Di Francesco prima di Lecce-Genoa: «Non possiamo mai staccare la spina»
Il tecnico torna sul 5-1 di Frosinone, chiede una reazione mentale prima ancora che tattica e apre diversi ballottaggi: da Gorter a Štulić, passando per Esteban. «Dobbiamo essere noi a trascinare il pubblico».
Eusebio Di Francesco chiede al Lecce di chiudere immediatamente la parentesi di Frosinone. A poco più di quarantotto ore dal 5-1 dello Stirpe arriva già un altro appuntamento, questa volta al Via del Mare contro il Genoa, e il tecnico giallorosso parte soprattutto da una parola: reazione.
Non semplicemente nel risultato. Di Francesco insiste sull'attitudine, sulla capacità di non uscire dalla partita e sulla necessità di ritrovare quei metri di corsa, quella determinazione nei duelli e quella concentrazione venuti meno a Frosinone.
«È stata una batosta. Adesso dobbiamo cercare di tirare fuori il meglio di quello che abbiamo, liberarci immediatamente e chiudere questa finestra negativa. Dobbiamo ripartire più carichi che mai».
Il tempo per lavorare è stato pochissimo. La rifinitura è stata spostata al pomeriggio proprio per concedere qualche ora di recupero in più a chi ha giocato contro il Frosinone. E le scelte saranno condizionate anche da un'infermeria sempre più affollata.
- Di Francesco dopo Frosinone: «Con quei dati non ci salviamo»
- Il quinto gol che ha fatto più arrabbiare Di Francesco
- Il pubblico del Via del Mare: «Dobbiamo essere noi a trascinarlo»
- Il rigore di Frosinone e il riferimento al quarto uomo
- Difesa a tre o a quattro? Più attaccanti non significa attaccare meglio
- Quei quattro o cinque metri che dipendono dalla volontà
- Genoa, Di Francesco teme soprattutto qualità e verticalità
- Il Lecce proverà ad alzare il recupero del pallone
- Štulić può tornare titolare: «L'ho visto più incazzato»
- Gorter prova a riprendersi spazio
Di Francesco dopo Frosinone: «Con quei dati non ci salviamo»
Di Francesco non nasconde ciò che non ha funzionato allo Stirpe. Il Frosinone ha corso di più, vinto più duelli, conquistato più seconde palle. E il tecnico lega direttamente quei numeri alla possibilità del Lecce di raggiungere il proprio obiettivo.
«Se pensiamo di poter ambire alla salvezza attraverso quei dati sicuramente non ce la potremmo mai fare. Va rialzata subito l'asticella dal punto di vista della performance e anche dal punto di vista tecnico».
Di Francesco prova a circoscrivere la prestazione di Frosinone, rifiutando l'idea che quella partita rappresenti il valore reale della squadra. «Non siamo magari quelli di Udine, ma nemmeno possiamo essere quelli di Frosinone», dice cercando quell'equilibrio che finora è mancato anche nei risultati: il Lecce in questo campionato ha alternato vittorie e sconfitte, senza ancora trovare continuità.
La questione più interessante è però un'altra. Quando Di Francesco parla di “tenuta” mette insieme fisico e testa. Non basta essere organizzati tatticamente se poi si perde il duello, si arriva dopo sulla seconda palla o si smette di rincorrere.
Il quinto gol che ha fatto più arrabbiare Di Francesco
Tra i cinque gol subiti, ce n'è uno che ha infastidito Di Francesco più degli altri: l'ultimo. «Non può mancare l'attitudine, la capacità di stare dentro la partita sempre, anche sul 4-1. Il gol che mi ha dato più fastidio è stato il quinto».
Essere sotto di tre gol non cambia il dovere di continuare a giocare. E Di Francesco ricorda il secondo tempo contro la Juventus per sostenere che questa squadra ha già dimostrato di saper reagire: sotto di due reti, il Lecce aveva comunque provato a riaprire la partita. A Frosinone non è successo.
«Questa squadra ha nel DNA la possibilità di reagire alle situazioni di difficoltà. A Frosinone non l'abbiamo fatto e questa è la cosa che mi ha dato più fastidio di tutte».
Il pubblico del Via del Mare: «Dobbiamo essere noi a trascinarlo»
Di Francesco chiede sostegno, ma non scarica la responsabilità sugli spalti.
«Per aspettarsi il sostegno del pubblico dobbiamo essere noi a trascinarlo attraverso determinati atteggiamenti. Sono il primo a dover garantire questo».
È un passaggio significativo alla vigilia del ritorno al Via del Mare dopo una sconfitta così pesante.
Il tecnico sa che il clima può essere condizionato dal 5-1 e chiede alla squadra di modificarlo attraverso la partita. Duelli, aggressività, corse e capacità di reagire possono diventare il primo strumento per ricostruire il rapporto con lo stadio.
Il messaggio, in sostanza, è semplice: prima di chiedere pazienza al pubblico, il Lecce deve dare al pubblico qualcosa a cui aggrapparsi.
Il rigore di Frosinone e il riferimento al quarto uomo
Di Francesco torna anche sugli episodi arbitrali dello Stirpe. Il tecnico ritiene che alcune decisioni abbiano condizionato la partita e cita anche la sostituzione nella designazione del quarto ufficiale per Lecce-Genoa.
Di Francesco manifesta il proprio dissenso rispetto all'arbitraggio di Frosinone, ma subito dopo riporta l'attenzione sulle responsabilità della squadra. Gli episodi, nella sua lettura, possono aver inciso sull'andamento della gara; non spiegano però la differenza nei duelli, nelle seconde palle o nella tenuta del secondo tempo.
