci si ritrova a dover gestire lo stop di Monteiro. Il Lecce perde spinta e la stanchezza inizia a farsi sentire in alcuni interpreti. Di Francesco decide di intervenire, ma fa una scelta che non convince fino in fondo: non rischia le due punte contemporaneamente e continua a sostituire ruolo per ruolo. Le occasioni ci sono state, pensiamo a quella di Esteban che doveva solo spingere in rete per il tap-in del pareggio ma non ci riesce, tuttavia la pressione della squadra è stata insufficiente a crearne di altre.

Infermeria piena


Altri due infortunati, dicevamo, che vanno a sommarsi agli indisponibili per questa partita: Gaspar, Berisha, Ilic, Coulibaly, Pierotti, Geubbles. Un po’ tanti, e non è una scusa: è la verità. Qualunque formazione con così tanti assenti tutti insieme va in difficoltà; fare finta che non sia così non porta da nessuna parte e non contribuisce a fare un’analisi onesta della partita. Quando le cose vanno male non esiste mai un unico responsabile, ma una concausa di aspetti negativi, scelte che non pagano come dovrebbero e situazioni spesso imprevedibili.
Quello che possiamo dire, senza paura, è che la squadra, pur con tutti i suoi limiti, ha dato in campo tutto ciò che aveva a disposizione, e purtroppo non è bastato. 

È inutile contestare, fischiare o insultare sui social: fino a gennaio saremo questi, con tutti i limiti, gli infortuni e gli errori del caso. Di Francesco ha un compito difficile ma fattibile: trovare soluzioni affinché la squadra (o quello che ne rimane) riesca a uscire da questo momento buio.

NOVITÀ SU PIANETALECCE
Ora puoi dire la tua
Iscriviti e partecipa alla discussione. Ti basta la tua email.
↓
Dove trovo i commenti? Cerca Commenti sotto la foto della notizia oppure in basso sullo schermo del tuo smartphone.
Lecce, gli infortuni sono un caso isolato? Meno fischi, più gioco e muscoli sotto pressione