Una manciata di secondi di follia. Una vittoria che avrebbe avuto del clamoroso tramutatasi repentinamente in una sconfitta bruciante. Restano alcune immagini simbolo del rocambolesco epilogo di Roma-Lecce. Dall’espressione impietrita di Roberto D’Aversa ai volti increduli dei giocatori in campo, passando per l’urlo di gioia strozzato in gola dei quattromila straordinari tifosi giallorossi presenti all’Olimpico. Il Lecce avrebbe meritato di più, ma alla fine ancora una volta è stato punito dagli episodi. 

Errori di posizionamento e pasticci individuali hanno permesso alla Roma di pescare il jolly e di ribaltare clamorosamente la partita. Ha avuto ancora una volta ragione lui, José Mourinho, lo Special One. Lo ha detto senza mezzi termini: per recuperare la partita ha deciso di mettere in campo tutte le armi d’attacco a sua disposizione. L’obiettivo? Creare caos offensivo per generare caos difensivo. Peccato, perché fino al 91° il Lecce era stato praticamente impeccabile. 

Certamente vanno sottolineate le difficoltà del primo quarto d’ora di partita, durante il quale la Roma è apparsa tambureggiante a fronte della formazione salentina risultata un po’ contratta. Avrà certamente inciso l’ambiente, giocare in uno stadio Olimpico così caldo non è per nulla semplice. Che potesse essere una serata di miracoli lo si era iniziato a pensare già in avvio, con il rigore parato da Wladimiro Falcone su Romelu Lukaku. L’estremo difensore giallorosso è, senza mezzi termini, un autentico top player. Non a caso è stato il primo portiere a neutralizzare un rigore al centravanti belga nella storia della Serie A. Dopo un avvio difficile il Lecce è venuto fuori alla distanza, ha iniziato ad alzare la pressione e a proporre interessanti trame di gioco. 

Nella ripresa è riuscito poi a essere maggiormente incisivo anche nelle ripartenze e proprio da una situazione del genere è arrivato il gol dell’iniziale vantaggio. Un gol che farà felice D’Aversa, che cerca l'esaltazione del gioco delle ali, perché l’azione è nata dall’iniziativa di un esterno d’attacco ed è stata chiusa dall’esterno d’attacco opposto. Quando Lameck Banda e Pontus Almqvist hanno campo aperto sanno essere letteralmente devastanti, e la Roma ne ha avuto un assaggio. Il rammarico è che il Lecce, pur difendendosi strenuamente, non è mai apparso in sofferenza una volta passato in vantaggio. 

Anche con il passaggio al 3-5-2 la squadra ha sempre tenuto bene le distanze sul campo, non si è mai disunita e ha provato, in talune circostanze, anche ad affondare in contropiede. Ha avuto la palla gol per andare sullo 0-2, che con buone probabilità avrebbe chiuso definitivamente il match, ma il diagonale di Strefezza, nell’ultimo scorcio di gara, è finito largo. Questo però è un aspetto che deve far riflettere: uscire sconfitti dall’Olimpico, seppur in modo rocambolesco, e potersi permettere di recriminare per non essere riusciti a chiudere la partita non è roba da poco. Al contrario, è un qualcosa che dà la misura della grande partita giocata dalla squadra di D’Aversa. 

Questo non cancella la rabbia per la sconfitta, sia chiaro, rabbia che ora sta ai giocatori tramutare in energie per tornare a fare punti. È vero che il trend delle ultime settimane è negativo ma è anche vero che le quattro sconfitte maturate sono arrivate contro Juventus, Napoli, Torino e Roma. Tutte formazioni di alto profilo. Questo, chiaramente, non significa che contro le big non si possano fare punti, al contrario. Anche perché la prossima avversaria di campionato sarà il Milan, formazione che in Serie A ha pagato un andamento lento nelle ultime giornate e che al “Via del Mare” sarà condannata a vincere. Dall’altra parte del campo, però, troverà un Lecce che vorrà mettersi alle spalle la beffa rimediata nella capitale e cercherà di fare lo sgambetto ai diavoli rossoneri. Difficile, ma non impossibile.