“Non mi piace ripetere le cose, però qua è tutto scritto. Ci sono dei giocatori adibiti a fare delle cose, se viene qualcuno a chiederti di farlo al posto tuo puoi anche cedere il tuo compito ma l’adibito sei tu, dunque puoi dire di no ed è tutto finito”. 

Fabio Liverani spiega in sala stampa che ci sono delle gerarchie nello spogliatoio anche per battere i rigori, le punizioni, i corner e che in base a queste priorità i ragazzi possono gestirsi in campo e anche rifiutare di cedere al compagno il proprio compito assegnato.

“Se gli dai la palla in mano hai preso tu la decisione”, prosegue alludendo al fatto che Mancosu abbia concesso a Babacar di calciare dagli undici metri. “Però questo non è un caso. Fuori dallo spogliatoio si cercano colpevoli, e io lì non posso obbligare nessuno a non cercare il capro espiatorio. Io faccio un altro discorso, ognuno ha una percentuale di errore e se c’è stato è di tutti”.

 

Qualcuno gli fa notare che forse il capitano abbia dimostrato poco carattere nel gestire queste situazioni: “Ognuno ha il suo carattere. Durante la partita l’ho visto con la palla in mano, per me calcia lui, poi mi sono distratto col VAR perché dall’altra partita erano vicini al quarto uomo, in quel momento sono andato li pensando di essere più utile li”, alla fine sul dischetto si presenta Babacar: “Io non faccio il babysitter a professionisti di 30 anni, do delle regole e le faccio rispettare, poi ho capito che devo fare ancora di più”.

Una situazione che non si ripeterà: “A Milano è stato un bel gesto, però se sbagli è finita. Ora io credo che abbiano capito tutti e due: se io scrivo fogli lunghi quanto una porta lo faccio per non dare alibi e responsabilizzare tutti. Durante la partita non so però cosa succede, se qualcuno ha preso una botta e non riesce a calciare, ci sono cose che dalla panchina non si possono valutare”.