Difesa a tre o a quattro? Più attaccanti non significa attaccare meglio
Il passaggio dal sistema a tre del primo tempo a quello più offensivo della ripresa contro il Frosinone offre a Di Francesco l'occasione per chiarire un concetto. Mettere più giocatori offensivi non rende automaticamente una squadra più pericolosa.
Nel primo tempo il Lecce aveva preparato una struttura che serviva soprattutto a limitare le transizioni del Frosinone e i suoi esterni. Di Francesco ritiene che quella disposizione avesse garantito un equilibrio migliore.
Poi, sotto di due reti, è stato necessario modificare la squadra. Il risultato è stato un Lecce più offensivo ma anche molto più vulnerabile quando perdeva palla e doveva rientrare. È una risposta interessante anche in prospettiva Genoa.
Di Francesco non sembra intenzionato a scegliere una formazione semplicemente contando quanti attaccanti ci sono in campo. Vuole soprattutto una squadra capace di mantenere distanze e coperture preventive.
Quei quattro o cinque metri che dipendono dalla volontà
Di Francesco torna anche sul primo gol del Frosinone, nato da una situazione che il Lecce aveva studiato.
La squadra sapeva che l'avversario cercava quel tipo di giocata: sovrapposizione, palla dietro e inserimento centrale. Eppure non è riuscita a difenderla.
«Non è una questione di caratteristiche dei giocatori. Qualsiasi centrocampista sia, quello è un posizionamento che devi fare».
Poi arriva la frase più interessante:
«Sono quei quattro-cinque metri in più che sono principalmente di volontà, di desiderio di andare a rimettersi a posto più velocemente possibile».
Qui tecnica, tattica e atteggiamento si incrociano. Non tutto può essere spiegato dall'assenza di un determinato centrocampista o dalle caratteristiche della rosa. Ci sono situazioni nelle quali bisogna semplicemente correre qualche metro in più e farlo un secondo prima.
Di Francesco se ne assume la responsabilità e aggiunge un'altra indicazione importante: queste situazioni non si correggono soltanto mostrando video.
«Vanno allenate. Puoi fargli vedere cento video, ma se poi non le provi e non ti sforzi a fare certe cose, alla fine le paghi».
Genoa, Di Francesco teme soprattutto qualità e verticalità
Il Genoa che arriva al Via del Mare viene descritto da Di Francesco come una squadra molto diversa da quella che può essere raccontata soltanto attraverso la classifica. Solida, strutturata dietro e capace di vincere duelli individuali. Ma soprattutto verticale.
Il tecnico cita Baldanzi e Messias per la loro capacità di ricevere tra le linee e creare superiorità attraverso conduzioni e giocate tecniche, ma sottolinea anche il lavoro degli attaccanti nell'aggressione della profondità.
Il Lecce viene da una partita nella quale ha sofferto proprio quando l'avversario ha accelerato immediatamente dopo il recupero del pallone. E Di Francesco riconosce che il Genoa possiede caratteristiche simili: non ha bisogno di molti passaggi per raggiungere l'area avversaria. Per questo perdere male il pallone o concedere campo può diventare pericoloso.
Il Lecce proverà ad alzare il recupero del pallone
Di Francesco ammette anche uno dei limiti attuali della sua squadra:
«Forse non siamo bravissimi a costruire dal basso».
La soluzione può allora passare da un altro principio: recuperare il pallone più vicino possibile alla porta avversaria. È un aspetto che, secondo il tecnico, ha caratterizzato positivamente il Lecce in diverse partite. Il problema è trasformare quei recuperi in occasioni realmente pericolose.
Pressare più alto significa ridurre la quantità di campo da percorrere verso la porta, ma richiede anche sincronismi e aggressività. Se il primo pressing viene superato, si aprono gli spazi che giocatori come Baldanzi e Messias possono sfruttare.
Štulić può tornare titolare: «L'ho visto più incazzato»
Tra le possibilità di formazione c'è anche Nikola Štulić. Di Francesco non esclude una sua presenza dall'inizio e racconta soprattutto la reazione dell'attaccante dopo essere scivolato indietro nelle gerarchie.
«L'ho visto molto più incazzato, e questa è una cosa che non mi dispiace vedere nei giocatori che sono un po' arrabbiati con l'allenatore perché non li fa giocare».
Il tecnico chiarisce però cosa vuole vedere da chi trova meno spazio: non scoraggiamento, ma una risposta attraverso gli allenamenti. Štulić, secondo Di Francesco, lo sta facendo.
La sua candidatura acquista peso anche per le caratteristiche del Genoa. Contro difensori strutturati, avere un centravanti capace di sostenere fisicamente il duello può servire. Ma il tecnico tiene aperta anche l'alternativa Esteban, che considera ancora dentro un naturale percorso di crescita. La scelta non sarà soltanto tra due attaccanti, ma tra due modi differenti di occupare il centro dell'attacco.
Gorter prova a riprendersi spazio
Di Francesco prende come esempio proprio l'azione del gol di Frosinone: sul 4-0 il centrocampista strappa il pallone a Calò e dà origine all'azione che porta alla rete giallorossa.
«Uno dei pochi duelli che abbiamo vinto ci ha portato a determinare il gol».
Il ragionamento del tecnico è elementare ma efficace: vincerne uno produce un'occasione; vincerne otto o dieci può cambiare una partita. Gorter era uscito dalle rotazioni dopo l'inizio della stagione, ma Di Francesco assicura di tenerlo ancora in grande considerazione e ne apprezza il lavoro delle ultime settimane.
Con le assenze a centrocampo e una partita nella quale serviranno soprattutto intensità e duelli, la sua candidatura diventa concreta.

