Lecce, il bilancio dei prestiti: bene McJannet e Ubani; Jovic molte gare e pochi minuti
Da Faticanti a Delle Monache, il punto su tutti i giocatori in prestito tra Italia ed estero
Il Lecce continua a monitorare con attenzione i propri calciatori in prestito, una componente sempre più centrale nella gestione tecnica del club. L’obiettivo è chiaro: garantire minutaggio, responsabilità e crescita. Ma i dati raccolti raccontano una realtà molto eterogenea, con pochi percorsi davvero centrati e diversi casi in cui il prestito non sta producendo i risultati sperati.
Tra i segnali più positivi c’è quello di Faticanti, impegnato alla Juventus Next Gen. Il centrocampista è tra i più utilizzati: 31 presenze tra Serie C, con 2 gol e 1 assist, oltre a un minutaggio complessivo importante che supera abbondantemente i 2000 minuti. È coinvolto, gioca con continuità e ha un ruolo attivo. Il suo è il prestito più vicino all’idea di crescita strutturata.

Sulla stessa linea, anche se con caratteristiche diverse, si collocano Maleh e MC Jannet. Il primo, alla Cremonese in Serie A, ha collezionato 17 presenze e oltre 1100 minuti, con un gol: numeri che certificano affidabilità e inserimento in un contesto di alto livello. Il secondo, alla Ternana, ha trovato continuità tra campionato e coppe, superando i 1400 minuti complessivi con anche un contributo offensivo (gol e assist). Entrambi stanno sfruttando il prestito in maniera concreta.
Buoni segnali anche da Ubani, tra Salernitana e Cavese, con 22 presenze e oltre 1000 minuti in Serie C: non è dominante, ma è dentro le rotazioni e accumula esperienza. Discorso simile per Sebastian Esposito in Australia, al Melbourne City: 21 presenze e minutaggio elevato, anche se con una produzione offensiva limitata (2 gol). In entrambi i casi, il prestito è utile, pur senza picchi particolari.
Più sfumato il rendimento di altri profili che alternano presenza e marginalità. Kaba al Nantes ha raccolto 7 presenze e un gol in Ligue 1 per poco più di 500 minuti: gioca, ma senza continuità piena. Kouassi al Laval, in Ligue 2, ha numeri simili (oltre 500 minuti tra campionato e coppa), ma senza incidere in zona offensiva. Anche Jovic all’IMT Belgrado rientra in questa fascia: 20 presenze e 2 gol, ma spesso da subentrato e con minutaggio ridotto rispetto al numero di gare.
Situazione particolare per Burnete alla Juve Stabia. I numeri (24 presenze, 1 gol e 2 assist in Serie B) raccontano un utilizzo discreto, ma la stagione è stata fortemente condizionata da stop: un infortunio che lo ha costretto a stare fuori per quattro turni e un infortunio recente che lo tiene fuori da due hanno interrotto la continuità. Il prestito resta utile.
Tra i portieri, Borbei al Foggia sta trovando spazio: 13 presenze, 3 clean sheet e 20 gol subiti. Un’esperienza importante in termini di continuità, anche se i margini di miglioramento restano evidenti.

Più critiche, invece, alcune situazioni dove il minutaggio è troppo basso per parlare di crescita reale. Delle Monache al Potenza ha raccolto appena 173 minuti in campionato, Agrimi al Nardò si è fermato a 78 minuti in Serie D, ma ha trovato davanti a sé una squadra con delle gerarchie solide, mentre Addo a Cipro ha giocato solo 4 partite tra campionato e coppa. In questi casi, il prestito rischia di trasformarsi in un’occasione mancata.
Nel complesso, il bilancio è misto. Alcuni giocatori stanno sfruttando l’opportunità per maturare e costruirsi un futuro credibile in giallorosso o altrove. Altri, invece, non stanno trovando lo spazio necessario per crescere. Per il Lecce, il tema diventa strategico: non basta mandare un calciatore in prestito, bisogna scegliere il contesto giusto. Perché è lì che si decide se un talento evolve o resta fermo.

