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Il Lecce cade ancora, questa volta sul campo del Bologna, dopo le sconfitte contro Napoli, Roma e Atalanta. Una battuta d’arresto che, a differenza delle precedenti, arriva anche per una serie di episodi negativi che hanno inciso in maniera decisiva sull’esito finale. 

La gara, infatti, ruota attorno a tre momenti chiave: l’occasione sprecata da Stulic nel primo tempo sullo 0-0, il gol praticamente regalato ai felsinei per una catena di errori tra Ndaba, Tiago Gabriel e Falcone, e infine il raddoppio (altro regalo) arrivato nel recupero che ha chiuso definitivamente i giochi. Ancora una volta, dunque, il Lecce esce sconfitto senza trovare la via del gol: è la terza partita consecutiva senza segnare. 

Se è giusto analizzare gli episodi, è altrettanto inevitabile soffermarsi sul vero grande limite della squadra giallorossa: l’incapacità di creare pericoli concreti dalle parti della porta avversaria. Un problema che pesa sempre di più, soprattutto a poche giornate dalla fine del campionato, quando ogni punto diventa determinante. Nonostante tutto, la squadra resta ancora in corsa per la salvezza insieme alla Cremonese, ma ignorare i limiti sarebbe un errore. 

La rosa costruita da Corvino presenta luci e ombre: tra i punti di forza spicca sicuramente Falcone tra i pali, mentre la difesa offre buone garanzie soprattutto nei centrali, anche se pesa l’assenza dell’infortunato Gaspar e si attendono conferme da giovani come Gaby Jean e Perez. A centrocampo, pur senza la qualità di Berisha, emerge un Coulibaly in grande crescita, inserito però in un reparto complessivamente in linea con quello di una squadra che lotta per non retrocedere. Anche sugli esterni, nonostante la pesante assenza di Sottil, il livello resta coerente con gli obiettivi stagionali. Il vero nodo resta però l’attacco. Le scelte di mercato, almeno finora, non hanno dato i frutti sperati: Stulic, Cheddira e in precedenza Camarda non sono riusciti a garantire quel bottino di gol indispensabile per una squadra impegnata nella corsa salvezza. 

A Bologna si sono rivisti tutti i limiti di una formazione che non può contare su un attaccante capace di risolvere o mascherare le difficoltà strutturali tipiche di una provinciale. La prestazione in Emilia, nel complesso, non è stata negativa: più vicina a quelle offerte contro Roma e Napoli che non al passo falso con l’Atalanta. Eppure il risultato è rimasto lo stesso: zero punti. Si sapeva che questo ciclo di partite fosse proibitivo, ma la speranza di raccogliere almeno uno o due punti era concreta. Adesso, però, non c’è più margine di errore: serve uno sprint finale deciso. Il timore, dopo la vittoria contro la Cremonese, era legato alla reazione della piazza di fronte alle sconfitte annunciate. Timore che si è concretizzato: l’insoddisfazione, amplificata dai social tra critiche e polemiche, rischia di pesare su una squadra giovane e in parte inesperta. Il destino del Lecce si deciderà nelle ultime cinque sfide contro Fiorentina, Verona, Pisa, Sassuolo e Genoa. Cinque partite che, se affrontate con la giusta mentalità e concretezza, possono ancora valere la salvezza. In caso contrario, lo spettro della Serie B diventerebbe inevitabile.

 

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