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Nelle scorse ore è arrivata l'ufficialità dell'esonero di Massimiliano Allegri da parte della Juventus. Una notizia che era nell'area già all'indomani della pur vittoriosa finale di Coppa Italia contro l'Atalanta. 

I motivi dell'addio 

Un divorzio che, stando alle cronache, sarebbe ugualmente arrivato a fine anno, ma il club bianconero ha optato per l'esonero anticipato alla luce della condotta tenuta dal tecnico livornese proprio in occasione dell'incontro di coppa. La nota della Juventus è piuttosto chiara in tal senso. 

L'esonero fa seguito a taluni comportamenti tenuti durante e dopo la finale di Coppa Italia che la società ha ritenuto non compatibili con i valori della Juventus e con il comportamento che deve tenere chi la rappresenta.

Massimiliano Allegri

Il paragone con D'Aversa

Il riferimento è al veemente sfogo sul campo che ha portato Allegri all'espulsione sul finale di gara, ma anche ai fatti che sono seguiti nel post-partita. Una nota che, nei modi, ha un po' ricordato quella diramata dal Lecce lo scorso 10 marzo, subito dopo il concitato finale di gara con l'Hellas Verona, caratterizzato dalla testata dell'allora tecnico dei giallorossi Roberto D'Aversa nei confronti dell'attaccante degli scaligeri Thomas Henry. 

L’U.S. Lecce, con riferimento all’episodio che ha visto coinvolto l’allenatore D’Aversa ed il giocatore del Verona Henry, pur valutando la situazione di nervosismo generale nel finale di gara, condanna fermamente il gesto del proprio allenatore in quanto contrario ai principi ed ai valori dello sport.

Preludio all'esonero

Quel comunicato fu il preludio dell'esonero per il tecnico abruzzese, autore di un gesto che fece molto clamore, facendo balzare il Lecce (in negativo) in cima alle cronache nazionali. 

Roberto D'Aversa
Roberto D'Aversa

Il paragone

Due esoneri, quello di Allegri e quello di D'Aversa, differenti ma tutto sommato simili, figli della comune necessità da parte di due club di tutelare la propria brand reputation dinanzi a fatti decisamente inopportuni per l'immagine di una società. 

La brand reputation

Un tempo neanche troppo lontano sarebbe stato impensabile associare il concetto di brand reputation a una squadra di calcio, ma al giorno d'oggi le società hanno l'obbligo di curare l'immagine che si offre al pubblico, al pari di una qualsiasi azienda che opera sul mercato in condizioni di concorrenza.

L'immagine conta

La brand reputation, in sostanza, si crea e si rafforza con i comportamenti e i contenuti che la società propone verso l'esterno. Prendiamo il caso del Lecce una società che ha i conti in ordine, che non ha debiti e che centra i propri obiettivi investendo sui giovani crea un'immagine di sé positiva non solo verso i propri tifosi (che ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre) ma anche nei confronti del pubblico generalista. 

Esultanza del Lecce

Il ruolo del marketing

La brand reputation può poi essere rafforzata attraverso gli strumenti in grado di creare engagement con il pubblico, grazie a contenuti social moderni e accattivanti e a precise strategie di marketing finalizzate alla promozione del club, che hanno, di riflesso, effetti benefici per l'immagine e anche per le casse delle società Ad esempio, la sempre maggiore cura con cui le squadre presentano le maglie non è casuale, alla luce dei più recenti studi statistici che dimostrano come a campagne promozionali d'impatto corrispondano cospicui aumenti nelle vendite del merchandising dei club di calcio. 

Le condotte dei dipendenti

Quanto alle condotte individuali, indissolubilmente legate al concetto di brand reputation, atteso che, come detto, un club è di per sé un brand, bisogna sapere che esiste un codice etico (quello del Lecce, ad esempio, è consultabile sul sito ufficiale della società giallorossa) rispetto al quale tutti i dipendenti sono chiamati a uniformarsi. Un corpo di norme scritte che trae il suo fondamento dalla necessità, per tutti coloro che rappresentano il club, di rispettare e non macchiare l'immagine della società per cui prestano servizio. 

Il calcio veicolo di valori

Il calcio, d'altronde, è un potentissimo veicolo di valori. Ogni squadra ha una responsabilità nei confronti dei propri tifosi ma più in generale di tutti gli appassionati. Correttezza, lealtà, rispetto reciproco, sono concetti che spesso finiscono per essere riportato in piccole patch sulle maglie da calcio, ma che non trovano poi concretizzazione con i comportamenti sul campo. Per questo, alle volte, i gesti, a fronte di gravi condotte, valgono ben più degli slogan e delle parole, che quasi sempre finiscono per lasciare soltanto il tempo che trovano. 

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