header logo

Non tutti l’hanno saputo, ma a Baku, dal 22 al 29 ottobre, si è tenuto il Mondiale Under 15 più grande della storia del calcio. 189 squadre, partite 8 contro 8 su campi ridotti, 2 tempi da venti minuti, quasi 1000 gare e 6 giorni di grande intensità per tutti, con gironi infiniti e sfide di livello assoluto.

A rappresentare il Salento c’era Davide Mazzotta, leccese doc che ormai da qualche anno è entrato nel giro del calcio maltese, nel ruolo prima di vice allenatore, poi di allenatore ad interim della nazionale maggiore ed ora protagonista con questa esperienza con la selezione Under 15 biancorossa. 

Ieri, durante il consueto appuntamento con PL Talk, Davide è intervenuto ai nostri microfoni, raccontando l’avventura vissuta con i suoi ragazzi in una settimana folle ma allo stesso tempo entusiasmante. 

Il Mondiale Under 15 a Baku 

Il prossimo anno toccherà alle ragazze, mentre tra due anni sarà nuovamente il turno dei ragazzi.

Quella di Baku è stata un'esperienza straordinaria. Siamo stati sempre protetti e scortati dall'esercito e dalla polizia locale. Abbiamo vissuto momenti divertenti, altri di stress e di stanchezza, ma è stato qualcosa di unico. C'erano nazioni enormi dell'Africa e Paesi molto piccoli, tutti insieme nello stesso villaggio.

L'idea è stata geniale: un progetto pensato da Wenger e sostenuto da Infantino. Per l'occasione sono stati costruiti venti campi da gioco, tutti realizzati appositamente per il torneo. Erano metà campo regolamentare, con porte regolamentari, in un formato molto simile al calcio a otto.

Abbiamo vissuto per dieci giorni all'interno del villaggio, creando relazioni e amicizie con persone provenienti da ogni parte del mondo.

Una crescita pazzesca 

I miei ragazzi erano alla loro prima esperienza fuori dal Paese. A Malta il percorso delle nazionali giovanili inizia dall'Under 15 e per molti di loro era la prima vera avventura internazionale.

Confrontarsi con ragazzi di altre nazionalità è stato un momento di crescita importante. Durante le partite erano completamente immersi nella competizione, quasi in trance agonistica. È stato bellissimo vederli misurarsi con realtà così diverse.

Ognuno ha vissuto l'esperienza a modo proprio: qualcuno con grande entusiasmo e leggerezza, altri con un approccio più serio e riflessivo.

Il torneo 

Si è giocato per tutta la settimana, spesso due volte al giorno, tra primo pomeriggio e sera. Le partite duravano quaranta minuti ed erano molto intense.

Noi arrivavamo dal calcio a undici e, prima della partenza, avevamo avuto poco tempo per preparare una competizione di questo tipo. Di fatto, il nostro primo vero allenamento è stata la partita inaugurale contro il Kenya.

Giocare a otto è molto diverso rispetto al calcio a undici. Tuttavia, giorno dopo giorno i ragazzi hanno acquisito sicurezza e hanno iniziato a divertirsi. Siamo riusciti a mettere in grande difficoltà anche la Nuova Zelanda, che poi ha ottenuto uno dei migliori risultati del nostro raggruppamento.

Nel nostro piccolo siamo andati vicini a fare qualcosa di importante. La cosa più bella è stata vedere i ragazzi liberarsi progressivamente della paura e di quel senso di inferiorità che avevano all'inizio.

Le differenze tra i ragazzi 

L'unica nazionale che si è presentata con giocatori più giovani era l'Italia. Tutte le altre squadre schieravano ragazzi molto sviluppati fisicamente.

Credo che in Italia manchi un po' di coraggio. In altri Paesi si fa giocare con maggiore continuità anche chi ha sedici anni. Penso a nazioni come Belgio, Olanda e Inghilterra.

Da noi il risultato è spesso considerato troppo importante. Manca la pazienza di aspettare i giovani, di concedere loro l'errore e il tempo necessario per crescere. Forse culturalmente facciamo ancora fatica ad accettarlo.

C'è poi anche una questione fisica: molte nazioni presentano ragazzi più strutturati e muscolari dei nostri.

Lo stato del calcio italiano 

Ho visto le convocazioni del selezionatore Mancini e mi ha fatto piacere notare la presenza di molti giovani.

Nel frattempo tutti i Paesi si sono evoluti. Penso a realtà come Lettonia e Macedonia: una volta riuscivamo a compensare eventuali differenze fisiche con un vantaggio tattico, oggi non è più così. Si sono sviluppati tutti.

Anche tanti tecnici italiani sono andati a lavorare all'estero, contribuendo alla crescita di altri movimenti calcistici. Inoltre oggi forse abbiamo meno talento puro rispetto al passato. Non ci sono più giocatori come Totti o Del Piero, campioni che si vedono molto raramente.

In Inghilterra i ragazzi fanno sport in maniera continua. La cultura sportiva è molto radicata e questo si riflette inevitabilmente anche sul calcio.

Lecce nel mio cuore 

Ho visto soltanto Udinese-Lecce e devo dire che mi è sembrato il Lecce dei tempi di Zeman. Un calcio meraviglioso, propositivo e aggressivo, fatto di ripartenze e intensità.

A Malta ho praticamente contagiato tutti con la mia passione. Quando arrivo e quando vado via saluto tutti con “Forza Lecce” ed ormai hanno imparato a rispondermi “Sempre”. 

Ho visto anche gli ultimi risultati pesanti. La sconfitta contro il Genoa pesa, ma cerco di restare fiducioso perché negli ultimi anni la società ha lavorato molto bene. Trinchera è una persona preparata ed esperta.

Il campionato italiano è sempre molto equilibrato e credo che la squadra stia pagando soprattutto l'assenza di Coulibaly, che considero un giocatore fondamentale.

Per rivedere la puntata 

NOVITÀ SU PIANETALECCE
Ora puoi dire la tua
Iscriviti e partecipa alla discussione. Ti basta la tua email.
↓
Dove trovo i commenti? Cerca Commenti sotto la foto della notizia oppure in basso sullo schermo del tuo smartphone.
Lecce, Pierotti operato alla caviglia: intervento perfettamente riuscito
La rosa del Lecce di questa stagione è la più forte degli ultimi cinque anni