Lecce, una sconfitta che ripropone vecchi errori
A Milano il Lecce mostra segnali di crescita rispetto alle partite contro Roma e Cagliari ma paga ancora le difficoltà nel cuore del campo. Il Milan ne approfitta e punisce una squadra troppo lunga e incapace di trovare il giusto equilibrio.
Il Lecce perde 3-0 a Milano contro il Milan, ma il risultato, questa volta, non racconta fino in fondo una prestazione che, almeno sotto alcuni aspetti, è sembrata migliore rispetto alle ultime uscite contro Roma e Cagliari. Non abbastanza, però. Perché contro una squadra come il Milan, soprattutto a San Siro, per provare a giocarsela serviva qualcosa in più: maggiore equilibrio, maggiore personalità e soprattutto una diversa interpretazione del centrocampo.
Il Milan ha avuto gioco relativamente facile nel momento in cui è riuscito a schermare Ilic. Limitando la possibilità del centrocampista giallorosso di ricevere e dettare i tempi della manovra, i rossoneri hanno di fatto messo in difficoltà la costruzione del Lecce, costringendolo spesso a iniziative prevedibili e poco incisive.
A quel punto è emerso il problema principale: il centrocampo salentino non è riuscito a fare filtro e gli attaccanti del Milan hanno trovato più volte spazio per attaccare una linea difensiva rimasta troppo esposta.
Ecco che si rivede il tema che, a mio avviso, si ripropone con una certa insistenza nelle scelte di Di Francesco.
La vittoria contro il Monza, evidentemente, aveva restituito al tecnico la possibilità di riproporre alcune delle sue idee. Ma proprio a Milano si è vista ancora una volta una scelta che lascia qualche perplessità: Coulibaly fuori dal cuore del centrocampo.
Mai come in questa partita, soprattutto considerando la difficoltà di Ilic nel dettare i tempi della squadra, sarebbe servito il maliano. Un giocatore capace di legare i reparti, dare equilibrio, contribuire alla costruzione e soprattutto proteggere la difesa. Invece Coulibaly è stato spostato più avanti, a ridosso di Stulic, finendo per perdere quella centralità che avrebbe potuto essere preziosa proprio nella zona nevralgica del campo.
È un errore che, al di là del singolo risultato, Di Francesco sembra riproporre. E il problema è che il centrocampo, nel calcio, è spesso il punto dal quale nasce tutto il resto. Se quella zona non funziona, la squadra fatica a costruire, non riesce a risalire il campo e lascia inevitabilmente troppo lavoro alla difesa.
Anche l’avvicendamento di Stulic con il giovane Esteban non ha cambiato l’inerzia della partita. E qui bisogna essere chiari: Esteban va accompagnato nella sua crescita, non mandato allo sbaraglio. A Milano è rimasto troppo isolato, non è riuscito a incidere e soprattutto non ha permesso al Lecce di spostare in avanti il proprio baricentro. Ha giocato oltre 45 minuti senza riuscire a trovare le condizioni per entrare davvero nella partita.
Non è soltanto una questione di singoli giocatori. È una questione di come vengono messi nelle condizioni di giocare.
Il Lecce, dopo una sconfitta per 3-0, deve ripartire dagli errori commessi. E soprattutto deve interrogarsi su ciò che non ha funzionato nella zona centrale del campo. Perché contro il Milan si può perdere, ma una squadra che vuole salvarsi deve almeno riuscire a riconoscere e correggere gli stessi problemi quando si ripresentano.
Adesso arriva il Bologna, al Via del Mare. Una partita diversa, un avversario diverso e soprattutto un’occasione per trasformare questa sconfitta in una lezione.
La speranza è che Di Francesco e il suo staff sappiano fare tesoro di ciò che Milano ha mostrato. Perché gli errori possono essere commessi, ma quando diventano ricorrenti smettono di essere soltanto errori e diventano un problema da risolvere.

