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Al termine di Lecce-Inter i social si sono riempiti di tifosi nerazzurri indignati: nel mirino dei tifosi nerazzurri c’è la reazione del pubblico salentino durante tutto l'arco della partita, che non ha risparmiato il difensore Alessandro Bastoni dopo l’episodio della simulazione in Inter-Juventus, che è costata il rosso a Kalulu. 

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Una narrazione ribaltata?

La narrazione dei tifosi nerazzurri appare rovesciata rispetto alla realtà, trasformando un gesto antisportivo commesso da un loro giocatore in un’ingiustizia subita. Un po' come se i fischi rivolti in seguito ad un comportamento giudicato lontano dal fair play fossero gratuiti e immotivati.  Alla fine, però, gli episodi restano, soprattutto quando hanno avuto una certa risonanza. E quando un calciatore finisce al centro di un caso simile, è fisiologico che negli stadi avversari si trovi un clima ostile.

Una dinamica da stadio 

Alla fine, si può condividere o meno la scelta di fischiare, ma è inutile fingere sorpresa (come invece hanno fatto Chivu e Kolarov): certe dinamiche fanno parte del tifo, nel bene e nel male. Possono non piacere, possono essere ritenute eccessive, ma rientrano nel linguaggio degli stadi.

Fischi sì, minacce no

Ben diverso, invece, è il discorso sulle minacce ricevute dal giocatore e dall’arbitro La Penna sui social. Qui non si parla più di sfottò, ma di intimidazioni vere e proprie, tali da limitare la propria quotidianità per timore di aggressioni. È su questo che dovrebbe concentrarsi l’indignazione collettiva, perché i fischi appartengono al calcio, ma le minacce no.
 

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