header logo

Il Lecce esce sconfitto da San Siro, ma lo fa al termine di una partita preparata con attenzione da Eusebio Di Francesco e interpretata con disciplina per oltre settanta minuti. Il gol di Francesco Pio Esposito al 78’ rompe un equilibrio che, fino a quel momento, i giallorossi erano riusciti a difendere con organizzazione, concentrazione e un piano gara chiaro.

L’Inter ha fatto la partita, come da copione, ma il Lecce è rimasto dentro il match fino all’episodio decisivo e anche dopo lo svantaggio non ha dato la sensazione di sbriciolarsi. La squadra ha continuato a difendersi con ordine, senza concedere occasioni clamorose e senza perdere compattezza. Un segnale tutt’altro che scontato in uno stadio e contro un avversario di questo livello.

Il contesto rende la prestazione ancora più significativa. Il Lecce si è presentato a Milano con cinque titolari indisponibili: Berisha, Banda, Gaspar, Camarda e Ramadani. Il turnover non è stato una scelta, ma una necessità. E qui emerge un primo dato strutturale: una squadra che punta alla salvezza difficilmente ha in panchina giocatori dello stesso livello dei titolari. Il Lecce, invece, ha dimostrato di avere una rosa numericamente profonda e affidabile sul piano dell’impegno, ma con differenze evidenti soprattutto in alcuni reparti. L’Inter, pur ruotando diversi uomini, non ha mai dato l’impressione di essere in difficoltà dal punto di vista qualitativo.

inter-lecce bastoni gandelman

La fase difensiva ha retto a lungo. Il centrocampo ha lavorato più in rottura che in costruzione, sacrificando qualità per equilibrio. Emblematica, in questo senso, la partita del nuovo arrivo Omri Gandelman: pochi tocchi, scarso impatto offensivo, ma grande disponibilità al lavoro senza palla. Una prestazione di sistema, utile a tenere la squadra compatta, ma insufficiente per dare continuità alle risalite. Ci è piaciuta anche la prova di Siebert e di Maleh, oltre che quella di Tiago Gabriel, al netto di qualche sbavatura, e Danilo Veiga.

Ed è qui che emergono i limiti più evidenti. Il Lecce recupera palloni, ma fatica a trasformarli in azioni offensive credibili. Le statistiche raccontano una squadra che arriva raramente negli ultimi trenta metri con uomini e tempi giusti, che produce pochissimi tiri e che non riesce quasi mai a mettere l’Inter nella condizione di difendersi bassa. Non è solo una questione di singoli, ma di assortimento del reparto offensivo.

I fatti, finora, dicono che davanti mancano numeri da Serie A. Mancano gol, mancano giocate risolutive, manca continuità. Contro una squadra come l’Inter questo limite diventa ancora più evidente: difendere bene non basta se non riesci mai a spostare l’inerzia della partita. E infatti a furia di subire la pressione, prendi un gol. Ciabattato.

inter-lecce barella stulic

La sensazione, però, è che la base sia solida. Il Lecce dimostra di essere una squadra organizzata, ben allenata, capace di restare in partita anche in condizioni di emergenza. Proprio per questo, dal mercato ci si aspetta qualcosa in più di un semplice ritocco. Serve un “fuoco d’artificio”, un intervento capace di alzare il livello offensivo e di dare concretezza a una squadra che, per atteggiamento e lavoro, meriterebbe qualcosa in più del ruolo di comparsa contro le grandi.

San Siro non ha dato punti, ma ha restituito indicazioni chiare. Sta ora alla società trasformarle in scelte.

Ingrosso su Inter-Lecce: "Partita tatticamente perfetta, ma ora urge fare punti"

💬 Commenti