Ma che c'entra il Lecce con l'eliminazione della Nazionale?
I giallorossi sono sulla bocca di tutti ed, a quanto pare, rappresentano il capro espiatorio del calcio italiano
L’Italia non andrà ai prossimi Mondiali. Lo sanno tutti, la notizia è stata ormai metabolizzata da tutti dopo più di 24 ore dalla debacle in Bosnia e siamo già nella fase delle analisi, della ricerca delle soluzioni e dei colpevoli, dei capri espiatori contro i quali puntare il dito. Il solito, insomma.
Maledetta Primavera
Noi scriviamo del Lecce e vorremmo continuare a farlo. Eppure, negli ultimi anni il Lecce è spesso sulla bocca di chi decide per la Nazionale, dei vertici del calcio italiano, di chi sceglie le riforme da attuare.
Proprio ieri, il Ministro dello Sport Andrea Abodi, durante un’intervista, ha citato il club giallorosso, evidenziando come questi, a suo dire, non faccia il bene del calcio nostrano, avendo vinto due anni fa lo Scudetto Primavera con tutti stranieri in rosa.
Di quella Primavera si è parlato tanto e lo si continua a fare perchè la linea della società salentina negli anni non è poi così cambiata. Si dimentica, però, che il settore giovanile del Lecce è stato praticamente ricostruito da zero in meno di un lustro e non si tiene conto del fatto che si è scelto di andare all’estero per due motivi: i ragazzi degli altri Paesi costano di meno e sono già pronti.
Il Lecce è un piccolo grande club e rappresenta un modello da studiare. Piccolo perchè non ha le stesse risorse degli altri, ma grande perchè comunque si siede al tavolo della Serie A e dimostra sempre di poterci stare, lottando fino all’ultimo per non essere tra quelli che devono alzarsi per fare spazio ai nuovi arrivati.
Quando un ragazzo italiano costerà e renderà tanto quanto uno spagnolo, danese o islandese avvisate Pantaleo Corvino. Certamente non si farà trovare impreparato e sarà ben felice di valorizzare il talento del Bel Paese. Come poi, in realtà, sta già facendo con le selezioni giovanili al di sotto della Primavera, piene zeppe di italiani ed in particolar modo di salentini.
La soluzione
Tanti, poi, tra gli addetti ai lavori hanno già una soluzione in tasca. Una soluzione in tasca che casualmente danneggerebbe ancora una volta le piccole: la riduzione del campionato a 18 o, addirittura, a 16 squadre. Più retrocessioni nelle stagione precedente a quella della riforma e solo due promozioni dalla cadetteria. Insomma, una Serie A ancora più elitaria, sempre più elitaria, nella quale una piccola è destinata a sparire, a non trovare spazio, a lasciarlo ai fondi, agli imprenditori esteri, ai grandi investitori che stanno cambiando il calcio italiano e che puntano su stranieri (allenatori e giocatori) pure in prima squadra.
Nessuno, ad esempio, ha criticato il progetto Como. Forse perchè in molti hanno paura che i fratelli Hartono siano suscettibili e possano decidere di andare via dall’Italia, come già accaduto con altri imprenditori. Eppure, la prima squadra del Como in questa stagione ha schierato un italiano per un solo minuto di gioco. Un solo minuto. Nessuno, però, ci pare abbia citato questo esempio o si sia indignato davanti a questo dato. Due pesi e due misure come sempre. Non è vittimismo, ci siamo abituati.

L’Italia finisce a Bari
Quattro anni di Serie A. Diversi giocatori in hype nei vari momenti delle stagioni ma mai una chiamata da parte del c.t. azzurro del momento. Mancini, Spalletti, ora Gattuso. Lecce non esiste, il Lecce non esiste nemmeno per le amichevoli o le sfide esperimento in Nations League. Falcone, Gallo, Baschirotto, tutti hanno vissuto momenti d’oro e soprattutto il portiere romano avrebbe meritato maggiore considerazione vista la continuità di rendimento che sta attraversando nelle ultime stagioni. Certo, davanti ha mostri sacri e difficilmente avrebbe mai esordito, ma una convocazione avrebbe comunque rappresentato la classica ciliegina sulla torta dopo 3 campionati e mezzo di altissimo livello, oltre che una grande e meritata soddisfazione personale.
Colpevoli di non far giocare Camarda
Infine, l’ultima accusa rivolta al Lecce riguarda anche i potenziali campioni del futuro. Ieri Massimo Ambrosini, ma più in generale tanti addetti ai lavori hanno criticato e non poco la gestione di Francesco Camarda, il classe 2008 arrivato nel Salento la scorsa estate dal Milan.
Ha giocato poco si è detto e mentre lo si diceva ci si è dimenticati che in realtà il ragazzo ha sempre vissuto una staffetta con Stulic fino a quando non ha subito l’infortunio alla spalla. Parliamo di un ragazzo di 20 anni, che ha ancora tanto da migliorare e che è arrivato in un contesto differente rispetto a quello al quale era abituato, giocando in una squadra che produce poco offensivamente e che spesso lascia l’attaccante solo a se stesso, affidandogli pure compiti difensivi.
Il problema alla spalla ne ha fortemente condizionato il rendimento ma, in ogni caso, questa stagione può già dirsi positiva per la maturazione del ragazzo, che fino ad ora aveva calcato i campi della Primavera o della Serie C, giocando in A ed in Europa pochissimi minuti con la maglia del Milan, accanto a compagni certamente più forti (non ce ne vogliano i nostri ragazzi) rispetto a quelli incontrati in giallorosso.
Non abbiamo citato gli arbitraggi o le decisioni assurde prese e subite appena un anno fa da parte della Lega Serie A. Ci avreste tacciato di vittimismo ed allora abbiamo preferito andare oltre.
Il Lecce, in questo momento, pare rappresenti il male del calcio italiano, il modello da non seguire, il progetto da non imitare. Noi andremo avanti per la nostra strada, pensando alla nostra salvezza come ad una vittoria di un Mondiale. Perchè tanto vale per noi.
Ci siamo sentiti in dovere di scrivere quanto sopra perchè non accettiamo che la nostra squadra sia sulla bocca di tutti e venga additata come capro espiatorio del movimento calcistico nostrano.
Per chiudere vogliamo rispondere alla domanda che ci siamo e vi abbiamo posto nel titolo: che c’entra il Lecce con l’eliminazione della Nazionale? Niente, davvero niente.


