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Pantaleo Corvino è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport.

Come convince i calciatori a scegliere Lecce?

“Con video e le foto del mare di Lecce, del nostro meraviglioso Salento. E poi ci parlo, racconto, spiego. E i giocatori che scelgo diventano figli del cuore”.

A cosa deve questa felicità?

”A due motivi. Il primo è che siamo riusciti a rendere sempre orgogliosi i nostri tifosi per le squadre costruite. Il secondo, aver ripagato la fiducia del presidente Saverio Sticchi Damiani che mi ha voluto far tornare a tutti i costi a Lecce. Abbiamo chiuso il primo ciclo con una promozione in A e una grande salvezza, una promozione in Primavera 1 e lo scudetto.

Abbiamo cominciato il secondo con una nuova sfida: compiere un’altra impresa miracolosa. Come? Creando risorse dal proprio interno, mantenendo sempre la strada intrapresa, attraverso la sostenibilità del club. Siamo la squadra più giovane della Serie A, la terza in Europa, abbiamo 7 Primavera in prima squadra e il monte ingaggi è di 15 milioni e mezzo, il più basso della categoria. E investiamo in uscita tutto quello che ricaviamo dalle cessioni. 

Abbiamo fatto mercato in entrata prendendo giovani che devono trasformare le potenzialità in qualità. Che possono diventare risorse. Non abbiamo sceicchi, fondi, magnati, ma dei dirigenti che sono figli del territorio e vogliono far sentire orgogliosi i nostri tifosi. Lavoriamo per il presente e per il futuro”.

Come ha conosciuto D’Aversa?

“Lo portai a Casarano da calciatore. L’ho seguito da allenatore e ho visto le qualità adatte. Possiamo raggiungere insieme l’obiettivo attraverso le nostre linee guida. Vedo giorno dopo giorno che non ci siamo sbagliati. C’è molto del suo in questo inizio”.

La squadra sembra più forte

“Siamo partiti da una base: l’ottava difesa del torneo scorso. L’abbiamo riconfermata in blocco, tranne Umtiti, ma riscattando Pongracic che aveva iniziato bene e si era infortunato. Falcone, Gendrey, Baschirotto, Gallo. Abbiamo capito che avevamo fatto fatica in mezzo e ora abbiamo un centrocampo nuovo. In attacco non abbiamo fatto male, ma qualcosa dovevamo cambiare”.

Almqvist, Krstovic e Ramadani

”Almqvist ha le caratteristiche che chiedeva D’Aversa. Ha destrezza, è veloce, gioca in verticale. Abbiamo approfittato della guerra Russia-Ucraina in cui se c’è la volontà del calciatore puoi prenderlo in prestito senza fare la trattativa.

Con Krstovic ci siamo sentiti più volte, gli ho mostrato i video del mare, di Lecce, gli ho raccontato che società siamo. Poi l’ho visto perché le pelli si toccano con le mani. Mi sono detto: ho preso Vucinic e Jovetic, dal Montenegro, non c’è due senza tre. Ha senso del gol, e mi sembra sappia farlo in più modi: di testa, in area, calciando da fuori.

Ringrazio Ramadani e il suo agente. Hanno voluto mantenere l’impegno preso. Si è lavorato in silenzio. Se il nome non esce è più facile chiudere”.

Kaba e Rafia

Hanno fisicità, struttura, potenza. Doti che servono perché il livello nelle squadre di sotto si è elevato. Setacciamo mercati alternativi. È fondamentale. Rafia lo conoscevamo da prima. Lo abbiamo seguito con Trinchera dopo le prime gare col Pescara, la trattativa era avviata bene, poi quando è arrivato D’Aversa, che vive a Pescara abbiamo visto che lo apprezzava anche lui. 

Ma voglio ricordare anche Venuti venuto a zero da Firenze. Quando lo costrinsi a venire a Lecce la prima volta lo obbligai urlandogli dal treno e ubbidì. Stavolta non ho neppure avuto bisogno di urlare. Ha accettato appena ho aperto bocca. Per me è un figlio”.

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