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Il risultato dice Palermo 2, Lecce 0. Il Lecce saluta la Coppa Italia alla prima partita ufficiale della stagione e questo, inevitabilmente, lascia un retrogusto amaro. Fermarsi al risultato, senza analizzare il contesto, sarebbe però sbagliato e questo non possiamo concedercelo col calcio d'Agosto.

La partita del Barbera ha raccontato molto di più. Ha mostrato una squadra ancora pesante nelle gambe, non completamente assemblata, con qualche uomo fuori ruolo e con alcune gerarchie che tra qualche settimana potrebbero essere profondamente diverse. Ha mostrato errori evidenti, soprattutto dietro, ma anche una reazione che nella ripresa merita di essere tenuta dentro l’analisi.

Il Palermo fa male dove il Lecce sbaglia

Il primo tempo è quello che decide la partita. E non perché il Palermo domini in maniera schiacciante, ma perché sa essere molto più lucido nel momento in cui il Lecce concede qualcosa. La gara resta a lungo equilibrata, con le due squadre che si dividono il possesso e senza una superiorità territoriale così marcata da giustificare, da sola, il doppio vantaggio. Eppure i rosanero trovano due volte il vantaggio con un Lecce che paga soprattutto alcuni errori di posizione e di lettura nella propria area.

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Tiago Gabriel e una serata diversa dal solito

Tra quelli che hanno sofferto maggiormente c’è Tiago Gabriel. Proprio lui, il Re del mercato giallorosso. Il portoghese è apparso meno sicuro, meno pulito nelle letture, a tratti quasi spaesato. Qualche posizione sbagliata, qualche scelta meno naturale del solito e quella sensazione che mancasse un po’ della serenità mostrata nella passata stagione.

È impossibile sapere quanto possa incidere tutto quello che sta accadendo intorno a lui. Il mercato lo riguarda direttamente, il suo nome continua a circolare e le attenzioni esterne non mancano. Non sarebbe corretto trasformare questo in una giustificazione, ma nemmeno ignorare il momento particolare che sta vivendo.

Geubbels sbaglia, ma almeno c’è

Molto meglio, si fa per dire, il nuovo arrivato Geubbels. L'attaccante francese ha avuto le occasioni per segnare e non le ha trasformate. Per un centravanti questo pesa sempre, soprattutto in una partita nella quale un gol avrebbe potuto cambiare completamente l'esito. Però Geubbels si è fatto vedere. È entrato praticamente in tutte le situazioni offensive più interessanti del Lecce. Ha attaccato gli spazi, ha cercato la profondità, si è mosso dentro l’area e ha dato alla squadra un riferimento.

Una presenza che ha galvanizzato persino Stulic. Il numero 9 giallorosso infatti si è potuto dedicare meglio alla fase difensiva ed è riuscito a lavorare parecchi palloni che poi sono finiti per essere giocati in zona gol.

Gorter, una delle note più interessanti

gorter
Il centrocampista Gorter entrato al minuto 74

Tra le sensazioni migliori resta quella lasciata da Gorter. Non ha avuto bisogno di giocate spettacolari per farsi notare. Ha dato fluidità, ha cercato linee di passaggio interessanti e soprattutto ha mostrato una certa naturalezza nel far scorrere il pallone quando la manovra tendeva a diventare prevedibile.

Questo Lecce, almeno per come lo immagina Di Francesco, avrà bisogno di giocatori capaci di vedere una linea prima che si apra completamente, di accompagnare l’azione e di evitare che il possesso diventi soltanto orizzontale. Gorter, da questo punto di vista, ha lasciato intravedere qualcosa.

Una squadra ancora imballata

Nel complesso, però, il Lecce è sembrato ancora un po’ imballato. Non lento in assoluto, ma ancora poco brillante nei cambi di ritmo, nelle accelerazioni e in quelle giocate che dovrebbero trasformare il possesso in pericolosità.

