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La pioggia del Dall’Ara non lava via i problemi, anzi li rende ancora più evidenti. Il 2-0 firmato da Remo Freuler e Riccardo Orsolini contro il Lecce è molto più di una sconfitta: è la fotografia impietosa di una stagione che, giornata dopo giornata, assume contorni sempre più preoccupanti.

Perché se la partita racconta di un errore individuale — quello di Ndaba sul primo gol — e di un finale in cui i salentini si sbilanciano, sono i numeri a inchiodare la squadra di Eusebio Di Francesco a una realtà difficile da ignorare.

19 sconfitte su 32 giornate

Diciannove sconfitte in 32 giornate non sono solo un dato negativo: sono un campanello d’allarme storico. Era successo solo un’altra volta nel nuovo millennio, nella stagione 2005/06. E quella squadra chiuse al 19° posto, retrocedendo. Il parallelo non è una suggestione giornalistica, ma una linea statistica precisa che oggi torna a fare paura.

Il punto, però, è che questo Lecce non crolla sempre in maniera fragorosa. Spesso resta in partita, come anche al Dall’Ara, dove per lunghi tratti ha retto l’urto della squadra di Vincenzo Italiano. Il problema è che non basta “stare dentro” la gara se poi manca ciò che la decide: il gol.

Peggior attacco

Ventuno reti segnate in 32 giornate sono un dato che va oltre la Serie A: è il peggior attacco tra i cinque grandi campionati europei. Un primato negativo che pesa come un macigno e che racconta di una squadra incapace di trasformare anche le poche occasioni costruite. Non è solo una questione di attaccanti, ma di sistema: poca presenza in area, pochi inserimenti, scarsa qualità nell’ultimo passaggio.

17 partite senza segnare

E poi c’è l’altro numero che fa rumore: 17 partite senza segnare. Più di metà campionato. Un dato che spiega perfettamente perché il Lecce sia terzultimo a quota 27 punti, appaiato alla Cremonese. In un calcio dove anche le squadre in difficoltà trovano il modo di strappare punti sporchi, restare a secco così spesso significa condannarsi da soli.

La dinamica del match di Bologna, in fondo, è coerente con questa tendenza. Il Lecce resta ordinato, prova a non concedere spazi, ma al primo errore paga dazio. E quando deve reagire, non ha la forza — tecnica e mentale — per farlo davvero. Il gol di Riccardo Orsolini nel recupero è quasi simbolico: arriva mentre i giallorossi tentano il tutto per tutto, ma senza la lucidità necessaria per essere pericolosi.

Qui si innesta anche un discorso psicologico. Quando segni così poco, ogni partita diventa una salita. Ogni svantaggio pesa il doppio, ogni errore sembra definitivo. E la squadra finisce per giocare con un margine d’errore inesistente.

Il calendario corre, e le giornate diminuiscono. Il Lecce non è ancora spacciato, ma i numeri raccontano una verità chiara: così non basta. Serve invertire la tendenza offensiva, trovare gol in qualsiasi modo, anche sporco, anche casuale. Perché la storia — quella del 2006 — è già stata scritta una volta. E oggi, inquietante, sembra pronta a ripetersi.

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