Ma è troppo presto per cantare il de profundis. Il secondo tempo racconta quasi un’altra partita. Di Francesco passa al 4-4-2, mette Štulić e Geubbels insieme e rinuncia, almeno sulla carta, a un uomo in mezzo al campo. La cosa interessante è che il Lecce, invece di perdere equilibrio, sembra trovarlo.

Gioca più semplice, più verticale, con due riferimenti davanti e con una maggiore presenza dentro l’area. In effetti, le azioni migliori arrivano tutte nella ripresa. La squadra entra più spesso negli ultimi metri, calcia, accompagna l’azione e costringe il Palermo a difendersi più basso.

I numeri, in questo caso, servono soltanto a confermare quello che si vede: nella seconda frazione il Lecce tira 14 volte contro 3, costruisce quattro grandi occasioni contro una e porta 12 conclusioni dentro l’area di rigore.

Non serve trasformare l’editoriale in un foglio Excel, anche perché sui numeri cincischio un poco, basta dire che il Lecce, nel secondo tempo, fa la partita.

Il risultato finale, proprio per quanto visto nella ripresa, appare severo. Non ingiusto nel senso assoluto del termine, perché il Palermo ha segnato e il Lecce no. Ma severo sì. La squadra giallorossa costruisce abbastanza per riaprire la partita e, con un po’ più di precisione negli ultimi metri, probabilmente l’ultimo quarto d’ora avrebbe avuto tutt’altra tensione.

Attenzione però: questa non sarà la squadra di settembre

C'è da aggiungere una postilla a tutta sta pappardella: il Lecce visto a Palermo non è ancora il Lecce definitivo. Il mercato dovrà ancora esprimere la parte migliore, soprattutto sulle corsie offensive.

La coppia N’Dri-Pierotti vista sulle fasce potrebbe tranquillamente essere una soluzione destinata a non diventare mai quella titolare della stagione. N’Dri parte oggi come alternativa, come giocatore da utilizzare per cambiare ritmo o spezzare le partite. Pierotti, invece, sembra sempre più destinato a essere portato dentro il campo, dove può sfruttare meglio fisicità, inserimenti e capacità di attaccare l’area. Questo significa che il Lecce dovrà ancora trovare sul mercato gli esterni di ruolo che completeranno davvero il 4-3-3 di Di Francesco.

E quando arriveranno, cambieranno inevitabilmente anche spazi, gerarchie e meccanismi offensivi. Non vanno poi dimenticati Gandelman e Berisha, che devono essere recuperati pienamente. Sono due giocatori che possono cambiare la qualità e la profondità del centrocampo, offrendo soluzioni diverse rispetto a quelle viste al Barbera. Quando entrambi saranno disponibili, Di Francesco avrà un reparto più completo e soprattutto maggiore libertà nel distribuire compiti e minutaggi.

Gli errori restano, ma il contesto conta

La sconfitta va analizzata. Non va addolcita. Il Lecce ha preso sicuramente due gol evitabili, ha mostrato qualche difficoltà dietro, ha sbagliato troppo davanti e nel primo tempo è sembrato meno brillante del Palermo nei momenti decisivi. Sono dati oggettivi dai quali non ci si può svincolare. Ma non sono gli unici, perché reale è anche il secondo tempo.

Il Lecce è fuori dalla Coppa Italia e questo non può far piacere. Ma siamo (eravamo, ieri) al 17 agosto. Con una rosa ancora incompleta. Con Gandelman e Berisha da recuperare. Con alcune posizioni ancora da definire. E con un allenatore che sta evidentemente cercando il modo migliore per cucire la squadra intorno agli uomini che ha oggi e a quelli che arriveranno.

Gli errori devono servire, perché in Serie A saranno puniti ancora più duramente. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare quello che il Lecce ha fatto nella ripresa. Il 2-0 racconta solo chi ha passato il turno, ma non ci dice niente su che squadra sarà il Lecce nel prossimo campionato di serie A.

E oggi, forse, è proprio questa la cosa più importante da ricordare.

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